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mercoledì 11 novembre 2020

L'Arte Africana

 

Possiamo dire che l'Arte Africana è un bellissimo concentrato di tante storie avute da tante culture diverse che con la loro creatività e le loro tradizioni ci hanno reso qualcosa di veramente unico a livello artistico.

Le Damigelle di Avignone opera di Pablo Picasso


Come abbiamo visto e imparato andando a scuola l’Africa è considerata la culla dell'umanità. È un immenso e antico continente che per motivi storici, geografici e di religione è abitato da una quantità infinita di persone di cultura spesso molto diversa tra di loro. Numerose sono infatti le etnie, le lingue, le credenze religiose e chissà quanto altro ancora.

Nell’anno 2000 a.C. quando l’arte degli antichi Egizi si era affermata da oltre un millennio come la più importante e conosciuta all'epoca, la regione del Sahara si trasformò gradualmente in un grande deserto. Questo creò ad un certo momento una sorta di barriera naturale che divise in due il continente africano. Tutte le terre che si affacciavano sul Mediterraneo, insieme a quelle lungo la fascia costiera orientale restarono in contatto con le varie influenze Europee, Arabe, Persiane ed Indiane, traendo così anche grandi benefici economici e culturali. Tutte le altre popolazioni e le varie tribù africane del Centro-Sud invece rimasero isolate, divise in piccoli gruppi etnici e proprio da questi gruppi nasce la cosiddetta “arte tribale”, così chiamata perché spesso è patrimonio esclusivo delle singole tribù.

Possiamo però trovare un dato che accomuna tutte queste differenti etnie nelle loro produzioni artistiche. Questo dato è che ogni ispirazione artistica viene data da un profondo legame che hanno le persone appartenenti a queste tribù con le credenze religiose, la magia, la stregoneria e soprattutto la Natura.

Le pitture rupestri africane.

Le prime manifestazioni artistiche di cui abbiamo delle testimonianze in Africa sono le celebri pitture rupestri trovate nell’Africa Settentrionale, nel Sahara e in altre zone a Nord e a Sud dell’Equatore. Popolazioni diventate oggi molto famose come i Boscimani che oggi sono tutelate e protette abitano le zone del deserto del Kalahari. Questi vivevano una vita molto semplice, fatta soprattutto di caccia e di raccolta di erbe varie per nutrirsi. Gli antichi Boscimani ci hanno trasmesso queste tradizione grazie anche alle loro pitture rupestri dove si vedono scene di pastorizia e di caccia su moltissime rocce e pareti nei luoghi dove vivevano i loro antenati e dove tuttora vivono i discendenti. Alcune pitture risalgono pensate al 3000 a.C. Circa. Sotto vediamo una immagine di arte Boscimana che rappresenta appunto una scena di pastorizia di bovini risalente al 3000 a.C. dipinto su roccia Azania Repubblica Sudafricana. In questa pittura notiamo come l’artista preistorico ha ripreso con esattezza le forme degli animali ma le varie tonalità del pelame mentre gli uomini al centro sono disegnati con delle linee schematiche molto tipiche dell’arte del Neolitico.

Arte Boscimana pittura rupestre


Vi sono altre opere rupestri africane molto più raffinate nelle esecuzioni anche se vengono definite opere preistoriche. Queste risalgono ad epoche molto più vicine a noi come per esempio l’ultima testimonianza che si conosce che risale al 1917. Quello che si può dire con certezza è che gli artisti boscimani hanno una straordinaria fantasia che sembra inesauribile, infatti nessuno dei loro artisti ha mai ripetuto lo stesso dipinto due volte o magari copiato il dipinto di un altro boscimano.

La scultura e le maschere dell'arte africana.

Un altro elemento molto tipico dell’arte africana è la produzione delle bellissime maschere realizzate quasi sempre in legno, ma anche in metallo o avorio. Le maschere africane sono molto importanti per chi le realizza e per chi li usa. Esse rappresentano per le varie tribù dell'Africa uno strumento legato alla magia o alla vita sociale, infatti sono realizzate non per fini prettamente artistici e di bellezza ma vengono utilizzate per esempio da Stregoni, per mettersi in “contatto” con gli spiriti o con i morti della tribù. Vengono anche usate avendo le fattezze di uno spirito per esempio affinché si possa catturare tutta la forza soprannaturale dello stesso e canalizzarla nel corpo di chi possiede e indossa la maschera.

Le maschere sono anche usate per fare delle cerimonie o dei particolari rituali nei confronti degli adolescenti che stanno per entrare nell’età adulta. Infatti vi sarà un adulto che indossando una particolare maschera accompagnerà in un “simbolico” cammino gli adolescenti. Sotto vediamo una maschera del regno di Benin, del 1550 circa in materiale di avorio, ferro e rame.

Arte africana maschera


Per quanto riguarda poi la scultura africana purtroppo non vi sono molte testimonianze di opere antiche arrivate sino ai nostri giorni. Questo succede per il semplice fatto che gli antichi artisti africani preferivano scolpire il legno che come sappiamo col tempo si deteriora e marcisce. Infatti alcune opere che si possono vedere oggi o sono molto recenti o sono state fatte in terracotta o di un metallo. Soprattutto bronzo e sono spesso di altissimo livello artistico. Un esempio è costituito dalla produzione artistica degli antichi regni Yoruba formatisi lungo le coste del Golfo di Guinea tra il IX e il XVII secolo. Di questa antica cultura dei suddetti regni rimangono soprattutto centinaia di sculture in avorio e bronzo. Molte sono le Teste che ritraevano re e regine e che venivano usate in celebrazioni importanti. Sotto vediamo la testa di Oni della città di Ife del XII-XV secolo in bronzo Dakar Senegal.

Arte africana scultura di testa di Oni


L’arte africana di realizzare le maschere o di scolpire il legno è riuscita ad influenzare con tutta la sua bellezza suggestiva e misteriosa anche i grandi artisti europei. Uno su tutti per esempio è il grande Maestro Pablo Picasso di cui possiamo vedere questa influenza in alcune delle sue opere d’arte più famose. Su in alto vediamo Les demoiselles d’Avignon del 1907 olio su tela, New York Museo di Arte Moderna. In quest'opera si nota subito tutta l'influenza e la passione che Picasso nutre verso l'arte africana e le sue maschere.


lunedì 27 aprile 2020

Antonio Canova eccelso scultore italiano

Antonio Canova il grande artista italiano.

I primi anni e la giovinezza di Antonio Canova.
Il grande artista Antonio Canova nacque nel piccolo paesino di Possagno nella provincia di Treviso il 1 Novembre del 1757, morì a Venezia il 13 Ottobre del 1822 all'età di circa 65 anni. Qui sotto vediamo un autoritratto del Canova, cliccate sulle immagini per ingrandirle.

Antonio Canova artista italiano


Sin da piccolo Antonio Canova rimase affascinato dall’arte e soprattutto dalla scultura forse anche vedendo il lavoro che faceva il padre ovvero lo scalpellino e intagliatore di pietre. Padre che purtroppo morì molto presto lasciandolo quindi orfano quando ancora Antonio era piccolo. Per questo motivo la madre Angela Zardo risposandosi lo volle affidare alle cure dei propri Nonni. Anche il nonno di Antonio che si chiamava Pasino era come il padre un grande lavoratore e faceva lo scalpellino. Ma in più era anche un discreto scultore di fama locale. Pasino Canova spesso portava con se quando realizzava i suoi lavori artistici il nipotino Antonio facendogli così crescere una bella passione per la scultura. Il nonno spesso faceva dei lavoretti nella grande villa del Senatore veneziano Giovanni Falier e fu proprio il Falier che in qualche modo divenne il primo Mecenate del piccolo Canova, intuendo anche l'immenso talento che aveva l'Antonio o il Tonin come veniva chiamato simpaticamente dai suoi conoscenti e dagli amici nel dialetto veneziano.
Alcune testimonianze ci parlano per esempio di un famoso episodio successo ad Antonio. Infatti il piccolo Canova durante una cena con tante personalità importanti si mise velocemente a scolpire su un panetto di burro, riuscendo già con maestria e abilità a raffigurare un leone dalle forme perfette. Il padrone di casa, che era il Senatore Falier rimase talmente meravigliato e intuendo il grande talento del piccolo artista si interessò personalmente dello studio e della formazione nel campo dell'arte.

Antonio Canova Amore e Psiche


Quando aveva soltanto 11 anni Antonio fu mandato a lavorare e a conoscere le basi e le tecniche presso lo studio di scultura dell’artista Giuseppe Bernardi, detto il Torretto, il quale aveva una bottega a Pagnano d’Asolo vicino a Possagno. Tramite questi maestri “Torretti” Antonio conobbe il mondo artistico veneziano con le influenze del Rococò ma anche i suoi fermenti artistici e tutte le novità che in quel tempo iniziavano a nascere. A Venezia ebbe poi modo di frequentare anche la Scuola di nudo dell’Accademia locale dove imparò e approfondì lo studio del disegno che per il suo futuro lavoro di scultore sarà sempre molto importante. Canova andava spesso anche ad ammirare i calchi di gesso presso la Galleria dell’artista Filippo Farsetti, osservando con attenzione e facendone sempre grande tesoro.
Ma con il suo carattere curioso, sempre alla ricerca di nuovi stimoli lo portarono ad aprire una sua personale bottega d’arte nell’anno 1775 quando era appena diciottenne. Qui iniziò pian piano a farsi conoscere sempre di più come artista prima a Venezia, poi nel resto del Veneto e quindi via via in tutta l’Europa. Iniziando a innamorarsi e a ispirarsi alle regole e alla bellezza dell’Arte classica, quella dell’antica Grecia e per intenderci dei Grandi Maestri come Fidia, Policleto, Prassitele e tanti altri artisti.
Alla fine del 1779 il Canova si trasferì presso la città di Roma dove continuò a lavorare e a conoscere molti artisti Neoclassici che rafforzarono le sue idee sul Neoclassicismo portandolo ormai come era giusto ad un grande successo come Maestro nella scultura che venne riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Antonio Canova part di Amore e Psiche

Antonio Canova e le influenze dell’Arte dell'antica Greca e di Roma.
Antonio Canova ebbe il grande merito artistico più di qualsiasi altro scultore di far rivivere nelle sue opere l’antica bellezza delle statue greche ma soprattutto la grazia non più intesa come epidermica sensualità Rococò ma come una qualità che solo attraverso il controllo della ragione può trasformare gli aspetti leggiadri e sottilmente sensuali in un’idealità che solo l’artista può rappresentare evitando le violente passioni e i gesti esasperati.
Abbiamo detto che Antonio Canova nella seconda metà del XVIII secolo viveva nella città di Roma e faceva parte di un folto gruppo di artisti progressisti che si erano trasferiti nella città per toccare con mano e farsi influenzare dall'arte classica. Era anche il periodo del Grand Tour artistico di cui Roma era una meta obbligata per vedere le bellezze culturali e artistiche dell'Europa. Tra i vari artisti del gruppo di Antonio Canova spiccavano anche oltre a lui gli architetti Robert, James Adam, i pittori Jacques Louis David e Joshua Reynolds e gli scultori John Flaxman e Bertel Thorvaldsen. A Roma il Canova nel 1782 scolpì l'opera intitolata Teseo sul Minotauro. In quest'opera che vediamo nell'immagine sotto il Canova volle farla a grandezza naturale. la scelta dell'artista è quella di rappresentare il mitico re di Atene, Teseo in un momento di quiete e subito dopo l'azione della grande battaglia in cui il re stesso uccise il mostro conosciuto come il Minotauro. Nell'opera vediamo come il Canova rende il corpo di Teseo in modo idealizzato e non naturalistico, enfatizzando le caratteristiche principali. Anche se il Canova era affascinato e ispirato dalle opere classiche mitologiche, non si limito mai a imitare le sculture antiche ma cercò nelle sue opere di reinterpretare il passato classico per adeguarlo alle problematiche ed alle tematiche del suo tempo.


Antonio Canova Le tre Grazie


Sopra potete vedere sia un particolare che l'opera completa intitolata Amore e Psiche. Vediamo come il Canova con il suo grande genio riesce quasi ad incorniciare e a fermare il tempo portando lo sguardo dello spettatore verso il punto più importante dell’opera. Le braccia di Psiche diventano infatti una sorta di “cornice” al momento magico ricco di tensione sensuale che è l’attimo prima del bacio. Bello e straordinario davvero questo capolavoro del Canova.

martedì 21 aprile 2020

Le 10 opere di scultura più belle secondo me

Le meraviglia dell'arte della scultura.

Il Laocoonte e figli
Prima di elencarvi la mia classifica vorrei dirvi subito che con l'arte non si scherza assolutamente. Nel senso che mai nessuno si sognerebbe di creare delle classifiche con delle opere d'arte visto che queste sono sempre speciali, uniche e realizzate in modi e stili diversi, quindi possono piacere o non piacere e ci trasmettono sempre un qualcosa di molto soggettivo che può emozionarci o meno. Per questo l'arte è davvero qualcosa di meraviglioso e ognuno di noi e libero di vederla e gustarla con i propri sensi a modo suo.

Il Cristo velato di Sanmartino


Il disinganno di Queriolo

Premesso tutto questo dico che la mia è soltanto una classifica fatta così tanto per gioco e del tutto personale. Queste elencate sotto sono per me le 10 opere di scultura che davvero mi hanno emozionato e in alcuni casi addirittura mi hanno fatto piangere dalla gioia per avermi fatto sentire parte di un qualcosa di unico e sacro. Vedasi La pietà. In altre opere invece per la maestria vista addirittura mi è cascata la mascella al di sotto dei piedi talmente la meraviglia provata e quasi il non credere di poter arrivare a tanto realismo e virtuosismo da parte degli artisti. Vedasi per esempio il Disinganno o Il Cristo velato nei dettagli del velo o della rete da pesca. Pensiamo per esempio che per il Disinganno esiste una leggenda in cui al tempo della seconda guerra mondiale un soldato tedesco nazista entrò nella cappella che ospita questa opera, e lì guardando il capolavoro di Queriolo pensò subito (da perfetto idiota) di dare un colpo con il calcio del suo fucile alla rete rompendo addirittura un pezzettino di marmo. Questo perché il soldato non voleva essere preso in giro dai suoi compagni perché credeva assolutamente che quella era una vera rete da pesca e non poteva essere realizzata col marmo talmente la perfezione e il realismo che l'artista era riuscito ad avere. Se non sbaglio ancora si dovrebbe vedere un piccolo restauro nella parte bassa dell'opera.
Nella classifica qui sotto troverete cliccando sui link scelti qualche piccolo riassunto o un articolo che parla più nei dettagli di queste meravigliose opere.

Il David Di Michelangelo


Il ratto di Proserpina del Bernini particolare

Sono sicuro che molti di voi si troveranno concordi con buona parte delle mie scelte, le quali abbracciano periodi storici del tutto diversi. In ogni caso se vi fa piacere fatemi sapere cosa ne pensate lasciando un commento o se avete una vostra personale classifica da proporre.

La pietà di Michelangelo


Estasi di Santa Teresa del Bernini

Amore e Psiche del Canova

1 Il gruppo del Laocoonte e figli opera greca di Agesandro, Atanodoro e Polidoro.
2 Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino.
3 Il Disinganno opera di Francesco Queirolo.
5 Il ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini.
7 L'Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini.
Forme uniche della continuità dello spazio di Boccioni


Il discobolo di Mirone

Un saluto a tutti gli appassionati di ARTE.


martedì 20 maggio 2014

L'Arte con Giuditta e Oloferne i due personaggi biblici descritti nelle opere di celebri artisti

La storia di Giuditta e Oloferne attraverso l'arte e le opere dei più celebri artisti e pittori del passato.
Tra le storie più interessanti che possiamo leggere nell'Antico e nel Nuovo Testamento che come sappiamo fanno parte del libro in assoluto più stampato e letto al mondo, cioè la Sacra Bibbia vi è anche quella molto emozionante e drammatica di due personaggi, Giuditta e Oloferne.



La loro è una storia talmente intrisa di atti emozionanti, di forti sensazioni e di grande tragedia che ha attirato sin dai secoli passati numerosi appassionati e ammiratori anche in campo artistico. Tra gli amanti della storia di Giuditta e Oloferne risultano infatti anche molti celebri artisti e pittori che le hanno concesso una giusta attenzione studiandone bene la storia, le possibili emozioni che i personaggi avevano potuto provare. Sono dei celebri artisti e pittori che con il proprio stile personale e il proprio talento ci hanno regalato delle loro personali interpretazioni realizzando straordinarie opere di scultura o dei dipinti che non ci stancheremo mai di ammirare e di analizzare andando a visitare i Musei dove sono esposti. Una delle più belle opere che come soggetto ha questa biblica storia è quella realizza dall'artista italiano Caravaggio, il quale come sappiamo viene considerato tra i più grandi pittori di sempre. In alto nell'immagine vediamo il dipinto completo del Caravaggio intitolato appunto Giuditta e Oloferne realizzato intorno all'anno 1599 in cui viene rappresentato con grande maestria il momento forse più tragico di questi due personaggi. Mentre qui sotto possiamo vedere sempre della stessa opera un suo particolare dove vediamo tutta la bellezza espressiva e la forza in un volto freddo di Giuditta.



La storia di Giuditta e Oloferne rappresentata in alcune celebri opere.
Riassumendo brevemente questa storia la Bibbia ci narra che il potente re Assiro Nabucodonosor, conosciuto nella storia antica come il re della stupenda città di Babilonia nella odierna Iraq, dopo aver vinto alcune battaglie e guerre chiede a uno dei suoi più grandi Generali chiamato Oloferne di iniziare una imponente campagna militare alla conquista delle terre dell'Occidente. Il generale Oloferne che era anche un uomo molto prepotente e crudele a un certo punto viene avvertito dai suoi che esisteva un popolo molto forte che abitava in queste terre da conquistare. Questo era il fiero popolo di Israele, un popolo molto amato ed eletto dall'unico Dio descritto dalla Bibbia e che quindi per questo motivo era considerato da molti anche invincibile. Oloferne non volle ascoltare queste parole anzi marciò contro e cinse d’assedio il nemico. Dopo circa 34 giorni di un tremendo assedio da parte dei soldati assiri gli israeliti ormai erano ridotti alla fame e molto indeboliti anche per poter combattere in ogni reparto, dovevano quindi arrendersi per forza di cose.

Donatello Giuditta e Oloferne statua in legno


E qui entra in scena il personaggio femminile di Giuditta, la quale era una ricca e bella vedova ebrea che di solito se ne stava rinchiusa nella sua casa a pensare ai propri problemi e al suo triste lutto. Sentendo le brutte notizie che arrivavano dalla guerra e della quasi resa del suo amato popolo rimprovera gli anziani capi per la scarsa fede che hanno nei confronti del Signore. Così speranzosa in una Divina mano Giuditta si veste bene e si reca nella tenda di Oloferne, il Generale nemico facendogli credere che ella stava tradendo il suo popolo in cambio del vile denaro. L'astuta Giuditta fece credere infatti che voleva rivelare i punti deboli degli israeliani in modo da facilitare l’attacco decisivo degli assiri. A Oloferne piacque molto l’idea e per far questo Giuditta aveva bisogno di pregare per un certo periodo per avere l’approvazione del Signore. Dopo tre giorni di preghiere Giuditta viene invitata al banchetto in onore della futura vittoria del generale Oloferne. Alla fine del banchetto il generale è molto ubriaco e viene lasciato da solo con la bella Giuditta sicuro di potersi divertire con essa, si distende su un divano quasi privo di sensi per via dei fumi portati dall’alcool bevuto. Giuditta a questo punto della storia invoca l’aiuto di Dio e imbracciando la scimitarra del nemico Oloferne si avvicina al collo e con un fortissimo e preciso colpo gli stacca la testa di netto. La donna chiama la sua ancella e gli fa nascondere la testa in una bisaccia riuscendo poi a scappare dal campo nemico. Le due donne spaventate e consapevoli di ciò che avevano fatto scappano verso le porte della vicina città di Betulia. Qui il popolo di Israele sentendo i fatti e vedendo anche la prova della testa di Oloferne che Giuditta si era portata appresso la fa diventare una eroina, celebrandola come la salvatrice di tutto il popolo e riempendola di denari e grandi onori rispettandola da lì in poi sino alla sua morte. Da allora Giuditta che divenne un simbolo femminile di riscatto contro la tirannia e le ingiustizie non volle mai più risposarsi.

Sandro Botticelli Giuditta che fugge con l'ancella


Questa quindi è una antica storia della Bibbia che racconta come a volte per risolvere i grandi problemi non basta solo parlare ma deve scorrere molta violenza e sangue. Una storia comunque ricca di forti emozioni e grandi ideali per l'uomo. Oggi Giuditta viene vista come un bellissimo simbolo, un esempio da seguire per la libertà di tante donne nel mondo. Lei è anche un simbolo che riguarda la forza della femminilità e della bellezza delle donne usate magari per scopi morali molto alti come può essere la lotta a certi pregiudizi o la ricerca della libertà per i popoli. Ecco perché leggendo questa storia molti artisti celebri si sono innamorati dei personaggi e sono stati ispirati da loro realizzando delle bellissime opere aventi come soggetto questa storia tra il bene e il male. Vengono espressi nelle opere alcuni sentimenti e elementi dell’animo umano come per esempio quello della viltà, quello della mancanza di fede da parte di un intero popolo, o ancora un finto tradimento di una donna dietro il quale invece si nasconde un grande coraggio e un grande atto di eroismo oltre che un grande amore verso il proprio paese. Insomma ognuno di noi può vederci tutto ciò che desidera e si può interpretare e leggervi tanto altro nella storia di Giuditta e Oloferne come qualcuno indica oggi. Questa è una storia che va bene e può essere adattata anche ai nostri giorni in contesti diversi, più moderni come quelli in cui viviamo noi. Per esempio alcuni vedono in Giuditta un simbolo di vendetta per le donne, una bandiera che urla giustizia contro ogni tipo di violenza subita. Spesso queste violenze sulle donne sono opera di uomini prepotenti, sono gli Oloferne moderni, uomini viziosi e irrispettosi verso tutte le donne. Ecco arrivare una Giuditta anche per loro, una vendetta per tutti quegli “idioti” che sono convinti che le donne sono poco più che dei semplici “oggetti” da usare e violentare a piacimento.

Andrea Mantegna Giuditta e Oloferne


Vediamo alcune delle interpretazioni artistiche che hanno dato i maestri del'arte nel passato seguendo ognuno il proprio stile e il proprio estro artistico. Un clic per ingrandirle un poco.

lunedì 12 maggio 2014

Wiligelmo e le sue sculture del Duomo di Modena: Arte Romanica


Arte Romanica nelle sculture dell'artista Wiligelmo usate per la bellissima facciata del Duomo di Modena.
Abbiamo accennato che gli anni che abbracciano il periodo che va dall'Undicesimo sino a quasi tutto il Dodicesimo secolo sono per la storia un importante momento di grande rinnovamento e di cambiamento sia nel sociale che nella cultura e tutto questo grazie all'influenza e alle nuove idee portate dai più grandi artisti e da alcuni uomini di quel tempo. Questi saranno gli anni in cui nascono e si sviluppano anche delle nuove idee e delle nuove tecniche in campo artistico. Un nuovo particolare stile che poi gli esperti di arte chiameranno Arte Romanica che avrà una grande influenza in molte aree dell'Europa. Per quanto riguarda noi italiani anche nel nostro bel Paese possiamo trovare e ammirare alcune importanti opere risalenti al periodo romanico. Leggete sull'Arte Romanica cercando su tra Storia e correnti artistiche.



Queste sono delle bellissime testimonianze artistiche sparse lungo tutto il territorio dell'Italia che riguardano soprattutto opere di architettura sacra ovvero delle costruzioni che sono state fatte costruire per la Chiesa cattolica e per i fedeli, quindi per un utilizzò religioso. Tra queste costruzioni sacre che fanno parte dell'arte Romanica in Italia figurano anche alcune Chiese e alcune Basiliche che oggi vengono considerate dei capolavori assoluti dell'arte da ammirare per la loro bellezza. Opere come per esempio il Duomo di Modena o ancora il celebre Duomo che troviamo nella cittadina di Monreale in Sicilia o la Cattedrale di San Nicola di Bari. Sopra vediamo una immagine con la facciata del Duomo di Modena.
Wiligelmo e le sue sculture del Duomo di Modena che ci raccontano storie con particolare realismo.
Nel periodo compreso tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo troviamo tra i più importanti artisti italiani anche colui conosciuto come Wiligelmo. In quel preciso periodo questo artista era molto considerato per le sue opere soprattutto nel campo della scultura dove egli eccelleva. Anche per questo motivo gli esperti di arte ci descrivono Wiligelmo come il più importante maestro della scultura Romanica in Italia. Inoltre gli viene riconosciuto il merito di essere stato tra i primi artisti a voler firmare una propria opera di scultura nella storia dell'arte Italiana. Conosceva bene l’arte e le tecniche della scultura con tutte le sue idee, le innovazioni perché amava tanto studiare e quindi capire tutte le novità che arrivavano da fuori del suo territorio di lavoro, compresa la nuova scultura che stava nascendo e si sviluppava in quegli anni nella Francia.

Wiligelmo opera Arca di Noè e uccisione di Caino


L'artista Wiligelmo lavorò soprattutto nei territori del Nord dell'Italia, per esempio vi sono lavori eseguiti in Lombardia e nella Regione dell’Emilia. Ma la celebrità e la fama di grande scultore arriva sicuramente quando intorno all'anno 1099 inizia a lavorare al progetto di quello che poi diventerà uno dei più bei capolavori dell'architettura romanica che abbiamo in Italia, il Duomo della città di Modena. Infatti Wiligelmo collaborando insieme all'architetto Lanfranco eseguì delle bellissime decorazioni realizzate nella facciata e sul portale del celebre e antico Duomo di Modena che ancora oggi possiamo ammirare in tutta la sua bellezza. Come detto verso il 1099 Wiligelmo scolpisce utilizzando la tecnica del rilievo e in puro stile Romanico anche quattro lastre di pietra che poi serviranno come decorazione nella facciata del Duomo. In queste sculture vi sono narrati alcuni famosi episodi tratti dal libro della Bibbia. Sono importanti episodi definiti Le storie della Genesi come per esempio quello della Creazione di Adamo e di Eva o come quello che si riferisce a Noè che con la sua Arca salva gli animali dal diluvio. Sopra vediamo un particolare di questo episodio.
Queste sculture di Wiligelmo oggi possono essere considerate come se fossero una sorta di libri in pietra. Attraverso l'osservazione di queste opere tutti i fedeli, compresi anche le persone più povere dell’epoca avevano la possibilità attraverso lo stile essenziale utilizzato dall’artista di conoscere attraverso la “lettura”, la visione di queste sculture la storia di Dio e i fatti tramandati dalla Bibbia. Infatti una delle caratteristiche principale della scultura e dello stile di Wiligelmo è proprio quella della disposizione degli episodi che sono inseriti in base all’andamento del racconto biblico. Vediamo in esse che i volumi di queste sculture sono abbastanza accentuati e molto definiti. Notiamo anche come i gesti dei personaggi che a volte non rispettano la cornice costituita da 3 o 4 piccoli archi sono molto ben visibili grazie a una linea di contorno ben marcata.

Wiligelmo La creazione di adamo e Eva per il Duomo di Modena


Particolare dell'opera La creazione di Adamo e Eva e il peccato originale realizzato da Wiligelmo.
Sopra possiamo vedere nell’immagine un particolare di uno di questi racconti della Bibbia raffigurato nelle sculture di Wiligelmo che poi vennero collocate nella facciata del Duomo di Modena. Essa è la prima lastra dove si descrive la scena biblica della creazione di Adamo e Eva da parte di Dio, poi si racconta come questi cadono nel peccato originale. Come possiamo vedere dall’immagine in questa lastra troviamo narrate come fossero una sequenza alcune scene sacre. Dio è raffigurato racchiuso in una sorta di mandorla che simboleggia la maestà divina. Vediamo ancora Dio che toccando semplicemente la fronte di un inerme Adamo gli infonde la vita. Dopo dal corpo di quest’ultimo ecco uscire anche la sua compagna Eva. Vediamo alla fine il momento della tentazione di Eva e di Adamo con il peccato originale, quando coglie il frutto dall’albero e la drammatica vergogna di entrambi.

lunedì 5 maggio 2014

L'artista Li Hongbo e la sua arte: quando le sculture si animano e prendono altre “pieghe”


Li Hongbo e la sua fantastica arte piena di effetti visivi, di oggetti della scultura e soprattutto di tanta ma tanta carta.
Girando tra i meandri del web alla ricerca di qualche nuova notizia, di qualche bella curiosità legate come sempre al mondo dell'arte mi sono imbattuto quasi per caso nelle immagini e nei video che si riferiscono ad alcune opere realizzate da un giovane artista, Li Hongbo. Sotto vediamo una di queste immagini dove si vede una delle sue opere.



Sicuramente ora voi mi direte cosa hanno di tanto speciale le opere e la scultura di questo artista? Un minuto dopo ecco la stessa opera.




Vi invito a guardare il video qui sotto per capire meglio l'arte e la tecnica di Hongbo.



Li Hongbo è un bravissimo artista di origine cinese che riesce a meravigliare il pubblico attraverso le sue opere d'arte come gli oggetti o le sculture che a guardarle sono davvero simili in tutto e per tutto alle sculture di altri artisti che vediamo quando visitiamo un Museo ma che invece racchiudono una sorta di magia che alla fine meraviglia e quasi spiazza tutte le persone che guardano. Infatti le opere di Li Hongbo ad un certo punto iniziano ad animarsi, a stirarsi e a scomporsi fino a diventare delle forme totalmente diverse da quella iniziale, un diverso oggetto che sembra realizzato da un nuovo stile, astratto. Guardiamo alcune delle opere di Li Hongbo come per esempio la testa del David copiata alla perfezione dal capolavoro di Michelangelo Buonarroti, ferma sul suo piedistallo fatta come ci sembra ai nostri occhi di un durissimo e levigato marmo bianco. Poi ecco che il cervello ci va in tilt quando inizia la trasformazione, quando l'effetto di allungamento inizia a distorcere tutti i lineamenti del bellissimo viso. Veniamo spiazzati da quella che sembra per tutti una cosa impossibile, una cosa irreale. È vero il detto di stare attenti all'apparenza che spesso ci inganna. O ancora quello che per molti può essere fuor di dubbio, appunto granitico invece sembra che etc. Affascinante è il senso che si può cogliere da questi lavori artistici, molto bravo davvero l'artista Li Hongbo.


Li Hongbo e una delle sue opere con effetto


Il segreto per realizzare queste sue belle opere è l'utilizzo come materiale principale della carta. L'artista si appassiona a questo materiale, inizia anche a studiare come venivano costruite le famose lanterne cinesi che hanno una grande tradizione in Cina. Queste attraverso centinaia di strati di carta piegata e poi pressata come quella di una fisarmonica. Quindi si passa poi a “scolpire” questo blocco di carta fatto a strati portandolo alle forme desiderate che possono essere semplici geometrie, oggetti di uso comune o complessi volti umani dai perfetti lineamenti.
Vi invito a guardare le immagini qui riportate ma anche a vedere qualche video dell'artista al lavoro visto che questi parleranno molto meglio di me.

venerdì 11 aprile 2014

Il Doriforo di Policleto: il capolavoro della scultura greca che fece scuola


Il Doriforo di Policleto da Argo uno dei massimi capolavori della scultura classica della Grecia antica, imitato e ammirato da tutti gli artisti del passato e del presente per le sue innovazioni, il grande equilibrio e le sue perfette proporzioni.



Questa opera scultorea che fu realizzata dal maestro Policleto da Argo venne considerata sin da subito qualcosa di unico per l'arte, un modello da imitare con tutte le sue novità e i suoi pregi e oggi viene anche considerato uno dei massimi simboli di quel periodo artistico che noi conosciamo come l'Arte classica degli antichi Greci.



In origine la scultura del Doriforo, ossia un nome che ha il significato di portatore di lancia venne realizzato usando del materiale bronzeo intorno all'anno 450 a.C. Il suo autore, Policleto da Argo (Argo era la località di nascita dell'artista) fu uno dei più grandi artisti attivi in quel periodo. Attraverso dei particolari e rigorosi studi che comprendevano geometria e matematica, uniti anche a una sua personale e nuova intuizione per la scultura Policleto realizza questa sua bellissima statua definendo attraverso di essa anche delle nuove regole che vennero chiamate “canoni” e che servirono a realizzare una figura umana scolpita che era molto più vicina alla perfezione. Ecco che la scultura greca raggiungerà dei livelli talmente alti che nel futuro poche volte sono stati avvicinati o addirittura superati. Il Doriforo è un simbolo che racchiude e interpreta tutte queste nuove idee e i canoni di Policleto tralasciando o cancellando magari altre informazioni che di solito vengono prese. Infatti la critica d’arte antica non era interessata a collocare la statua nel suo contesto storico o a sapere chi la commissionò bensì a riconoscere soprattutto i valori che questa esprimeva.
Oggi purtroppo del Doriforo originale in bronzo realizzato da Policleto non vi è più traccia ma esistono alcune copie realizzate in marmo risalenti all’età romana che ci restituiscono tutta la bellezza e l’aspetto che poteva avere l’originale. Qui sopra vediamo l'immagine del Doriforo in marmo che si trova presso la città di Napoli al Museo archeologico Nazionale, alta circa 212 centimetri e risalente alla fine del II secolo a.C. Gli esperti di arte definiscono questa come una delle copie più belle in assoluto.



Come si vede la statua rappresenta un uomo giovane nudo dal corpo reso in modo perfetto e atletico. La statua teneva nella mano sinistra una lunga lancia che era poggiata sulla spalla sinistra e uno scudo mentre nell’altra mano teneva forse un altra piccola arma. Questi oggetti e le armi purtroppo non sono arrivati sino a noi. La figura umana rappresentata da Policleto è colta nel preciso momento in cui sta per portare in modo naturale la gamba sinistra in avanti, spostando tutto il peso del corpo sulla gamba destra. In questo modo grazie a questa forza espressiva noi riusciamo a intuire la potenzialità del movimento che andrà a fare (movimento sospeso). Vediamo anche che la testa che ha dei capelli in piccole ciocche è inclinata verso destra e ci mostra un volto idealizzato dai lineamenti molto regolari che trasmette una grande serenità. Il corpo dell’uomo esprime grande equilibrio. Questo si vede anche nella possente muscolatura attraverso dei rilassamenti e delle tensioni molto naturali. La grande invenzione artistica portata da Policleto nel Doriforo è l’aver intuito e risolto in modo perfetto il bilanciamento e come risponde nel movimento il nostro corpo umano. Questa nuova scoperta che verrà chiamata chiasmo Policleteo (incrocio degli elementi), cambierà la visione e la tecnica nella scultura per scolpire ed esprimere il movimento e i corpi. Infatti prima una scultura di un corpo umano veniva realizzata in posizione frontale, ferma e con le braccia distese lungo i fianchi. Policleto ai suoi modelli fa alzare un braccio, sposta leggermente una gamba indietro e vede come il peso e l’equilibrio del corpo rispondono a tutto ciò, intuendo che a ogni tensione o movimento di un elemento o di un arto del corpo doveva ripercuotersi anche da un altra parte dello stesso (vedi il particolare). La ponderazione del Doriforo è il risultato di una costruzione molto attenta e articolata che si fonda sul chiasmo, appunto sull’incrocio di elementi e sulle opposizioni delle parti del corpo generando così un equilibrio perfetto di baricentro e pesi.

giovedì 13 febbraio 2014

Il Discobolo di Mirone nella scultura greca: la perfezione ideale del corpo umano

Il Discobolo di Mirone nella scultura della Grecia classica: dati e caratteristiche di uno dei più famosi capolavori dell'arte e della storia antica.
Il Discobolo di Mirone è il titolo con cui subito gli amanti dell'arte identificano una delle più importanti opere della scultura realizzate nel cosiddetto periodo classico dell'antica Grecia. E proprio grazie a stupendi capolavori che abbiamo la fortuna di ammirare e che oggi sono diventati anche un simbolo per tutta l'arte mondiale come sono le statue del Discobolo o quella del Doriforo per la scultura, o come i grandiosi progetti realizzati per l'architettura come sono le Acropoli di importanti città, i bellissimi Teatri greci o ancora i famosi Templi sacri con le loro perfette strutture, i loro elementi armoniosi, che l'antico popolo dei Greci divenne una delle civiltà più importanti e ammirate di tutta la storia, soprattutto per il livello raggiunto da alcuni artisti che hanno influenzato e cambiato per sempre il pensiero e il modo di fare arte. Sotto vediamo una immagine completa del Discobolo di Mirone.



L'opera del Discobolo o lanciatore del disco fu realizzata in origine intorno all’anno 450-455 a. C. da Mirone. Questo artista era considerato nel V secolo uno dei più grandi scultori bronzisti greci. Egli visse e lavoro tra il 470 e il 440 a.C. durante il periodo storico-artistico che gli esperti definiscono come la fine dello Stile Severo e l’inizio dell’età Classica. Mirone si dedicò soprattutto allo studio dell'anatomia e del movimento espresso dal corpo umano che poi raffigurava nelle sue opere. Purtroppo dell’originale in bronzo del Discobolo non si sa più niente e non si hanno neanche delle testimonianze certe sulla sua originaria collocazione ne sul motivo della sua committenza. Comunque per fortuna la bellezza dell'opera con l'atleta sportivo ci è arrivata attraverso alcune belle copie in marmo risalenti all’epoca romana. Una di queste che a detta degli esperti è la più bella e interessante è quella che viene chiamata la versione Lancellotti che si può ammirare presso il Museo Nazionale Romano. La sua altezza è di circa 124 centimetri, realizzata in marmo intorno al 450 a.C. La statua rappresenta la bellezza e la forza ideale di un giovane atleta greco, raffigurato con delle forme che mettono in risalto un fisico perfetto e muscoloso da fare invidia per intenderci. L'atleta è completamente nudo e si sta preparando a eseguire un esercizio sportivo ben preciso. Questo momento è l’istante esatto in cui l’uomo sta per lanciare il disco che tiene nella mano destra, da qui deriva il nome dell’opera. Il disco è uno degli attrezzi sportivi più antichi da lancio usati in una delle discipline durante le Olimpiadi. L'uomo è raffigurato con un particolare movimento naturale per il lancio, infatti vediamo il torso piegato in avanti e in semi-rotazione verso destra esattamente come il movimento sportivo viene richiesto a un vero lanciatore di disco. Il braccio destro sollevato all’indietro e quello sinistro appoggiato al ginocchio destro ci danno l’esatta posizione e il punto di massima carica e tensione per eseguire il miglior lancio dell’attrezzo. Con questo movimento il peso viene tutto caricato sulla gamba destra piegata che appoggia su un piede stabile con la pianta completamente a terra, mentre la gamba sinistra serve per dare il giusto equilibrio e appoggia sulla sola punta del piede. Guardando l’opera percepiamo esattamente il movimento del corpo negli istanti prima e in quelli dopo, prevedendo ciò che accadrà.



Si possono notare alcuni bellissimi dettagli come per esempio le vene e specialmente tutti i muscoli di questo corpo perfetto che sono contratti proprio per il movimento e lo sforzo che si sta eseguendo. Questi però sembrano in pieno contrasto con l’idealizzazione del volto sereno dell’atleta, assolutamente concentrato ma che non manifesta nessuna tensione per l’azione eseguita guardando i lineamenti del suo viso. Lo scultore greco con questa sua opera era interessato soprattutto a far vedere una rappresentazione di un particolare istante del movimento fisico dell’uomo. Questo tipo di sculture rientrano in quel linguaggio che gli esperti definiscono come la sospensione del movimento. Il Discobolo sembra costruito in una sorta di due dimensioni, cioè sembra che il corpo sia disposto su un unico piano e nella direzione del lancio. Mirone realizzò quest'opera cercando in essa anche una costruzione più lineare e geometrica delle forme, senza guardare troppo l’esattezza della tridimensionalità o quello che rende in una visione laterale.
Come spesso sentiamo dire la scultura greca ci ha insegnato davvero tanto regalandoci opere uniche e straordinarie come questa. Quindi facciamone grande tesoro.

martedì 11 febbraio 2014

Il Laocoonte e i suoi figli: uno straordinario capolavoro della scultura ellenistica Greca

Il gruppo del Laocoonte uno degli esempi più belli della scultura realizzato nel periodo greco-Ellenico.
Questa importante opera conosciuta col nome di Laocoonte e i suoi figli o come semplicemente qualche estimatore ama chiamarla gruppo del Laocoonte è oggi considerata un vero e proprio simbolo nel mondo dell'arte, un bellissimo capolavoro che da sola riesce a testimoniarci tutta la grandezza e il livello raggiunto nella scultura durante quel periodo storico e artistico che gli esperti chiamano arte Ellenica. Sotto vediamo una semplice immagine dell'opera che con un clic possiamo ingrandire un pò anche se così non avremo lo stesso tutta la meraviglia e la forte emozione che può trasmettere l'opera dal vero.

Il laocoonte e figli scultura


I Dati del Laocoonte dei Musei Vaticani, un opera ellenica che esprime movimento e grande pathos.
Innanzi tutto diciamo che l'opera del Laocoonte e i suoi figli fa parte dei cosiddetti grandi gruppi statuari o gruppi scultorei. È definita anche un opera di scultura a tutto tondo, che in parole semplici significa che chiunque di noi abbia la fortuna di poterla andare a vedere si accorge che l'opera è stata scolpita in 3D, in ogni suo lato e direzione, quindi possiamo girarle tutto intorno a 360 gradi come avviene nella realtà.
Vi è ancora qualche dubbio sulla vera origine o paternità del Laocoonte e i suoi figli, intitolato così per via dei tre personaggi che sono raffigurati in esso. Comunque i maggiori esperti dell'arte affermano che il gruppo realizzato in un periodo che va dal I secolo a.C. Al I secolo d.C. Circa e che troviamo collocato all'interno dello straordinario sito artistico che sono i Musei Vaticani nella città di Roma sia una copia perfetta di un originale in bronzo andato perso che era stato realizzato in precedenza. Quindi i dati che leggiamo qui sono relativi all'opera dei Musei Vaticani, visto che è anche la scultura del Laocoonte più bella e famosa nel mondo. Gli autori che realizzarono quasi sicuramente questo straordinario capolavoro dell'arte Ellenica alto all'incirca 242 centimetri, usando come materiale del pregiato marmo provengono dalla stessa bottega artigianale, una bottega ad andamento familiare che si trovava nell'antica e leggendaria città di Rodi. Questi formidabili uomini con un grande talento artistico sono stati identificati col nome di Agesandros e i suoi due figli Athenodoros e Polydoros, nomi in lingua greca, mentre la committenza per il Laocoonte sembra sia arrivata da parte di alte cariche dell’impero Romano Augusteo che stanziavano proprio presso la città di Rodi. Oggi così come sicuramente avvenne anche nel passato quando si è davanti a qualcosa di unico e di straordinario per l'arte i vari esperti considerano il capolavoro per la sua grande forza espressiva e drammatica o per il movimento e le pose dei personaggi come uno dei più alti esempi di espressione dell'arte ellenica per quanto riguarda pathos e dramma in un opera. Uno dei soggetti preferiti dagli scultori ellenici infatti era quello di rappresentare attraverso un realismo estremo la figura umana in tutte le sue condizioni fisiche e psicologiche.
L'episodio narrato nell'opera del Laocoonte e i suoi figli.
Il gruppo con i suoi personaggi rappresenta un famoso episodio che avvenne durante la lunga guerra terminata poi con l’assedio della città di Troia. Sicuramente noi tutti abbiamo imparato a conoscere grazie al suo autore, il poeta latino Virgilio e alla sua famosa opera l’Eneide anche questo episodio letto sui banchi di scuola o magari visto in qualche sala di cinema. Laocoonte era il nome di una sorta di profeta troiano durante il periodo dell’assedio alla città da parte dei soldati nemici degli Achei, di cui faceva parte anche l’astutissimo Ulisse che poi fece costruire il cavallo in legno. La leggenda narra che Laocoonte attraverso una visione avuta in sogno aveva appreso della tremenda trappola che gli Achei e Ulisse avevano preparato con il famoso cavallo di Troia lasciato in regalo sulla spiaggia di Troia e cercò in tutti i modi di convincere i suoi concittadini a non fidarsi. La dea Athena che aveva a cuore la vittoria degli Achei allora fece emergere dalle acque del mare vicino la spiaggia assediata due enormi serpenti che aggredirono e alla fine uccisero sia Laocoonte che i suoi due figli, Antifante e Timbreo tra le urla strazianti per il dolore e lo sgomento di tutti.
La scultura ci descrive in modo così dettagliato e realistico quel terribile momento dell’aggressione da parte dei serpenti mandati dalla dea. Sembra di leggere le pagine di un libro che ci racconta una triste storia nei minimi particolari. Laocoonte e i figli sono rappresentati dagli artisti con una naturale espressione di terrore nei loro lineamenti e nel movimento che ci fanno subito intuire il triste momento vissuto. Sembra quasi di poter udire le urla dei personaggi che vengono morsi dai serpenti e che con i loro muscoli tesi in un ultimo sforzo cercano in qualche modo di togliersi di dosso la loro feroce presa delle spire. Intravediamo quasi un aumento emotivo e del dramma vissuto sulla parte sinistra dell'opera. Infatti il figlio che vediamo alla nostra sinistra non ha più forza di combattere e sembra che si stia lasciando andare al crudele destino della morte, mentre l’altro figlio con il suo movimento del piede sembra quasi che si stia liberando e voglia trasmettere questa sensazione di voglia di vita al padre. Straordinaria davvero l’intensità espressa del dolore umano raffigurato nell’opera in modo così realistico. Spettacolare l'energia trasmessa e il movimento attraverso questi volti, questi visi con le sopracciglia inarcate, le narici dilatate o la fronte corrugata.

Laocoonte arte Ellenica particolare


La composizione della scultura è geometrica perché basata su una invisibile diagonale che parte dalle vesti del figlio a destra e finisce col braccio alzato del padre. Vediamo anche l’intersezione di alcune linee oblique che vanno dai figli al padre, ai serpenti e che trasmettono tensione (vediamo sopra nel particolare). I corpi tesi e muscolosi di Laocoonte e dei figli che esprimono grande forza come la tradizione ellenistica richiedeva vengono esaltati ulteriormente nei volumi dalla superficie del marmo molto lavorata e liscia che cattura la luce in modo perfetto. Inoltre vediamo che il racconto dell’opera è orientato tutto sul piano frontale.
Insomma penso che le parole non bastino a descrivere questo immenso capolavoro della scultura, quindi il consiglio è quello di andare a vederlo dal vivo perché ne vale davvero la pena, visto che la storia ci narra che anche uno dei più grandi scultori di tutti i tempi, l’italiano Michelangelo Buonarroti vedendolo riaffiorare dopo uno scavo archeologico fatto nella città di Roma nel Cinquecento ne rimase letteralmente estasiato e si crede che questa opera abbia fatto innamorare e quindi iniziare all’arte della scultura l’artista.
Trovate altre celebri opere della scultura nelle pagine in alto.