Visualizzazione post con etichetta arte del quattrocento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte del quattrocento. Mostra tutti i post

lunedì 18 maggio 2020

Filippo Lippi il frate pittore tra i grandi del Rinascimento


Anche Filippo Lippi per vocazione prende i voti religiosi e si fa frate diventando quindi per tutti il frate pittore così come aveva fatto un altro suo collega artista e suo contemporaneo. Sto parlando di Guido o Guidolino di Pietro, nome all'anagrafe di colui che divenne celebre nella storia dell'arte col famoso nomignolo di Beato Angelico. Questo avviene per i due pittori nella bellissima città di Firenze all'inizio del Quattrocento, cioè durante un periodo storico molto ricco di cambiamenti e di rivoluzioni per l'uomo soprattutto nel campo della cultura e dell'arte che stava pian piano nascendo e che verrà conosciuto col nome di Rinascimento fiorentino.


Filippo Lippi Madonna con bambino e due angeli


Filippo Lippi insieme al Beato Angelico e a Domenico Veneziano vengono considerati la prima vera generazione di grandi pittori fiorentini venuta subito dopo il grande Maestro Masaccio, ossia colui che ha svolto un ruolo decisivo nella storia dell'arte e della pittura portando cambiamenti sia nelle tecniche che nelle idee spesso rivoluzionarie attraverso il nuovo uso della prospettiva e della resa espressiva delle opere. Inoltre Masaccio diede una elevata e centrale importanza anche alla dignità dell'uomo che veniva raffigurato nelle sue opere.


Filippo Lippi Autoritratto nel part


Qui in alto vediamo un Autoritratto di Fra Filippo Lippi nell'immagine che ritrae un piccolo dettaglio dell'opera intitolata Incoronazione della Vergine datata intorno al 1441-1447 e collocata presso il Museo degli Uffizi di Firenze.
Il pittore Filippo figlio di Tommaso Lippi nasce nella città di Firenze intorno all'anno 1406. Già sin da bambino Filippo Lippi purtroppo avrà a che fare con dei brutti momenti di vita. Infatti ha dovuto vivere alcuni brutti drammi dovuti ad alcuni lutti in famiglia per lui molto importanti. Infatti il giovane Filippo rimane orfano dei genitori quando ancora era in tenera età. Nei primi anni cresce in qualche modo con le cure e l'amore di una sua parente che gli esperti biografi affermano essere una sua zia. Quando compie otto anni il bambino viene affidato nelle mani dei Carmelitani, alcuni religiosi che vivono presso il vicino Convento del Carmine. In questo Convento Filippo Lippi inizia a crescere vivendo una vita molto serena e umile. Gli piace molto lo studio in generale ma soprattutto Filippo Lippi già da piccolo ha una grande passione che fa vedere a tutti i frati e al suo Priore che intanto si affeziona molto a lui al punto che lo aiuterà molto, quasi come fosse un padre. La passione che nutre con amore Filippo è quella verso l'arte in genere e verso la pittura in particolare, questa unita a un grande talento artistico che al giovane viene molto spontaneo. La semplice e quasi monotona vita vissuta da Filippo Lippi all'interno dell'edificio religioso lo portano in modo quasi naturale nel 1421 quando ha circa 15 anni a prendere i voti religiosi nell'ordine dei Carmelitani. Gli studiosi affermano che questa svolta di Filippo Lippi di prendere i voti e farsi frate sembra che sia dovuta soprattutto ad una sorta di consuetudine acquisita nel tempo. Cioè una ovvia continuazione della vita vissuta sino ad allora nel Convento. Dico questo soltanto per far capire ai lettori che vi è una certa differenza col pittore Beato Angelico che questa vocazione, questa diciamo chiamata Divina l'aveva sentita realmente nel profondo dell'anima. Da alcuni documenti storici trovati nel Convento del Carmine si sa anche che dal 1430 in poi frate Filippo Lippi viene riconosciuto e considerato da tutti anche con la qualifica di “Dipintore” che tradotto significa appunto pittore.


Filippo Lippi opera Madonna del trivulzio


In questo antico luogo religioso di Firenze che oggi dopo tante modifiche e cambiamenti è diventata La bellissima Basilica di Santa Maria del Carmine, Filippo Lippi ha sicuramente modo di studiare e imparare molto. Andrà anche ad ammirare i bellissimi capolavori degli affreschi della Cappella Brancacci realizzati dal grande maestro Masaccio e da Masolino da Panicale che sono considerate come i primi capolavori della pittura rinascimentale, capaci di influenzare con quella potenza espressiva e l'innovativa pittura la mente del Lippi e di chi li osserva ancora oggi.

venerdì 15 maggio 2020

Il Beato Angelico il pittore del Quattrocento

Il Beato Angelico per l’Arte dei Linaioli.
Immaginiamoci la scena in quell'epoca, magari con una bella giornata di sole. Siamo nella prima metà del Quattrocento e l’arte dei Linaioli, ossia una delle corporazioni di mercanti più in vista a Firenze decide di far dipingere per la propria sede un tabernacolo per onorare la Nostra Madonna.


Beato Angelico part dell'opera Madonna dei Linaioli


In quel periodo vi erano molti bravi pittori che si erano messi in luce per il loro talento che avevano mostrato attraverso dei lavori artistici. Sembra però che molti di questi pittori parlavano e ostentavano anche un qualcosa in più. Si parlava infatti di qualcosa di nuovo, di un arte troppo rivoluzionaria e visto le molte richieste che avevano ricevuto esigevano dei compensi molto alti per i committenti del tabernacolo. Effettivamente quegli anni sono molto importanti, parliamo del periodo d'oro per la storia dell'arte con l'inizio del Rinascimento appunto che riuscì a cambiare l'intero universo dell'arte con le nuove idee e le nuove tecniche portate da coloro che oggi conosciamo come i più grandi maestri della pittura, della scultura e anche dell'architettura rinascimentale. Occorreva quindi da parte dei committenti trovare un artista come potremmo dire oggi più alla mano e senza troppe pretese di natura economica. In fondo pensandoci bene si trattava solo di una piccola opera dipinta, destinata alla devozione dei fedeli e basta da farsi si con tutte le regole e tradizioni ma senza avere tante pretese o novità. Finalmente fu trovato il pittore adatto, un artista quasi sconosciuto e per di più era anche un religioso, era un frate. L’Arte dei Linaioli lo incaricò quindi di dipingere l'opera, e queste pensate sono le parole dell'epoca trovate nei documenti storici che testimoniano il fatto: uno tabernacolo di Nostra Donna dipinto di dentro e di fuori con i colori oro et azzurro et arieto de’ migliori et più fini che si truovino, ecc. Tradotto più semplicemente l'artista doveva realizzare un opera con colori Oro, azzurro e argento dei più fini. Ecco che cosa gli assennati mercanti intendevano avere in cambio del loro denaro speso. L’accordo fu annotato nel loro registro ed esiste ancora oggi come una preziosa testimonianza. Vi era annotato anche il compenso pattuito del pittore: Per tutto et per sua fatica et manifattura centonovanta fiorini d’oro. E aggiungeva: o quello che parrà alla sua coscientia. Questo sperando in uno sconto che poteva fare il pittore stesso. Se pensiamo comunque che in quegli anni tutti gli artisti erano visti come dei semplici lavoratori, dei comuni artigiani al pari per esempio di un falegname o di un manovale edile. Soltanto col Rinascimento si iniziò ad apprezzare ed a riconoscere veramente gli artisti per quello che creavano. Ognuno col proprio stile e le proprie idee che venivano dopo riconosciute e quindi anche rivalutate.


Beato Angelico opera La presentazione al Tempio


Questo pittore sicuramente accontentò i suoi committenti in quanto egli dipingeva quasi sempre per sua passione, senza percepire nessun compenso, o al massimo lo dava a favore del convento dove viveva. Questo accordo è datato 1433 e i mercanti non sapevano ancora di aver commissionato il loro lavoro a questo pittore allora “sconosciuto” che poi si scoprirà essere Frate Giovanni da Fiesole, passato alla storia dell’arte col nome di Beato Angelico uno dei più grandi Maestri della pittura del Quattrocento, e il quadro che l'Angelico dipinse per la corporazione fiorentina è il famoso Trittico conosciuto come la Madonna dei Linaioli. Su in alto vediamo un particolare della Madonna del Linaioli di Firenze.
Il pittore Beato Angelico nasce a Vicchio nel Mugello intorno al 1387-1388, secondo la tradizione accettata e scritta da Giorgio Vasari, celebre artista vissuto nel Cinquecento che scrisse anche le prime biografie su tanti celebri maestri dell'arte. Muore il 18 Febbraio del 1455 all'età di 68 anni mentre era residente nella città di Roma. Il nome all'anagrafe del Beato Angelico sembra essere stato Guido, o Guidolino di Pietro. Nel momento in cui il pittore prese i voti religiosi diventando un frate volle essere chiamato Fra Giovanni da Fiesole. Il suo terzo nome, quello che tutti noi conosciamo bene ossia il Beato Angelico, ci viene dato dalla leggenda nel senso che le persone e gli amici che lo conoscevano ammettevano che prima di essere un uomo e un pittore egli era per i suoi modi e le sue parole soprattutto un Santo.

mercoledì 13 maggio 2020

Domenico Ghirlandaio un maestro del Rinascimento tra origini e opere


L'artista conosciuto come Domenico Ghirlandaio nasce nella città di Firenze nell'anno 1449, muore sempre a Firenze l'11 Gennaio 1494. Egli fu per l'arte dell'epoca considerato come un grande maestro e un grande pittore italiano nella sua città d'origine che amava molto, al punto tale che quasi tutta la sua carriera artistica tranne qualche eccezione la visse proprio a Firenze. Sotto vedete un autoritratto del Ghirlandaio nel particolare dell'Adorazione dei Magi. Un clic sulle immagini per ingrandirle.


Adorazione dei Magi part di Domenico Ghirlandaio


Il Ghirlandaio è ritenuto uno dei massimi protagonisti del Rinascimento italiano e fu contemporaneo di altri grandissimi artisti come Sandro Botticelli o Filippino Lippi solo per fare qualche nome, in quell'epoca conosciuta come il periodo d'oro per l'arte italiana e nella bella città di Firenze in cui governavano la potente famiglia De Medici e con Lorenzo detto il Magnifico a capo di tutto. Molte delle testimonianze sul pittore Domenico Ghirlandaio ci sono arrivate grazie a Giorgio Vasari che come sappiamo oltre ad essere un artista è stato anche un famoso biografo di molti artisti delle epoche passate. Tra queste forse la biografia di Leonardo da Vinci è quella più famosa del Vasari.

Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio nasce primo di cinque figli dell'orafo Tommaso di Currado che di professione faceva il gioielliere con tanto di bottega in via dell'Ariento ossia la via dell'Argento, una strada chiamata così per via dei numerosi gioiellieri che vi erano. Il soprannome di Domenico, cioè il “Ghirlandaio” con il quale divenne celebre come artista gli è stato attribuito proprio perché il giovane ebbe un grande successo lavorando nella bottega del padre orafo quando soprattutto cesellava delle piccole ghirlande d'argento che poi venivano portate in testa come ornamento delle acconciature di tante giovani damigelle fiorentine.
Nella bottega però il Ghirlandaio lavorava controvoglia e alla fine il padre capì che non poteva lasciare l'eredità lavorativa di orafo al suo primogenito. Da buon genitore che era infatti concesse a Domenico di dedicarsi totalmente a ciò che lo appassionava di più, cioè all'apprendimento delle tecniche artistiche in particolare a quelle della pittura e del mosaico che erano una vera passione per il pittore. All'inizio il Ghirlandaio fu mandato presso la bottega d'arte di un maestro toscano, tale Alessio Baldovinetti un artista che è stato rivalutato molto negli ultimi decenni come un raffinato interprete del retaggio fiorentino con delle influenze fiamminghe. Da questo suo primo maestro della pittura il Ghirlandaio eredita quel cromatismo luminoso che risale a Domenico Veneziano. Inoltre alla formazione di Domenico contribuiranno anche i pittori il Pollaiolo e il Verrocchio. Infatti è probabile che Domenico Ghirlandaio frequentò anche la celebre bottega dell'arte del maestro Verrocchio che era una delle più importanti ed attive nella città di Firenze in quegli anni. Pensate infatti che meraviglia per noi appassionati di arte se potessimo andare a vedere con una “macchina del tempo” cosa succedeva in questa bottega del Verrocchio. Avremmo visto che si andava formando una nuova generazione di nuovi artisti. Sono tutti artisti che con il proprio talento, il loro stile e la loro arte daranno un grande impulso alla storia e alla cultura italiana. Artisti del calibro di Botticelli, il Perugino o Leonardo da Vinci tanto per citare qualche nome.
I primi lavori di Domenico Ghirlandaio.
Nel 1472 Domenico Ghirlandaio si iscrisse alla Compagnia di San Luca dei pittori certificando il termine del suo apprendistato.


Domenico Ghirlandaio opera part Santa Barbara


I suoi primi lavori indipendenti sono in alcune chiese di campagna dell'entroterra fiorentino. Tra questi una delle prime opere note del Ghirlandaio è un affresco nella località pieve di Cercina conosciuto come il Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate che è databile al 1471-1472 circa e di cui vediamo un particolare di Santa Barbara nella immagine in alto. Si tratta delle decorazione della fascia mediana di una nicchia semicircolare, in cui il pittore dipinse una finta architettura con nicchie marmoree divise da pilastri poggianti su una cornice modanata sopra alcune specchiature in finto marmo. Nelle nicchie si trovano i santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica derivata dall'esempio di Domenico Veneziano. Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, privo di drammaticità. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti o le mani dell'uomo sotto santa Barbara che gettano una realistica ombra sui gradini.


Domenico Ghirlandaio opera Madonna della misericordia


Subito dopo il Ghirlandaio entrò nei favori della ricca famiglia dei Vespucci che erano alleati dei Medici e dipinse per loro una Madonna della Misericordia che vediamo qui sopra e una Pietà nella loro cappella nella chiesa di Ognissanti a Firenze. La cappella, una nicchia nella navata unica fortemente alterata dai rimaneggiamenti successivi era stata costruita nel 1472 e gli affreschi furono dipinti in una data immediatamente successiva, entro il 1475 quando il maestro era dedito ad altre opere. Nel gruppo di personaggi protetti sotto il manto della Vergine si trova anche il giovane Amerigo Vespucci, il celebre navigatore. In queste opere la personalità artistica di Domenico il Ghirlandaio appare già ben definita, soprattutto riguardo alla sua vivace descrizione dei tratti fisiognomici, indagati con fedeltà che rendono così diversi i personaggi l'uno dall'altro. A quegli stessi anni risale anche il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano, un affresco nella chiesa di Sant'Andrea a Brozzi nei pressi di Firenze.


Domenico Ghirlandaio opera San Girolamo nello studio


Il San Girolamo nello studio.
Tornato a Firenze, entro il 1480 sposò in prime nozze Costanza di Bartolomeo Nucci dalla quale nel 1483 ebbe il figlio Ridolfo, pure lui apprezzato pittore nella prima metà del Cinquecento. In tutto si sposò due volte, la seconda con Antonia di ser Paolo Paoli in data imprecisata ed ebbe in tutto ben nove figli.
Il Ghirlandaio venne incaricato dalla famiglia Vespucci di dipingere anche un San Girolamo nello studio ad affresco che facesse pendant con il Sant'Agostino del Botticelli in genere ritenuto opera leggermente anteriore (1480 circa), lo vediamo nell'immagine. Il Ghirlandaio nell'opera creò una figura serena e convenzionale, rendendo protagonista più che il santo le nature morte degli oggetti, che sono ordinatamente esposti sullo scrittoio e sulle mensole. Domenico si ispirò probabilmente a dei modelli nordici come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che all'epoca si trovava forse nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico.


Domenico Ghirlandaio opera Vecchio con nipote


A Domenico Ghirlandaio gli furono commissionati importanti lavori anche a Roma presso il Vaticano e nella famosa Cappella Sistina da Papa Sisto IV dove si recò insieme ad un gruppo di artisti. Dopo al suo ritorno a Firenze fu letteralmente sommerso da molte altre proposte di lavoro. Era ormai diventato un grande artista riconosciuto da tutti e lavorò sino alla sua morte avvenuta nell'anno 1494, quando aveva soltanto 45 anni. tra le ultime opere del Ghirlandaio troviamo anche il Vecchio con nipote, un meraviglioso ritratto molto realistico che oggi possiamo ammirare al Museo del Louvre a Parigi. Quest'opera davvero bellissima la vediamo nell'immagine qui sopra.


giovedì 23 aprile 2020

Masaccio pittore fiorentino del Quattrocento

Masaccio il grande pittore vissuto nei primi decenni del Quattrocento.

Così scriveva nel Cinquecento lo storico e biografo degli artisti, Giorgio Vasari per presentare il pittore Masaccio.

Masaccio Il Cristo crocifisso


«Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che avendo fisso tutto l'animo e la volontà alle cose dell'arte sola, si curava poco di sé e manco d'altrui. E perché non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo e non che altro al vestire stesso, non costumando riscuotere i danari dai suoi debitori se non quando era in bisogno estremo. Per Tommaso che era il suo nome fu da tutti detto Masaccio. Non già perché è fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale ma per la tanta straccutaggine.»
Sopra in alto vediamo un particolare di una delle celebri opere del Masaccio. Si tratta del particolare col Cristo crocifisso realizzata intorno al 1426 e che si trova a Capodimonte (Napoli) dove si può vedere una nuova costruzione delle pose delle figure con quell'importante e drammatico gesto delle braccia della Maddalena che rende perfettamente il dramma provato e che ci fa pensare per un momento ad alcuni particolari gesti ammirati nella pittura di Giotto.
Masaccio è il soprannome che venne dato a Tommaso, primogenito di Ser Giovanni di Mone Cassai. Non è certa la sua data di nascita, quasi sicuramente alla fine del 1401 mentre la precoce e misteriosa morte risale al 1428 cioè quando aveva appena 27 anni. In questo breve tempo l'artista riuscì ad entrare con la sua arte e le sue innovazioni tra i più grandi artisti della storia. Per quanto riguarda la storia dell'arte di questo importante artista toscano vengono considerati come un punto di partenza per la nuova pittura rinascimentale, gli Affreschi che realizzò sulle pareti della Chiesa di Santa Maria del Carmine tra il 1427 e il 1428. In queste bellissime opere pittoriche si possono intravedere anche le influenze e ciò che imparò andando a vedere le opere di Giotto, l'artista che sul finire del Trecento iniziò a ricercare qualcosa di nuovo per la pittura italiana dando vita a bellissimi capolavori e affreschi che oggi tutti ammirano.

Masaccio La Trinità


Masaccio come abbiamo letto su in alto dal Vasari era una persona molto astratta e chiusa in se che non si curava di se e neanche delle persone che gli stavano accanto. Tutta la sua passione e i suoi pensieri erano rivolti verso l'arte e soprattutto verso la pittura, della quale fin da giovanissimo si dedica con passione e con grande gioia. Insieme a due suoi grandi amici che erano anche più grandi di lui entrerà nella storia dell'arte ognuno nel proprio campo artistico.

martedì 20 novembre 2018

Sandro Botticelli pittore del Rinascimento




Sandro Botticelli il pittore italiano del Rinascimento.

In questo breve articolo parleremo di uno tra i più grandi pittori italiani che con la sua meravigliosa ed espressiva arte è riuscito a illuminare il Rinascimento italiano.
Questo grande artista che all'anagrafe faceva Alessandro Filipepi è da sempre conosciuto e amato per la storia dell'arte col nome di Sandro Botticelli. Qui sotto vediamo una delle sue più celebri opere La nascita di Venere realizzata intorno al 1482 1485 circa. cliccate per ingrandire le immagini.

Sandro Botticelli La nascita di Venere

Sandro Botticelli nasce nel 1445 a Firenze, all'epoca una vitale e meravigliosa città amata per l'arte e gli artisti che vi risiedevano. Ultimo di quattro figli di quella che era considerata una famiglia abbastanza modesta e normale. Il padre Mariano di Vanni Filipepi era colui che mandava avanti il tutto attraverso il proprio lavoro e tanta fatica in una conceria di pellame che al tempo erano molto frequenti. Sul curioso nomignolo dato a Sandro vi sono tante ipotesi tra cui dato da un compagno di scuola oppure dal fratello Giovanni in quanto grasso come una botticella per liquidi. Un altra ipotesi è quella sul termine fiorentino usatto in quel tempo riguardo a chi praticava il mestiere di doratore cioè il "baticello".

Uomo con medaglia Sandro Botticelli

Il padre di Sandro da alcuni documenti catastali ritrovati affermava che il suo giovane figlio era sempre intento a leggere e a studiare sui libri. Forse in quei primi anni Sandro inizia ad assaporare oltre alla letteratura anche l’aria artistica che sicuramente troverà quando nel 1464 appena diciannovenne entra in una delle tante botteghe dell’arte fiorentina a far parte degli allievi di un grandissimo pittore e maestro italiano del tempo, fra Filippo Lippi. In questa importante bottega artistica dove rimarrà ad apprendere e lavorare per alcuni anni Sandro Botticelli viene a contatto con l’importante e nuova pittura, la tecnica e la grande influenza del maestro Lippi e questa influenza artistica si può riscontrare quando ammiriamo alcune delle sue prime celebri opere quasi tutte aventi tema religioso e biblico come La Madonna del roseto che oggi è collocata presso il Museo del Louvre di Parigi o ancora due opere che troviamo presso la nostra splendida Galleria degli Uffizi di Firenze, ossia La fortezza e Il ritorno di Giuditta. Dopo questi anni di apprendistato e prima di aprire una sua personale bottega d’arte nel 1470 sembra che il giovane Botticelli abbia frequentato un altra importante luogo di apprendistato dell’arte sempre nella città di Firenze. Qesta bottega è quella del pittore e scultore conosciuto col nome di Andrea del Verrocchio. In questa importante bottega artistica nella seconda metà del Quattrocento la storia dell’arte italiana ci racconta alcune bellissime pagine e annedoti. Infatti qui il Botticelli incontra tra gli altri alcuni che diventeranno dei grandissimi artisti, per esempio anche un giovanissimo allievo del Verrocchio appena 15-16 enne che di nome faceva nientemeno che Leonardo da Vinci e che sembra avere già delle sue idee molto chiare sulla pittura e sull’arte nonostante la sua giovanissima età. Celebri e anche documentati sono i litigi tra l’allievo Leonardo e il suo bravo maestro il Verrocchio. Il modo di concepire e di intendere l’arte e la pittura però era diversa, quasi agli estremi anche tra Leonardo e il Botticelli. Il piccolo Leonardo Da Vinci che cerca, sperimenta e indaga la natura e qualunque avvenimento. Lui vede l’arte come uno strumento o un mezzo per poter andare a fondo e conoscere meglio le cause naturali che lo circondano, scandagliando vari temi ed eventi come per esempio il motivo che fa scatenare le tempeste oppure le onde del mare sino a cercare di vedere e indagare anche nel più profondo animo umano. Sandro Botticelli invece è portato più verso lo studio e il pensiero espresso nella letteratura. È amico di grandi scrittori e letterati e sin da giovanissimo viene ammesso nella stupenda e preziosa per molti giovani artisti che volevano farsi strada, Corte dei Medici a respirare aria e discorsi detti da Pico della Mirandola o da Marsilio Ficino su antichi testi filosofici Neoplatonici per esempio. In questo ricco e affascinante mondo di Corte, pieno di personaggi come poeti, artisti e letterati che lo affascinano con i loro discorsi Sandro Botticelli impara, assimila idee e concetti che lo porteranno man mano ad allontanarsi dalla realtà storica e naturale. Nelle sue future opere pittoriche le figure inizieranno a perdere peso e corpo a favore del ritmo e dei movimenti compositivi ed espressivi dati alla linea. Nel 1472 il Botticelli si iscrive presso La Compagnia degli artisti di San Luca e inizia a lavorare con la sua arte avendo moltissime commissioni anche importanti per la realizzazione di opere, grazie anche al supporto della famiglia Dei Medici. La sua produzione artistica in questi anni e in quelli futuri si fa numerosa e si arricchisce soprattutto delle opere e dei dipinti più belli e celebri che noi conosciamo. Botticelli realizza anche molti ritratti sia frontali che ripresi con il modello di profilo. Per esempio è del 1474 L’uomo con la medaglia che vediamo sopra che troviamo presso gli Uffizi. E ancora le meravigliose Allegorie della Primavera, dipinta intorno al 1477-78 per arredare una villa di un cugino di Lorenzo il Magnifico e La nascita di Venere dipinta dall’artista quattro anni più tardi. Qui sotto vediamo la Primavera.

La primavera del Botticelli


Queste due Allegorie sono considerate tra le più celebri opere in assoluto del Botticelli impostate su dei temi classici della dottrina neoplatonica. Le commissioni per i suoi lavori lo porteranno anche a viaggiare come per esempio quando arriva a Roma nel 1481 chiamato dal Papa Sisto IV per affrescare la Cappella Sistina insieme ad altri mostri sacri dell’arte del tempo come il Ghirlandaio, il Perugino e a Cosimo Rosselli solo per fare qualche celebre nome. Qui Sandro dipinge monumentali scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento come Le prove di Mose o Le prove di Cristo che per le dimensioni, la necessità di attenersi a dati e avvenimenti storici precisi impacciano non poco con le idee artistiche del grande artista. Al suo ritorno da Roma Sandro riprende a fare la pittura come più ama. Alcuni di queste opere realizzate alla fine degli anni Ottanta sono Pallade e il Centauro degli Uffizi, alcuni Affreschi per la villa Tornabuoni Lemmi che oggi troviamo al Louvre o La pala di San Barnaba agli Uffizi.

Verso la fine del secolo Quattrocento il Botticelli illustra anche La Divina Commedia in 93 pergamene. Il grande scrittore e poeta italiano Dante Alighieri lo ha sempre interessato e affascinato sin da giovane. Ma proprio a fine secolo l’artista entra in una sorta di crisi spirituale molto patita e violenta, maturata soprattutto nell’ascoltare le forti prediche e i severi discorsi fatti dal celebre frate Savonarola che fu giustiziato poi per queste idee nel 1498 che richiamava i fedeli, la società e la Chiesa stessa ad un nuovo e vero rinnovamento morale capace di cambiare in positivo la gente che ormai viveva senza i veri valori umani. Le dure parole del frate ebbero una forte presa anche sul Botticelli che ben presto si appartò, isolandosi dalle persone e dagli amici stessi e dedicandosi soltanto per la sua amata arte e alle sue opere finali. Nei suoi ultimi lavori pittorici si percepisce questo particolare sconforto e questa quasi delusione vitale degli uomini. Stupende opere come per esempio La Natività mistica, La calunnia o La crocifissione simbolica sembrano protestare e rifiutare i valori stilistici e le interpretazioni di altri artisti come Leonardo, Michelangelo o Raffaello.
Nel 1510 in piena solitudine il grande maestro Sandro Botticelli si spegne quando aveva 65 anni ma da subito entra nel grande “Palazzo” del cielo che raccoglie i più grandi artisti di tutti i tempi. Lascia al mondo intero un vero tesoro di opere pittoriche che farà scuola nel tempo e che sarà ammirato e studiato da tantissimi esperti e semplici appassionati dell’arte.
Trovate altri articoli sul blog che parlano delle opere di Sandro Botticelli.

domenica 18 novembre 2018

La pittura fiamminga nel secolo Quattrocento

La pittura Fiamminga
Quando tra gli appassionati di arte si parla della pittura in generale o della storia di essa con le varie tecniche e gli stili più importanti che hanno rivoluzionato davvero il modo di creare delle meravigliose opere da parte di moltissimi pittori non possiamo che pensare subito a quella che secondo il mio modesto parere è la più importante tra le tante. Stiamo parlando della pittura Fiamminga con tutte le sue meraviglie che è riuscita a donarci attraverso le opere e i capolavori di grandi maestri. Qui sotto vediamo uno di questi bellissimi capolavori della pittura fiamminga realizzato dal pittore Jan Van Eyck intitolata Il ritratto dei coniugi Arnolfini (trovate nella pagina delle opere il link all'articolo).

Jan van eyck ritratto dei coniugi arnolfini


La pittura fiamminga nasce agli inizi del secolo Quattrocento e prende il nome dall'area in cui si sviluppa, appunto l'area delle Fiandre o paesi fiamminghi che corrispondono oggi agli attuali Paesi Bassi nel Nord Europa. In quel periodo le Fiandre erano composte da bellissimi paesi molto pittoreschi in cui si viveva molto bene sia socialmente che economicamente ma soprattutto erano un importante centro culturale e artistico per molti ricchi signori e mecenati che andavano alla ricerca di nuovi artisti e nuovi stili da far conoscere poi in tutta Europa. In quest'area vi erano comprese regioni come Artois, il Brabante, Il Limborg e più a nord anche l'Olanda e la Zelanda. Dobbiamo ricordarci che tutto questo cambiamento e miglioramento per l'arte fiamminga accadeva in contemporanea anche se in maniera del tutto autonoma mentre dall'altro lato dell'Europa e più precisamente nella nostra amata Italia stava nascendo quel meraviglioso periodo che conosciamo tutti come Rinascimento italiano che parti dall'area della Toscana per poi toccare tante altre aree italiane. Ecco possiamo dire che ognuno per conto proprio e in due distinte e lontane aree nello stesso periodo ci fu un esplosione di creatività, di arte e di idee nuove che sfociarono in quelle che sono ritenute i momenti più alti nella storia dell'arte ovvero la pittura e lo stile fiammingo con i suoi grandi maestri neell'area delle Fiandre e il nostro Rinascimento soprattutto nelle zone della Toscana con artisti che vengono oggi considerati tra i più grandi in assoluto nella storia dell'arte.
Tra le città fiamminghe più importanti per la cultura e l'arte citiamo Gand, Bruges e Ypres. gli abitanti di queste città del nord svilupparono una particolare sensibilità verso la bellezza e la cultura aggiungendo però anche un elevato senso verso il sacro e la Chiesa cattolica. Molti dei nuovi artisti che vennero chiamati fiamminghi iniziarono a ricercare dei nuovi stili. Cominciarono a inserire nelle proprie opere dei simboli, dei dettagli molto piccoli ma realistici e poi con un occhio di riguardo verso la religione e il sacro. Qui sotto vediamo La Madonna del parafuoco realizzata da Robert Campin (trovate nella pagina delle opere il link per l'articolo su quest'opera).

Robert campin la Madonna del parafuoco


Le caratteristiche più importanti della pittura fiamminga.
L'uso della nuova tecnica di pittura già conosciuta ma da loro perfezionata dei colori a olio.
Una spazialità che viene unificata attraverso l'uso della luce.
La visione della realtà attraverso i più piccoli particolari che nelle opere vengono rese con una precisione a volte fotografica.
Un nuovo modo di realizzare i ritratti con una posa più da tre quarti in cui si riesce a "leggere" il carattere di chi viene ritratto.

I maestri più importanti della pittura fiamminga.
Per quanto riguarda gli artisti fiamminghi dobbiamo citare tra i tanti Jan Van Eyck che gli esperti dell'arte ritengono uno dei padri di questo stile oltre che colui che sviluppò e miglioro la tecnica dei colori a olio facendola conoscere al mondo intero attraverso le sue opere. Dobbiamo citare anche il maestro Robert Campin che fondo una Scuola d'arte e uno dei suoi migliori discepoli cioè Rogier Van Der Weyden. Questi tre artisti appena citati fanno parte del gruppo conosciuto come i primitivi fiamminghi appunto perché ritenuti i padri fondatori della pittura fiamminga.

I principali punti di forza e le novità della pittura fiamminga.
Tra le tante caratteristiche e novità portati dalla pittura fiamminga rispetto alle più tradizionali tecniche e ai linguaggi sino ad allora usate come per esempio il Tardo gotico le più importanti sono:

L'uso dei colori a olio. Anche se sappiamo da ricerche storiche fatte che questi colori a olio già si conoscevano all'inizio del Quattrocento i pittori fiamminghi ne perfezionarono di molto la tecnica sostituendo quelli usati sino ad allora ovvero i colori a tempera e portandoli ai più alti livelli con nuove miscele e pigmenti che davano una resa più brillante e superiore oltre che con la loro lenta asciugatura si poteva continuare e correggere e migliorare ogni scena e particolare del dipinto. Citiamo per questo Jan Van Eyck che contribuì con i suoi capolavori a darci una resa davvero strabiliante quasi come fosse una fotografia appena scattata. Van Eyck e Robert Campin per esempio scoprono che attraverso i colori a olio si possono realizzare bellissime velature attraverso degli strati di colore uno sull'altro sino ad arrivare al giusto livello. Con questa tecnica i pittori fiamminghi arrivano ad ottenere degli effetti plastici aventi le giuste ombre e le giuste luci come se fossero oggetti che possono essere toccati e non più soltato dei semplici dipinti su una tavola. Proprio per questo si avrà una resa spaziale davvero ottima con luci e ombre perfette come si vedono in natura. Nei ritratti eseguiti attraverso la pittura fiamminga vediamo l'uso di una nuova posa dei personaggi che si mettono di tre quarti e non più nella "vecchia" posa frontale molto idealizzata di prima. In questo modo sembra quasi che si dia più peso al carattere e all'anima di chi viene raffigurato, scoprendo così dei particolari che prima nessuno notava. Inizia un nuovo periodo d'oro dei ritratti dove vediamo tutti i signori e i ricconi che inseguono i migliori artisti fiamminghi del periodo per farsi fare un ritratto da mostrare agli amici e farsi dire cosa vedono in quell'espressione o nella profondità degli occhi. Qui sotto vediamo il ritratto di donna di Rogier Van Der Weyden.

Ritratto di donna Van der weyden


Altra grande caratteristica che possiamo riscontrare in un opera fiamminga è come detto sopra la ricerca del più piccolo particolare che viene reso nel modo più preciso e realistico. Ogni oggetto che sia in legno, in metallo o in tessuto ci trasmette esattamente quello che è. I metalli riflettono la luce in un certo modo e ci paiono freddi, i tessuti sembrano quasi che si possono sentire soffici al tatto e tanto altro ancora. Per vedere tutto questo possiamo ammirare per esempio uno dei più grandi capolavori della pittura fiamminga realizzato da Jan Van Eyck intitolato Il ritratto dei coniugi Arnolfini di cui vediamo una immagine in alto.
Come non innamorarsi delle opere che fanno parte della pittura fiamminga. Sicuramente quello che successe anche a un nostro grande artista italiano in quel tempo. Questo era il pittore Antonello Da Messina che fu uno dei primi a vedere alcune opere di Van Eyck e di altri fiamminghi e subito li volle imitare facendo conoscere anche in Italia i colori a olio e la bellezza dei ritratti con quelle caratteristiche.
Beh che dire se non meraviglia della pittura fiamminga.

lunedì 6 marzo 2017

Antonello Da Messina grande pittore del Quattrocento, cenni e opere

Quando penso e scrivo del maestro pittore Antonello Da Messina mi viene la pelle d'oca per il semplice fatto che questo meraviglioso artista è nato nella mia stessa città di origine ovvero la mitica città dello Stretto, Messina. Troverete delle immagini che raffigurano alcune delle opere più celebri di Antonello Da Messina cliccate sopra per ingrandirle.

San Gerolamo nello studio Antonello da Messina


Dati e curiosità sugli anni giovanili di Antonello Da Messina.
Col famoso nome di Antonello Da Messina è entrato nella storia dell'arte ed era conosciuto anche al tempo in cui viveva ma questo era il suo soprannome. Il nome vero dell'artista era Antonio Di Giovanni de Antonio. Antonello come detto nasce nella città di Messina all'incirca tra l'anno 1429 e il 1430 dall'unione del padre Giovanni De Antonio e la madre conosciuta col nome di Garita che molto probabilmente dovrebbe essere il diminutivo di Margherita.
Il primo contatto con il mondo dell'arte Antonello lo ebbe sin da piccolo già nella sua città natia come anche in quella di Palermo facendo da allievo che da apprendista. Però è all'incirca nel 1450 quando aveva circa vent'anni che Antonello Da Messina si appassiona anima e corpo alla pittura. Questo si viene a sapere grazie alla testimonianza di tale Pietro Summonte e di una lettera scritta a tale Marcantonio Michiel dove si legge che Antonello Da Messina si reca nella città di Napoli per iniziare a lavorare come apprendista presso una celebre bottega dell'arte, quella del maestro Colantonio. A Napoli il giovane Antonello inizia a respirare una nuova aria tutta dedicata all'arte e a nuove idee nella pittura. Qui si trova in contatto oltre che con la pittura spagnola e provenzale anche con la straordinaria nuova pittura fiamminga che iniziava a meravigliare tanti artisti italiani. Durante questo periodo di soggiorno a Napoli l'artista dipinge dieci tavolette raffiguranti dei Beati francescani realizzate per la pala dal maestro Colantonio per la Chiesa di San Lorenzo Maggiore. Inoltre è sempre in questo periodo che il pittore Antonello Da Messina dipinge uno dei suoi più belli capolavori, la straordinaria Annunziata che per stile e iconografia è riconducibile proprio all'ambiente di gusto fiammingo che si trovava in quell'epoca nel napoletano. Il dipinto dell'Annunziata attualmente la possiamo ammirare presso il Museo Nazionale di Palermo.
Le Crocifissioni di Antonello Da Messina
L'opera conosciuta col nome di Crocifissione di Sibiu dipinta da Antonello intorno al 1455 conservata al Muzeul de Artà della città di Bucarest iconograficamente riprende i Calvari fiamminghi dello stesso anno ma successiva è la Crocifissione di Anversa che è conservata al Musée Royal de Beaux Arts.

Crocifissione di Anversa Antonello da Messina


Nella parte bassa della tavola l’opera è prettamente fiamminga mentre nella parte superiore in cui la disposizione ortogonale di Cristo e dei ladroni determinano una tangibile scatola spaziale, implicano un’attenta conoscenza delle volumetria spaziale italiana. L'esperto Roberto Longhi riteneva che la parte superiore della tavola fosse stata aggiunta qualche anno dopo poiché le due matrici culturali tipiche del messinese, fiamminga e italiana sono qui solamente accostate e non fuse.
Il viaggio e le opere di Antonello Da Messina nella città di Venezia.
Antonello Da Messina già a poco più di vent'anni era considerato un ottimo maestro nel campo della pittura. Del 1457 è la prima commissione artistica per un lavoro ricevuto come maestro indipendente. Questo lavoro era la realizzazione di un gonfalone per la Confraternita di San Michele dei Gerbini nella città di Reggio Calabria. Questo Gonfalone Antonello lo realizzo a imitazione di quello fatto per la Confraternita messinese di San Michele nella sua città natia. Purtroppo entrambe le due opere sono andate perdute e non si sa che fine hanno fatto. In quell'anno si sa anche che Antonello Da Messina si è sposato e probabilmente è anche diventato padre del piccolo che verrà chiamato Jacobello.
Dopo la realizzazione di altri lavori che gli vengono commissionati e che sono più o meno importanti sappiamo che Antonello da Messina nel 1470 circa è nella splendida città artistica di Venezia dove viene in contatto per i suoi studi e le sue ricerche con la pittura di uno dei grandi maestri del Quattrocento italiano, questi è Giovanni Bellini.

Crocifissione di Sibiu Antonello da Messina


Il Salvator Mundi è la sua prima opera firmata e datata: Mille simo quatricentessimo sexstage/simo quinto viije Indi antonellus/messaneus me pinxi ma più probabilmente fu eseguita nel 1470. In questa opera l’iconografia è ripresa dai fiamminghi e in special modo da Petrus Christus. Nella prima stesura la veste del Cristo era più accollata e la mano benedicente parallela alla superficie. Antonello rielaborò la composizione successivamente costruendo la piega dello scollo e tese la mano benedicente in modo da accentuare le valenze spaziali della composizione.
Tornato nella sua amata Sicilia Antonello da Messina realizza l’opera del Polittico di san Gregorio.
Del 1474 è l’Annunciazione del Museo Bellomo di Siracusa dove lo spazio non è unificato dalla prospettiva visto che sono presenti due diversi punti di fuga ma dalla sottile graduazione luminosa.
Dello stesso anno è anche il celebre San Gerolamo nello studio conservato alla National Gallery di Londra. La scena inquadrata in un arco di trionfo è costruita in modo che i raggi luminosi coincidono con quelli prospettici, avendo come centro il busto e le mani del santo, colto al lavoro nel suo studio, ingombro di libri e di oggetti, meticolosamente raffigurati al pari della minuta indagine naturalistica degli animali posti in primo piano.
Dal 1475 inizia il suo soggiorno veneziano fino all’autunno del 1476, al centro della sua riflessione c’è la figura umana sia in quanto anatomia sia per quanto riguarda l’espressività, fattori derivati dall’esperienza pierfrancescana e belliniana.
Del 1475 è l’opera Ecce Homo del Collegio Alberoni di Piacenza firmato e datato: 1473 Antonellus Messaneus me pinxit.
Dello stesso anno sono anche la Crocifissione della National Gallery di Londra, firmata e datata 1475/antonellus messaneus/me pinxit, la cui pacata composizione è costruita in sezione aurea dove a fare da linea marcatrice sono le acque del lago, che isolano maggiormente la figura del Cristo dal cerchio formato dalla Vergine e da san Giovanni; il Ritratto d’uomo della National Gallery di Londra (forse un autoritratto); la Pietà del Museo Correr; il Ritratto d’uomo, detto Il Condottiero del Louvre, firmato e datato: 1475/Antonellus messaneus me pinxit; il Ritratto d’uomo della Galleria Borghese e la Madonna col Bambino della National Gallery of Art di Washington.

martedì 21 febbraio 2017

Andrea Mantegna e le opere di pittura del San Sebastiano

Il dipinto conosciuto come il San Sebastiano del Louvre che è stato realizzato da un grande maestro italiano che risponde a nome di Andrea Mantegna (1431–1506) viene oggi considerato dagli esperti dell'arte insieme ad altri bellissimi lavori come uno dei massimi capolavori prodotti in Italia da quegli artisti che con il loro genio e le loro idee innovative sono riusciti a rendere straordinaria oltre all'arte in generale anche la pittura italiana durante la seconda metà del Quattrocento. Un periodo questo davvero stupendo che tutti noi appassionati amiamo e conosciamo col nome di Rinascimento italiano, un secolo veramente d'oro per la nostra storia dell'arte. cliccate sopra per ingrandire le immagini.


San Sebastiano del Louvre di Andrea Mantegna



Il San Sebastiano del Louvre di Andrea Mantegna.

Tra i vari San Sebastiano più ammirati e celebri del pittore italiano Andrea Mantegna c'è ne uno che è un vero e proprio capolavoro della pittura. Oggi lo possiamo ammirare andando a vederlo nel Museo del Louvre che si trova a Parigi. Si Conoscono oltre al San Sebastiano del Louvre anche altre due bellissime opere sempre dipinte dal Mantegna in anni diversi della sua carriera artistica e che hanno tutte il medesimo e straziante tema religioso su questo Santo e il suo martirio, molto simili nella composizione e nelle pose del personaggio raffigurato. Sotto diamo un piccolo accenno anche a queste due opere. Per quanto riguarda il San Sebastiano del Louvre il dipinto è stato realizzato in un periodo che va all'incirca dal 1481 al 1485 ossia in piena maturità artistica del Mantegna. Lo stesso pittore in quel periodo sembra si trovasse in soggiorno presso l'importante città di Mantova. Andrea Mantegna si trasferì intorno all'anno 1460 presso la città di Mantova su invito del potente Marchese e Signore Ludovico di Gonzaga dove lavorò e realizzò quelle che sono le sue più belle opere. La tecnica usata dal Mantegna per realizzare il suo San Sebastiano è quella dei colori a tempera che vengono stesi su un supporto in tela rettangolare di dimensioni abbastanza grandi. La sua altezza infatti è di circa 257 centimetri mentre la sua larghezza è di 142 centimetri.

In questa bellissima e struggente opera notiamo subito in primo piano San Sebastiano semi nudo che è stato legato presso una antica colonna romana ormai in rovina. Infatti notiamo che il martirio del Santo avviene tra quelle che sembrano delle antiche rovine di una architettura classica. Si intravede anche ciò che rimane di un antico arco di trionfo e un capitello che potrebbe essere un vecchio e imponente monumento onorario. Si intravedono anche dei resti di un piede di quella che doveva essere una statua in origine. Andrea Mantegna oltre a essere un grande artista era anche un grande estimatore e un ottimo conoscitore dell'architettura e della scultura classica. Questa sua bella passione la possiamo anche intuire in alcune sue opere pittoriche che sono spesso ricche di piccoli dettagli architettonici e precise linee prospettiche. Nel dipinto il San Sebastiano viene raffigurato dal Mantegna con una grande plasticità che lo fa sembrare quasi come fosse una statua romana. Viene descritto con una grande tensione espressiva, quasi come fosse un bellissimo eroe classico dopo essere stato trafitto in varie parti del corpo da numerose frecce e nel momento più drammatico in cui tra mille dolori le forze lo abbandonano. la visuale prospettica coglie dal basso verso l'alto questa tragica scena del Santo con il torace e il viso illuminati da una luce che sembra creare dei bagliori capaci di accentuare tutti i volumi. In basso in un angolino a destra il Mantegna ha voluto raffigurare due uomini con degli archi e delle frecce. I due sono quelli che con molta probabilità hanno tirato le frecce al Santo portandolo alla morte per martirio quindi i propri carnefici. Sembra quasi che l'artista voglia togliere questi due uomini dalla scena e dallo spazio del dipinto, dipingendoli quasi come se dovessero scomparire. Qualcuno ha affermato che questa scelta sia dovuta all'allusione della continuità di questa storia anche nel presente.

venerdì 20 marzo 2015

Giovanni Bellini artista italiano del Quattrocento

Giovanni Bellini fa parte di quegli artisti che hanno fatto grande la storia dell'arte italiana riuscendo con il proprio talento, delle nuove idee e delle straordinarie opere di pittura a illuminare gli anni in cui visse, parliamo di quel periodo d'oro per l'arte che conosciamo col nome di Rinascimento Italiano. Qui vediamo un suo ritratto.





Sotto vediamo una immagine di uno dei suoi celebri capolavori che possiamo andare ad ammirare presso la città in cui il pittore nacque, Venezia. Quest’opera è conosciuta come La pala di San Zaccaria collocata nella Chiesa omonima. Il Bellini la realizzò intorno all’anno 1505 quando cioè era nella sua fase artistica più consolidata e matura.

Giovanni nasce come detto in una bellissima e florida città come poteva essere la Venezia del tempo intorno all’anno 1432-33. Purtroppo gli storici dell'arte non hanno ancora trovato delle testimonianze certe sulla sua esatta data di nascita. Quello che è certo è che questo grande maestro dell’arte viene considerato dagli esperti come colui che ha dato una grande svolta al cammino dell'arte e portato tante novità soprattutto nella pittura veneziana negli anni del Quattrocento. Grazie ai suoi studi e alle nuove idee artistiche che Giovanni portò, uniti sicuramente ad un grande talento come pittore possiamo oggi capire attraverso le straordinarie opere e i dipinti realizzati durante i suoi circa 60 anni di carriera artistica e di passione quanto sia stato importante il suo contributo. Giovanni Bellini morì a Venezia nell’anno 1516 quando aveva superato ormai gli ottant’anni di età. Possiamo dire che sin da piccolo Giovanni ebbe la fortuna e il modo di poter respirare una particolare aria, quella di un meraviglioso mondo pieno di arte, di opere, di colori e di ottimi artisti nella famiglia e fuori che in una città bella e ricca culturalmente come era la Venezia Rinascimentale fecero nascere in lui una grande passione che lo porterà a un arte e una pittura del tutto innovativa che alla fine del suo percorso sfocerà poi alla straordinaria pittura Tonale del celebre pittore Giorgione.





Il padre di Giovanni infatti era Jacopo Bellini, già un famoso e affermato pittore della città lagunare. A Venezia il padre Jacopo aprì una sua bottega dell’arte come usavano fare alcuni maestri che ben presto divenne un centro molto importante della città per i tanti allievi e per i lavori che gli venivano commissionati. In questa bottega grazie agli insegnamenti del padre-maestro ebbero i primi contatti con il mondo della pittura anche i due figli, sia Giovanni che Gentile, il fratello maggiore che divenne anch’esso un grande pittore del Quattrocento. Come se non bastasse avere tutti questi ottimi talenti artistici in giro per la casa che diedero davvero tanto a lui e all’arte in generale, anche la sorella di Giovanni che si chiamava Nicolosia si prende in sposo intorno al 1453 nientemeno che il pittore Andrea Mantegna che come sappiamo oggi viene considerato tra i più grandi pittori in assoluto del periodo del Rinascimento. L’incontro di Giovanni con il cognato Andrea come affermano gli esperti fu qualcosa di straordinario, scoccò una vera scintilla per l’arte e la pittura veneziana. Ognuno di questi due grandi artisti italiani ebbero modo di apprendere l’uno dall’altro i tanti segreti sulla tecnica, sui linguaggi e sulle nuove idee della pittura che cambiava e si stava sviluppando in quegli anni. Per esempio Giovanni Bellini apprese dal Mantegna il segreto per dare più risalto ai vari volumi e alle varie figure che vengono rappresentate nelle opere pittoriche. Questo avveniva anche grazie a un uso particolare del colore e attraverso il tracciare delle linee nette che definivano i contorni. Tra i suoi studi per l’arte Giovanni bellini si appassiona e approfondisce soprattutto la rappresentazione degli elementi e dei paesaggi della natura. Nelle sue celebri opere notiamo per esempio come l’artista rappresenta una natura molto bella e armoniosa quasi fosse delicata dove possiamo ammirare anche l’uomo che viene inserito dal Bellini in modo che si fonda con essa senza avere nessun contrasto. Nelle sue opere di pittura vediamo anche come il Bellini ci da l’illusione della profondità dello spazio attraverso una tecnica particolare e tutta nuova, ossia quella della prospettiva cromatica. La prospettiva cromatica è una tecnica di pittura usata dagli artisti per darci l’illusione visiva delle diverse distanze su una superficie che ha solo due dimensioni, come possono essere le tavole in legno o le tele usate dai pittori. Questo avviene mediante l’uso dei diversi toni di colore, da qui deriva il termine cromatica, dove quelli che hanno valori diciamo più freddi corrispondono a distanze molto lontane all’osservatore mentre i toni dei colori più caldi corrispondono a elementi di paesaggi molto vicini o in primo piano. La meravigliosa arte e la pittura di Giovanni Bellini col tempo si affinò sempre di più, cambiò nello stile sino ad arrivare verso la fine del secolo Quattrocento ad avere un gusto vicino al classicismo come mostrano alcune bellissime sue opere aventi un tema Sacro. Delle composizioni straordinarie come quelle che raffigurano la Madonna con Bambino e alcuni Santi che sono considerati dei veri capolavori dell’arte e della pittura.

Tra le numerose e bellissime opere della pittura italiana realizzati dall’artista Giovanni Bellini durante tutta la sua lunga carriera artistica nel Quattrocento, un secolo che come sappiamo abbraccia anche gli anni d’oro del primo Rinascimento, troviamo spesso rappresentato il tema religioso. Bellissime sono le sue Madonne con Bambino, alcune Pietà che vediamo sotto o i dipinti con Santi di cui parleremo in seguito.

La Pietà una delle opere pittoriche di Giovanni Bellini.

Qui sotto possiamo vedere una immagine dell'opera intitolata La pietà che l’artista italiano Giovanni Bellini realizzò intorno agli anni 1455-1460 circa. Questo dipinto è stato realizzato con la tecnica pittorica dei colori a tempera stesi su una superficie che ha come dimensioni circa 107 per 86 centimetri. Questa superficie era di una tavola in legno che come sappiamo è stato uno dei materiali più utilizzato dai pittori di quell’epoca. Questa Pietà la troviamo oggi collocata presso la Pinacoteca di Brera nella città di Milano.


Vediamo in quest’opera la rappresentazione di un tema sacro molto spesso utilizzato in pittura. Questo tema come ci suggerisce il titolo è quello della Pietà verso il Cristo morto e di alcuni altri personaggi. Vediamo infatti nella scena descritta da Giovanni Bellini su uno sfondo che sembra essere quello di un tipico paesaggio del Veneto di quel periodo mentre il sole sembra tramontare, al centro un Cristo morto che porta ancora tutti i segni del suo grande sacrificio sulla croce. Vediamo il corpo del Cristo con le ferite sul costato e la corona di spine in testa appena dopo essere stato tolto dalla sua croce che viene sorretto sia dalla Madre, la Madonna a sinistra che da San Giovanni sulla destra. Facendo un po’ di attenzione notiamo come il Bellini abbia instaurato una sorta di straordinario e intimo incontro tra il personaggio del Cristo morto e quello della Vergine Maria. Una straordinaria e intensa comunicazione che ci viene espressa dal viso della Madonna e attraverso le mani unite della Madre affranta dal dolore e quella del Figlio esanime. Gli esperti dell’arte ci indicano come in questa Pietà si possa intravedere anche l’influenza del Mantegna, come nei particolari dei panneggi che hanno una certa durezza oppure guardando i riccioli del San Giovanni. Nell’opera vediamo anche una sorta di muretto dove possiamo leggere anche la firma di Giovanni Bellini. Questo muretto dipinto usato come un artificio in alcune opere della pittura fiamminga e ripreso poi anche dal Mantegna serviva a separare simbolicamente lo spazio “finto” aldilà dei tre personaggi raffigurati nella scena da quello reale di tutti noi dall’altro lato che siamo gli osservatori. Ma come affermano alcuni degli esperti d’arte Giovanni Bellini sembra che abbia voluto inserire attraverso l’uso della mano poggiata sul muretto di marmo del Cristo un preciso elemento di unione che serve proprio a avvicinare e quasi a unire questi due spazi. Questo serve forse anche a comunicare un messaggio positivo dell’opera. Il messaggio di una rinascita del Cristo e quindi di un ritorno e di una vicinanza più forte per la fede nell’uomo.