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giovedì 22 maggio 2014

L'architettura nell'antica Grecia tra stili, città ed Edifici di questa grande civiltà

La storia dell'architettura nell'antica Grecia attraverso un viaggio nella storia.
Abbiamo imparato molto dalla storia dell'arte per quanto riguarda lo sviluppo e le meraviglie portate dalla civiltà dell'antica Grecia. Abbiamo appreso per esempio come questo fiero e importante popolo vissuto in un periodo molto lontano dal nostro attraverso le idee, le nuove tecniche e le straordinarie opere dei suoi grandi artisti abbia contribuito a influenzare e a dare un forte impulso al mondo dell'arte e della cultura trasformandola positivamente e diventando addirittura un modello da imitare e ammirare per tante generazioni di artisti nel futuro.

Acropoli di Atene ricostruzione


Caratteristiche dell'architettura greca e le città-Stato.
Soprattutto quando pensiamo all'architettura gli artisti greci hanno permesso un grande cambiamento, sono stati fondamentali concependo delle idee innovative superiori a tutti e arrivando a costruire delle stupende opere con Edifici che ancora oggi possiamo vedere e ammirare. Grazie alle numerose testimonianze storiche e le opere che sono arrivate quasi intatte fino ai nostri giorni dopo scavi archeologici eseguiti possiamo capire quanto questa civiltà Greca era avanzata nel campo delle costruzioni e dell’architettura di urbanizzazione.
Le architetture greche presentano come caratteristiche delle forme molto semplici, i volumi vengono definiti in modo preciso e presentano delle armonie e dei ritmi perfetti anche nelle strutture. I bravissimi architetti greci sono riusciti a creare strutture per Edifici che presentavano novità come le colonne, gli archi e altri elementi. Nel tempo sono stati creati dei nuovi Ordini architettonici usati per la costruzione di nuovi tipi di Edificio. Si assiste infatti alla nascita di nuove tipologie architettoniche che vengono progettate dai più bravi architetti dell'epoca con degli scopi precisi e funzionali per la popolazione greca, come per esempio quella dei Templi per un uso religioso dei fedeli, di Edifici civili o dei Teatri che avevano uno scopo invece di utilità pubblica o di semplice divertimento. I materiali più utilizzati all'epoca per queste costruzioni erano i marmi, la pietra e il legno.
Intere città sono state fondate o riordinate durante il periodo di massimo splendore dei Greci. Queste città che in lingua greca venivano chiamate Polis, ovvero le Città-Stato avevano delle regole architettoniche molto precise. I confini di alcune di queste belle città greche come per esempio una delle più famose, Atene erano in genere molto vasti e comprendevano anche la campagna circostante la quale era a sua volta costellata da tanti piccoli villaggi abitati da contadini e da agricoltori. Il centro della città vera e propria era protetta da alte mura e di solito veniva divisa in due parti:
la città bassa dove si viveva la gran parte della vita quotidiana. Qui vivevano molti cittadini, si lavorava e si studiava;
la città alta chiamata anche Acropoli. Vediamo in alto una ricostruzione dell'Acropoli di Atene dove vi era tra l'altro anche la sede di molti importanti Edifici come quelli adibiti al culto religioso con i famosi Templi greci costruiti dagli architetti per devozione dei cittadini e dei sovrani greci. l'Acropoli era la zona più protetta e riservata della città allo stesso tempo.



L'architettura e gli Edifici più importanti dell’antica Grecia.
Uno degli Edifici che oggi possiamo definire uno dei simboli dell'architettura greca sia per la sua architettura ma anche per essere un importante centro per la vita religiosa di questa civiltà con tutti i suoi fedeli era il Tempio. Questo esprime attraverso le sue forme e i suoi precisi elementi la ricerca di una armonia e di un equilibrio che erano proprio tipiche della cultura greca e ellenica. Leggete l'articolo sul Tempio.
Da italiani come non pensare per esempio alla favolosa Valle dei Templi di Agrigento nella bella Sicilia quando si parla di architettura greca. Questa valle è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Presenta moltissime rovine antiche di una intera Acropoli, con tanti Templi greci di cui ben sette sono costruiti in stile Dorico. Il Tempio della Concordia è uno dei meglio conservati, quasi tutto intero.

Un Tempio greco e suoi elementi


Il Tempio che era la casa di una delle divinità protettrici della città e del popolo doveva essere progettato e costruito con precise regole matematiche e geometriche. In genere la pianta doveva essere rettangolare e una o più file di colonne dovevano circondare il perimetro dell’edificio. Queste colonne dovevano essere appoggiate su un basamento perfettamente regolare al quale si poteva accedere tramite una gradinata.
I due lati corti del Tempio che chiamiamo facciate sono coronate dal frontone che era la caratteristica più evidente di ogni tempio con le sue decorazioni. Infatti l’interno del frontone chiamato timpano era molto spesso arricchito con sculture in altorilievo o addirittura a tutto tondo. Vediamo sopra una immagine grafica di un Tempio greco con alcuni suoi particolari.
La statua appartenente alla divinità di cui il Tempio prendeva il nome veniva custodita all’interno di una cella chiamata naos, preceduta da un vestibolo (pronao) e a volte si poteva trovare anche un altro vano chiamato opistodomo. Potevano entrare all’interno dei Templi soltanto i Sacerdoti e alcune persone che svolgevano particolari lavori, infatti le cerimonie a cui partecipava tutta la città venivano celebrate all’esterno dell’edificio (vediamo sotto la pianta).

Tipi di piante per i Templi greci


Gli architetti greci nel realizzare un Tempio usavano seguire il sistema architettonico chiamato trilitico, che era basato su elementi verticali (le colonne) che reggono il peso degli elementi orizzontali (trabeazione). Nel corso dei secoli il sistema costruttivo e la pianta del Tempio non subirono variazioni o importanti modifiche, anzi alcune di queste caratteristiche fondamentali dell’architettura greca talmente erano ben fatte, armoniose e belle da vedere secondo i canoni del tempo che diedero vita ai famosi Ordini Architettonici Greci, cioè l’ordine Dorico, Ionico e Corinzio di cui abbiamo parlato in un altro articolo sempre su questo sito.
Altro importante Edificio dell'architettura dell'antica Grecia di cui per fortuna alcuni esempi sono arrivati quasi intatti sino ai nostri giorni è il Teatro greco.

venerdì 11 aprile 2014

Il Doriforo di Policleto: il capolavoro della scultura greca che fece scuola


Il Doriforo di Policleto da Argo uno dei massimi capolavori della scultura classica della Grecia antica, imitato e ammirato da tutti gli artisti del passato e del presente per le sue innovazioni, il grande equilibrio e le sue perfette proporzioni.



Questa opera scultorea che fu realizzata dal maestro Policleto da Argo venne considerata sin da subito qualcosa di unico per l'arte, un modello da imitare con tutte le sue novità e i suoi pregi e oggi viene anche considerato uno dei massimi simboli di quel periodo artistico che noi conosciamo come l'Arte classica degli antichi Greci.



In origine la scultura del Doriforo, ossia un nome che ha il significato di portatore di lancia venne realizzato usando del materiale bronzeo intorno all'anno 450 a.C. Il suo autore, Policleto da Argo (Argo era la località di nascita dell'artista) fu uno dei più grandi artisti attivi in quel periodo. Attraverso dei particolari e rigorosi studi che comprendevano geometria e matematica, uniti anche a una sua personale e nuova intuizione per la scultura Policleto realizza questa sua bellissima statua definendo attraverso di essa anche delle nuove regole che vennero chiamate “canoni” e che servirono a realizzare una figura umana scolpita che era molto più vicina alla perfezione. Ecco che la scultura greca raggiungerà dei livelli talmente alti che nel futuro poche volte sono stati avvicinati o addirittura superati. Il Doriforo è un simbolo che racchiude e interpreta tutte queste nuove idee e i canoni di Policleto tralasciando o cancellando magari altre informazioni che di solito vengono prese. Infatti la critica d’arte antica non era interessata a collocare la statua nel suo contesto storico o a sapere chi la commissionò bensì a riconoscere soprattutto i valori che questa esprimeva.
Oggi purtroppo del Doriforo originale in bronzo realizzato da Policleto non vi è più traccia ma esistono alcune copie realizzate in marmo risalenti all’età romana che ci restituiscono tutta la bellezza e l’aspetto che poteva avere l’originale. Qui sopra vediamo l'immagine del Doriforo in marmo che si trova presso la città di Napoli al Museo archeologico Nazionale, alta circa 212 centimetri e risalente alla fine del II secolo a.C. Gli esperti di arte definiscono questa come una delle copie più belle in assoluto.



Come si vede la statua rappresenta un uomo giovane nudo dal corpo reso in modo perfetto e atletico. La statua teneva nella mano sinistra una lunga lancia che era poggiata sulla spalla sinistra e uno scudo mentre nell’altra mano teneva forse un altra piccola arma. Questi oggetti e le armi purtroppo non sono arrivati sino a noi. La figura umana rappresentata da Policleto è colta nel preciso momento in cui sta per portare in modo naturale la gamba sinistra in avanti, spostando tutto il peso del corpo sulla gamba destra. In questo modo grazie a questa forza espressiva noi riusciamo a intuire la potenzialità del movimento che andrà a fare (movimento sospeso). Vediamo anche che la testa che ha dei capelli in piccole ciocche è inclinata verso destra e ci mostra un volto idealizzato dai lineamenti molto regolari che trasmette una grande serenità. Il corpo dell’uomo esprime grande equilibrio. Questo si vede anche nella possente muscolatura attraverso dei rilassamenti e delle tensioni molto naturali. La grande invenzione artistica portata da Policleto nel Doriforo è l’aver intuito e risolto in modo perfetto il bilanciamento e come risponde nel movimento il nostro corpo umano. Questa nuova scoperta che verrà chiamata chiasmo Policleteo (incrocio degli elementi), cambierà la visione e la tecnica nella scultura per scolpire ed esprimere il movimento e i corpi. Infatti prima una scultura di un corpo umano veniva realizzata in posizione frontale, ferma e con le braccia distese lungo i fianchi. Policleto ai suoi modelli fa alzare un braccio, sposta leggermente una gamba indietro e vede come il peso e l’equilibrio del corpo rispondono a tutto ciò, intuendo che a ogni tensione o movimento di un elemento o di un arto del corpo doveva ripercuotersi anche da un altra parte dello stesso (vedi il particolare). La ponderazione del Doriforo è il risultato di una costruzione molto attenta e articolata che si fonda sul chiasmo, appunto sull’incrocio di elementi e sulle opposizioni delle parti del corpo generando così un equilibrio perfetto di baricentro e pesi.

giovedì 27 febbraio 2014

Gli stili nei vasi Greci e le decorazioni di splendide opere dell'arte vascolare


L'Arte dell'antica Grecia attraverso gli Stili e le decorazioni artistiche dei vasi di ceramica. Per ingrandire le immagini un poco cliccateci sopra.
Quando in generale pensiamo all'arte e alla cultura del passato magari prendendo come esempio le stupende opere realizzate in quel lungo periodo storico in cui nasce e si evolve la straordinaria civiltà degli antichi Greci ci viene in mente che sfortunatamente oggi non ci sono arrivate molte testimonianze di opere per quel che riguarda la forma d'arte della pittura degli artisti greci.

Cratere La partenza degli Argonauti


Come sappiamo infatti quasi tutta la grandiosità e la bellezza dell'arte greca, di questo formidabile popolo che è stato capace di cambiare il mondo che gira attorno all'arte ci arriva soprattutto grazie allo studio e al piacere di ammirare opere dell'architettura e della scultura. Queste sono opere realizzate dai più grandi maestri che sono vissuti sui territori della Grecia antica e che per nostra fortuna sono arrivate quasi intatte a noi, divenendo subito dei modelli che fanno scuola da poter imitare per il lavoro di tanti giovani artisti del futuro. Oggi anche se le ricerche e gli studi da parte di esperti continuano sempre si conoscono soltanto pochi nomi di quelli che furono dei pittori greci, e sono pochissime anche le opere di questo genere che sono arrivate sino a noi.

Chissà quanti bellissimi dipinti dei greci sono andati persi? Quante opere pittoriche sono stati capaci di realizzare i maestri della pittura e che non potremo mai ammirare? Dico questo anche perché la storia ci ha insegnato che la forma artistica della pittura rispetto alle altre veniva considerata dal popolo greco come l'espressione più alta e importante di tutta l'arte.
Comunque gli studiosi hanno potuto soddisfare in parte questa loro curiosità artistica immaginandosi lo sviluppo e la bellezza creativa della pittura greca attraverso le ricerche e lo studio puntiglioso dei numerosi vasi in ceramica dipinta che sono stati ritrovati in vari scavi archeologici e che oggi possiamo ammirare nei più importanti Musei del mondo spesso completamente integri o in buone condizioni. Questa particolare tecnica decorativa usata dagli artisti greci per la lavorazione dei vasi in ceramica (leggete l'articolo sulle fasi di lavorazione della ceramica dei greci) viene anche chiamata Arte vascolare ed era già nota in antichità proprio per la bellezza di questi oggetti che venivano creati dagli artigiani per un uso quotidiano ma che spesso diventavano per la loro forma e le loro perfette decorazioni anche delle vere opere d'arte che furono richieste in tutte le terre che si affacciavano sul Mar Mediterraneo.

Le forme e le funzioni dei vasi dell'antica Grecia.
Attraverso uno sguardo attento dei numerosi vasi in ceramica che sono stati ritrovati sulle aree dell'antica Grecia durante gli scavi archeologici possiamo farci una idea precisa di quanto sia stata grande la creatività e la maestria degli artisti nel realizzare questi oggetti in ceramica che presentavano molte forme ed erano di vario tipo. Troviamo come dimensione dei vasi piccoli, dei vasi grandi e le forme a volte sono molto curiose e strane. Alcuni di questi vasi svolgevano una funzione puramente decorativa e artistica, altri erano realizzati per essere impiegati in alcuni importanti rituali religiosi che venivano eseguiti nei Templi sacri per omaggiare i famosi dei greci, altri ancora venivano usati per degli scopi normali, legati alla vita quotidiana come poteva essere un recipiente per gli alimenti o per trasportare dei liquidi come erano il vino e l'olio.



Tra i tipi di vasi greci più famosi troviamo sicuramente quello che era chiamato anfora che veniva utilizzata soprattutto per la conservazione o il trasporto del vino, dell'olio o anche di materiali alimentari più solidi come per esempio il grano. Di anfore se ne realizzavano numerose e di diverse forme che servivano anche a riconoscerle in base all'area geografica. Il cratere era un particolare vaso che serviva per mescolare tra di loro alcuni liquidi come per esempio il vino con l'acqua. La brocca (dal termine greco oinochòe) era molto utilizzata dai cittadini greci perché veniva usata per versare il vino o altri liquidi durante i pranzi. Poi vi erano altri vasi dalle dimensioni più piccole che servivano a conservare alcuni oli profumati, i profumi o qualche altro materiale cosmetico (lékythos), mentre per bere si usavano delle speciali coppe chiamate dai greci kylix che presentavano o meno un piede. A secondo dello stile e delle varie decorazioni che presentano i vasi greci ritrovati gli esperti d'arte hanno potuto classificare questi oggetti in tre precisi periodi conosciuti come: lo stile geometrico, lo stile con figure nere e quello con figure rosse.

I vasi greci e lo stile geometrico, curvilineo e rettilineo.
Presso Atene che era una delle città Stato più importanti dell'antica Grecia sono stati ritrovati alcuni vasi risalenti all'XI secolo a.C. che avevano come caratteristica una piccola decorazione pittorica fatta di motivi astratti e geometrici. Questi motivi erano in prevalenza realizzati con segni curvilinei, cioè con dei cerchi, dei semicerchi o delle linee ondulate. Intorno alla metà del secolo X a.C. inizia invece ad affermarsi lo stile geometrico che privilegiava come si può intuire dal nome dato dei motivi e delle linee geometriche. Troviamo in questo caso la decorazione con rombi, triangoli, greche, punti e linee a zig-zag. Insomma tutto ciò che non aveva un andamento curvilineo o rotondo come possiamo vedere sotto nell'immagine con esempi di questi modelli geometrici.



Per poter iniziare a vedere qualche figura umana come decorazione nella ceramica si dovrà aspettare sino al secolo successivo. Infatti nel VIII secolo a.C. iniziano a comparire sui vasi greci dei corpi umani molto schematici e geometrici. Il busto fatto a forma di triangolo, le braccia filiformi e le gambe di profilo mentre la testa veniva rappresentata da una piccola macchia nera. Molti di questi vasi ritrovati erano usati soprattutto nel campo funerario, ciò si può capire da alcuni soggetti rappresentati sui vasi.
Per esempio nel cratere funerario dell'immagine qui sotto alto ben 122 cm. possiamo vedere il trasporto di un defunto. Nella fascia inferiore viene raffigurata la sfilata di carri e cavalieri che sicuramente accompagnavano tutto il corteo funebre. Sembra quasi di vedere una sorta di sequenza fotografica di quel preciso momento che, anche se triste per i familiari del defunto possono trovare un po' di conforto in questo oggetto artistico e nelle sue immagini. Nel piede del vaso notiamo anche delle belle decorazioni geometriche molto precise e uguali.



I vasi greci con le figure nere su fondo rosso.
Con il passare dei secoli questo particolare tipo di arte greca, ossia la pittura vascolare va sviluppandosi e affinandosi sempre di più per alcuni artisti riscuotendo grande successo. Dal VII secolo a.C. in poi infatti le forme dei vasi vengono perfezionate e la fitta decorazione geometrica lascia il posto alla narrazione di episodi mitologici, di scene di vita di persone e di animali.

L'arte dei vasi nella Grecia: lavorazione e tecnica usata dagli artisti vasai


I vasi in ceramica nell'antica Grecia attraverso la tecnica e la lavorazione di questa importante forma che rese mitica l'arte di alcuni artisti del passato.
Grazie alla storia abbiamo imparato a conoscere che per la civiltà della Grecia che come sappiamo per quanto riguarda l'arte è stata davvero una delle più influenti e importanti civiltà dell'antichità, la forma della lavorazione della ceramica per realizzare degli oggetti artistici, in cui rientra pure la tecnica che viene definita arte vascolare ossia la progettazione e la realizzazione di bellissimi vasi greci decorati che tutti oggi possiamo vedere esposti in alcuni dei più celebri Musei del mondo era una delle forme di arte più rappresentative e seguite dai vari artigiani e dagli artisti dell'epoca. Adesso vediamo come questi ottimi artisti riuscivano a lavorare la ceramica nel passato, a volte con delle tecniche segrete molto particolari capaci di dare alla fine di ogni lavoro degli oggetti davvero stupendi, oggetti che oggi sono considerati dei piccoli capolavori dell'arte talmente perfetti e di una bellezza unica.



Le fasi della lavorazione usata dai vasai greci per realizzare i vasi in ceramica.
Per realizzare questi splendidi vasi la lavorazione della ceramica da parte di abili vasai greci era tra le fasi più importanti per avere un perfetto esito finale. Come spesso può accadere nel mondo dell'arte tra gli artisti gelosi o invidiosi del proprio lavoro anche per gli antichi artigiani vasai si tenevano gelosamente nascoste le proprie tecniche migliori, i trucchi e i segreti sull'arte tramandati magari da padre in figlio della lavorazione delle ceramiche per evitare che questi arrivassero agli artisti concorrenti. Se avete notato ho scritto sopra artigiani greci e non artisti soltanto perché in passato nelle antiche civiltà sino a un certo periodo storico queste persone erano considerati soltanto dei semplici lavoratori artigiani. Sarà poi col trascorrere dei secoli e con lo sviluppo delle varie forme di arte che nella civiltà della Grecia nascerà anche l'idea e il modo di definirsi come un “artista” per i migliori artigiani della Grecia. Infatti prima non esisteva una idea precisa o una piena coscienza dell'essere un artista in questi lavoratori o di firmare magari un loro lavoro perché si riteneva un opera veramente straordinaria e unica. Per i cittadini i vasai erano infatti dei semplici operai o meglio dei bravi artigiani che eseguivano dei lavori manuali come poteva essere per esempio un operaio edile che costruisce una casa.

Vaso greco con figure nere su sfondo rosso


I vasi e le ceramiche greche del passato presentano in base al periodo in cui vennero realizzati degli stili e delle decorazioni diverse (leggete l'articolo sui vari stili). Per fare un esempio i vasi che presentavano delle decorazioni con delle figure nere o delle figure rosse dipinte su uno sfondo di diverso colore erano in quell'epoca riconosciute dagli appassionati dell'arte e dai grandi committenti come degli oggetti di vasellame di grandissimo pregio, al punto che venivano usate nei loro commerci come se fossero degli oggetti preziosi. Questi bellissimi vasi venivano realizzati di solito con un tipo di argilla depurata. Era un tipo di argilla priva di ogni più piccola impurità e imperfezione dovute alla presenza di pietrisco o di piccole fibre vegetali. Per ottenere questo risultato il vasaio come prima operazione preparava una argilla quasi del tutto pura grazie a dei processi di decantazione e di essiccazione particolari. La decantazione è un metodo in cui l'argilla liquida viene depurata con un processo di separazione delle impurità che rimangono in sospensione. Fatto questo l'argilla era pronta per essere lavorata con il tornio. Il tornio è uno strumento molto utile e indispensabile per ogni buon vasaio. La base, o piano di lavoro del tornio è costituita da un disco piatto collocato su un perno in pietra ove viene messa l'argilla da lavorare che gira con una velocità variabile comandata dal vasaio stesso. Questi con le proprie mani e con altri strumenti adatti riesce a modellare facilmente i vasi o le altre forme desiderate. Vediamo nell'immagine in alto un esempio di lavorazione dell'argilla al tornio.

Vaso greco con figure rosse su sfondo nero


In questa prima fase molto importante, il vasaio dava la forma abbozzata e modellava l'oggetto a seconda del progetto e del desiderio delle persone che venivano in bottega a commissionare i lavori. La modellazione del vaso avveniva quasi sempre in due tempi che sono conosciuti col nome di abbozzo eseguito principalmente a mano e dopo la rifinitura vera e propria che veniva eseguita con dei particolari attrezzi che aiutavano molto l'artista per un lavoro finale perfetto e preciso. Durante la lavorazione e la modellazione dell'argilla al tornio usciva il vero talento artistico e la grande abilità tecnica dei vasai più bravi, visto che era spesso difficile ottenere delle particolari forme della ceramica aventi ricchi dettagli o delle perfette rifiniture. Da tutti questi piccoli particolari artistici i vari committenti notavano la classe di ogni artista vasaio andando a scegliere poi tra i migliori di essi che pian piano accrescevano la loro fama e il loro successo economico.

giovedì 13 febbraio 2014

Il Discobolo di Mirone nella scultura greca: la perfezione ideale del corpo umano

Il Discobolo di Mirone nella scultura della Grecia classica: dati e caratteristiche di uno dei più famosi capolavori dell'arte e della storia antica.
Il Discobolo di Mirone è il titolo con cui subito gli amanti dell'arte identificano una delle più importanti opere della scultura realizzate nel cosiddetto periodo classico dell'antica Grecia. E proprio grazie a stupendi capolavori che abbiamo la fortuna di ammirare e che oggi sono diventati anche un simbolo per tutta l'arte mondiale come sono le statue del Discobolo o quella del Doriforo per la scultura, o come i grandiosi progetti realizzati per l'architettura come sono le Acropoli di importanti città, i bellissimi Teatri greci o ancora i famosi Templi sacri con le loro perfette strutture, i loro elementi armoniosi, che l'antico popolo dei Greci divenne una delle civiltà più importanti e ammirate di tutta la storia, soprattutto per il livello raggiunto da alcuni artisti che hanno influenzato e cambiato per sempre il pensiero e il modo di fare arte. Sotto vediamo una immagine completa del Discobolo di Mirone.



L'opera del Discobolo o lanciatore del disco fu realizzata in origine intorno all’anno 450-455 a. C. da Mirone. Questo artista era considerato nel V secolo uno dei più grandi scultori bronzisti greci. Egli visse e lavoro tra il 470 e il 440 a.C. durante il periodo storico-artistico che gli esperti definiscono come la fine dello Stile Severo e l’inizio dell’età Classica. Mirone si dedicò soprattutto allo studio dell'anatomia e del movimento espresso dal corpo umano che poi raffigurava nelle sue opere. Purtroppo dell’originale in bronzo del Discobolo non si sa più niente e non si hanno neanche delle testimonianze certe sulla sua originaria collocazione ne sul motivo della sua committenza. Comunque per fortuna la bellezza dell'opera con l'atleta sportivo ci è arrivata attraverso alcune belle copie in marmo risalenti all’epoca romana. Una di queste che a detta degli esperti è la più bella e interessante è quella che viene chiamata la versione Lancellotti che si può ammirare presso il Museo Nazionale Romano. La sua altezza è di circa 124 centimetri, realizzata in marmo intorno al 450 a.C. La statua rappresenta la bellezza e la forza ideale di un giovane atleta greco, raffigurato con delle forme che mettono in risalto un fisico perfetto e muscoloso da fare invidia per intenderci. L'atleta è completamente nudo e si sta preparando a eseguire un esercizio sportivo ben preciso. Questo momento è l’istante esatto in cui l’uomo sta per lanciare il disco che tiene nella mano destra, da qui deriva il nome dell’opera. Il disco è uno degli attrezzi sportivi più antichi da lancio usati in una delle discipline durante le Olimpiadi. L'uomo è raffigurato con un particolare movimento naturale per il lancio, infatti vediamo il torso piegato in avanti e in semi-rotazione verso destra esattamente come il movimento sportivo viene richiesto a un vero lanciatore di disco. Il braccio destro sollevato all’indietro e quello sinistro appoggiato al ginocchio destro ci danno l’esatta posizione e il punto di massima carica e tensione per eseguire il miglior lancio dell’attrezzo. Con questo movimento il peso viene tutto caricato sulla gamba destra piegata che appoggia su un piede stabile con la pianta completamente a terra, mentre la gamba sinistra serve per dare il giusto equilibrio e appoggia sulla sola punta del piede. Guardando l’opera percepiamo esattamente il movimento del corpo negli istanti prima e in quelli dopo, prevedendo ciò che accadrà.



Si possono notare alcuni bellissimi dettagli come per esempio le vene e specialmente tutti i muscoli di questo corpo perfetto che sono contratti proprio per il movimento e lo sforzo che si sta eseguendo. Questi però sembrano in pieno contrasto con l’idealizzazione del volto sereno dell’atleta, assolutamente concentrato ma che non manifesta nessuna tensione per l’azione eseguita guardando i lineamenti del suo viso. Lo scultore greco con questa sua opera era interessato soprattutto a far vedere una rappresentazione di un particolare istante del movimento fisico dell’uomo. Questo tipo di sculture rientrano in quel linguaggio che gli esperti definiscono come la sospensione del movimento. Il Discobolo sembra costruito in una sorta di due dimensioni, cioè sembra che il corpo sia disposto su un unico piano e nella direzione del lancio. Mirone realizzò quest'opera cercando in essa anche una costruzione più lineare e geometrica delle forme, senza guardare troppo l’esattezza della tridimensionalità o quello che rende in una visione laterale.
Come spesso sentiamo dire la scultura greca ci ha insegnato davvero tanto regalandoci opere uniche e straordinarie come questa. Quindi facciamone grande tesoro.

martedì 11 febbraio 2014

Il Laocoonte e i suoi figli: uno straordinario capolavoro della scultura ellenistica Greca

Il gruppo del Laocoonte uno degli esempi più belli della scultura realizzato nel periodo greco-Ellenico.
Questa importante opera conosciuta col nome di Laocoonte e i suoi figli o come semplicemente qualche estimatore ama chiamarla gruppo del Laocoonte è oggi considerata un vero e proprio simbolo nel mondo dell'arte, un bellissimo capolavoro che da sola riesce a testimoniarci tutta la grandezza e il livello raggiunto nella scultura durante quel periodo storico e artistico che gli esperti chiamano arte Ellenica. Sotto vediamo una semplice immagine dell'opera che con un clic possiamo ingrandire un pò anche se così non avremo lo stesso tutta la meraviglia e la forte emozione che può trasmettere l'opera dal vero.

Il laocoonte e figli scultura


I Dati del Laocoonte dei Musei Vaticani, un opera ellenica che esprime movimento e grande pathos.
Innanzi tutto diciamo che l'opera del Laocoonte e i suoi figli fa parte dei cosiddetti grandi gruppi statuari o gruppi scultorei. È definita anche un opera di scultura a tutto tondo, che in parole semplici significa che chiunque di noi abbia la fortuna di poterla andare a vedere si accorge che l'opera è stata scolpita in 3D, in ogni suo lato e direzione, quindi possiamo girarle tutto intorno a 360 gradi come avviene nella realtà.
Vi è ancora qualche dubbio sulla vera origine o paternità del Laocoonte e i suoi figli, intitolato così per via dei tre personaggi che sono raffigurati in esso. Comunque i maggiori esperti dell'arte affermano che il gruppo realizzato in un periodo che va dal I secolo a.C. Al I secolo d.C. Circa e che troviamo collocato all'interno dello straordinario sito artistico che sono i Musei Vaticani nella città di Roma sia una copia perfetta di un originale in bronzo andato perso che era stato realizzato in precedenza. Quindi i dati che leggiamo qui sono relativi all'opera dei Musei Vaticani, visto che è anche la scultura del Laocoonte più bella e famosa nel mondo. Gli autori che realizzarono quasi sicuramente questo straordinario capolavoro dell'arte Ellenica alto all'incirca 242 centimetri, usando come materiale del pregiato marmo provengono dalla stessa bottega artigianale, una bottega ad andamento familiare che si trovava nell'antica e leggendaria città di Rodi. Questi formidabili uomini con un grande talento artistico sono stati identificati col nome di Agesandros e i suoi due figli Athenodoros e Polydoros, nomi in lingua greca, mentre la committenza per il Laocoonte sembra sia arrivata da parte di alte cariche dell’impero Romano Augusteo che stanziavano proprio presso la città di Rodi. Oggi così come sicuramente avvenne anche nel passato quando si è davanti a qualcosa di unico e di straordinario per l'arte i vari esperti considerano il capolavoro per la sua grande forza espressiva e drammatica o per il movimento e le pose dei personaggi come uno dei più alti esempi di espressione dell'arte ellenica per quanto riguarda pathos e dramma in un opera. Uno dei soggetti preferiti dagli scultori ellenici infatti era quello di rappresentare attraverso un realismo estremo la figura umana in tutte le sue condizioni fisiche e psicologiche.
L'episodio narrato nell'opera del Laocoonte e i suoi figli.
Il gruppo con i suoi personaggi rappresenta un famoso episodio che avvenne durante la lunga guerra terminata poi con l’assedio della città di Troia. Sicuramente noi tutti abbiamo imparato a conoscere grazie al suo autore, il poeta latino Virgilio e alla sua famosa opera l’Eneide anche questo episodio letto sui banchi di scuola o magari visto in qualche sala di cinema. Laocoonte era il nome di una sorta di profeta troiano durante il periodo dell’assedio alla città da parte dei soldati nemici degli Achei, di cui faceva parte anche l’astutissimo Ulisse che poi fece costruire il cavallo in legno. La leggenda narra che Laocoonte attraverso una visione avuta in sogno aveva appreso della tremenda trappola che gli Achei e Ulisse avevano preparato con il famoso cavallo di Troia lasciato in regalo sulla spiaggia di Troia e cercò in tutti i modi di convincere i suoi concittadini a non fidarsi. La dea Athena che aveva a cuore la vittoria degli Achei allora fece emergere dalle acque del mare vicino la spiaggia assediata due enormi serpenti che aggredirono e alla fine uccisero sia Laocoonte che i suoi due figli, Antifante e Timbreo tra le urla strazianti per il dolore e lo sgomento di tutti.
La scultura ci descrive in modo così dettagliato e realistico quel terribile momento dell’aggressione da parte dei serpenti mandati dalla dea. Sembra di leggere le pagine di un libro che ci racconta una triste storia nei minimi particolari. Laocoonte e i figli sono rappresentati dagli artisti con una naturale espressione di terrore nei loro lineamenti e nel movimento che ci fanno subito intuire il triste momento vissuto. Sembra quasi di poter udire le urla dei personaggi che vengono morsi dai serpenti e che con i loro muscoli tesi in un ultimo sforzo cercano in qualche modo di togliersi di dosso la loro feroce presa delle spire. Intravediamo quasi un aumento emotivo e del dramma vissuto sulla parte sinistra dell'opera. Infatti il figlio che vediamo alla nostra sinistra non ha più forza di combattere e sembra che si stia lasciando andare al crudele destino della morte, mentre l’altro figlio con il suo movimento del piede sembra quasi che si stia liberando e voglia trasmettere questa sensazione di voglia di vita al padre. Straordinaria davvero l’intensità espressa del dolore umano raffigurato nell’opera in modo così realistico. Spettacolare l'energia trasmessa e il movimento attraverso questi volti, questi visi con le sopracciglia inarcate, le narici dilatate o la fronte corrugata.

Laocoonte arte Ellenica particolare


La composizione della scultura è geometrica perché basata su una invisibile diagonale che parte dalle vesti del figlio a destra e finisce col braccio alzato del padre. Vediamo anche l’intersezione di alcune linee oblique che vanno dai figli al padre, ai serpenti e che trasmettono tensione (vediamo sopra nel particolare). I corpi tesi e muscolosi di Laocoonte e dei figli che esprimono grande forza come la tradizione ellenistica richiedeva vengono esaltati ulteriormente nei volumi dalla superficie del marmo molto lavorata e liscia che cattura la luce in modo perfetto. Inoltre vediamo che il racconto dell’opera è orientato tutto sul piano frontale.
Insomma penso che le parole non bastino a descrivere questo immenso capolavoro della scultura, quindi il consiglio è quello di andare a vederlo dal vivo perché ne vale davvero la pena, visto che la storia ci narra che anche uno dei più grandi scultori di tutti i tempi, l’italiano Michelangelo Buonarroti vedendolo riaffiorare dopo uno scavo archeologico fatto nella città di Roma nel Cinquecento ne rimase letteralmente estasiato e si crede che questa opera abbia fatto innamorare e quindi iniziare all’arte della scultura l’artista.
Trovate altre celebri opere della scultura nelle pagine in alto.

domenica 9 febbraio 2014

Il Tempio greco e i suoi elementi: un simbolo di armonia per l'architettura

Il Tempio greco e le sue caratteristiche principali: l'architettura e l'arte nell'antica Grecia.
Oggi parliamo in modo semplice del Tempio sacro, cioè di quell'Edificio progettato e fatto erigere nelle città greche in specifiche aree che venivano chiamate Acropoli, queste di solito erano nella parte alta della città e veniva usata dai fedeli per scopi religiosi e di culto verso gli dei. Sin da subito gli esperti dell'arte hanno considerato i Templi della Grecia come degli straordinari capolavori dell'architettura. Sotto l'immagine del Tempio Partenone.



Attraverso gli studi e le ricerche eseguite sui resti e le rovine che sono state scoperte a seguito di importanti scavi archeologici possiamo oggi in qualche modo intuire l'altissimo livello raggiunto nella costruzione dei Templi dagli architetti di allora e quanto sia stato importante ogni singolo dettaglio per avere un progetto perfetto di tali grandiose opere erette nelle città e sui territori più importanti della Grecia antica.
I Templi però non venivano visti dai cittadini soltanto come delle semplici costruzioni in cui svolgere le normali funzioni religiose ma erano considerati dei veri e propri Edifici simbolo per il popolo greco. Alcuni dei Templi dedicati ai mitici dei greci infatti sono diventati uno straordinario esempio da imitare. Si ammirano per la loro bellezza, la loro perfetta armonia o la proporzione dell’intera architettura che abilissimi artisti erano riusciti a realizzare dopo studi e tante ricerche, portando con essi l’arte e l’architettura Greca a livelli altissimi, spesso mai raggiunti, capace di entusiasmare e meravigliare qualunque ingegnere e architetto nei tempi che seguirono e sino ai nostri giorni.
Quante volte abbiamo sentito parlare nelle scuole dei meravigliosi Templi Greci come di bellissimi capolavori dell'arte. Uno dei più importanti e famosi è il Partenone edificato tra il 447 e il 438 a.C. nell’antica Acropoli di Atene in Grecia. Altri bellissimi Templi greci sono più vicino a noi perché li troviamo nella splendida Valle dei Templi presso la città di Agrigento in Sicilia.
Tipi di pianta ed elementi del Tempio greco.
Il tempio greco a differenza di altri Edifici come per esempio i faraonici Palazzi dell’antica civiltà degli Egizi o quelli della Mesopotamia spesso davvero monumentali, è in genere di dimensioni più piccolo e il suo progetto presenta delle innovative idee architettoniche che tengono conto di tutte le necessità e di quello che si era sviluppato sino ad allora per l’arte che sappiamo in quell’epoca si evolveva e si migliorava sempre tra gli artisti greci, spesso per motivi di vanto o di concorrenza tra le grandi città sparse sul territorio. In base al periodo o all'età storica (età arcaica, età classica, Ellenismo) e all'area in cui furono costruiti possiamo trovare diverse tipologie della pianta del Tempio greco che vanno dai più semplici sino ad arrivare a quelli più grandiosi e belli che furono definiti per gli ordini architettonici usati negli elementi Tempio Dorico e Tempio Ionico. Per esempio il celebre Partenone, il Tempio dedicato alla dea Atena costruito tra il 447 e il 438 a.C. Fu costruito durante l'età Classica in stile Dorico e con degli elementi Ionici.
Tipi di piante per i Templi greci.



Tempio a Oikos: corrisponde alla casa (oikos) del dio ed è costituito da un ambiente rettangolare dove si accedeva dal lato più corto.
Tempio in antis: un tempio in cui venivano prolungati i due lati maggiori e vengono inserite due colonne nell'ingresso tra le ante che servivano a reggere la trabeazione.
Tempio prostilo e anfiprostilo: tempio con una fila di colonne davanti all'ingresso (prostilo). Se le colonne erano anche sul retro era chiamato anfiprostilo.
Tempio perittero e dittero: tempio con una fila di colonne lungo tutto il perimetro (perittero), che forma un porticato detto peristasi. Se questo corridoio fatto da colonne detto anche deambulatorio era doppio il tempio era dittero.
Queste nuove concezioni dell’architettura greca porteranno nella costruzione dei Templi alcune caratteristiche che saranno ritenute fondamentali per un migliore risultato finale.

Sezione di un Tempio della Grecia


Le caratteristiche principali del Tempio greco sono un perfetto equilibrio unito a una proporzione e una armonia tra tutti gli elementi che compongono l'intera architettura. Ogni fedele che frequenta il Tempio per seguire i riti sacri o semplicemente lo osserva si rende conto come sia ben definito nelle sue misure e nelle proporzioni. Vi è uno studio matematico e geometrico quasi maniacale nei rapporti tra le linee orizzontali date dagli architravi o dai basamenti e quelle verticali delle bellissime colonne. E ancora tra gli spazi vuoti e quelli pieni con le sue perfette e precise colonne lungo il perimetro o la cella all’interno. Questa era il locale più sacro ove si custodivano le offerte dei fedeli e una grande statua del dio a cui il Tempio era dedicato. La cella di solito era accessibile soltanto al sovrano, il quale era anche un sacerdote e ad altri sacerdoti che officiavano i grandiosi riti religiosi. Prima di iniziare la costruzione del Tempio gli architetti greci progettavano tutto sin nei minimi dettagli, definendo le esatte misure della pianta e le proporzioni secondo dei rigorosi rapporti geometrici e matematici. Si doveva stabilire quale doveva essere l’unità di misura base, definita anche “modulo”. Di solito questa misura veniva presa dal raggio della colonna alla base, altre volte invece l’unità di misura base veniva data dall’altezza del gradino dello stilobate. Da questa misura base poi si determinavano tutte le altre attraverso delle operazioni matematiche che riguardavano i multipli, i sottomultipli o le frazioni dell’unità base per avere alla fine un rapporto perfetto tra tutti gli elementi che componevano il Tempio. I cittadini assistevano ai vari riti religiosi stando spesso al di fuori di esso e osservando il paesaggio che si intravede attraverso gli spazi delle colonne decorate. Queste e la cella del dio greco interna vengono irradiate da una luce naturale che cambia nelle diverse ore diurne dando bellissimi effetti, mentre la sera il Tempio era illuminato da torce e dal fuoco degli altari sacri. Il Tempio era definito anche un edificio aperto all’ambiente per la mancanza di particolari muri o pareti esterne. Sotto vediamo un immagine con alcuni elementi visibili in un Tempio. In base alle dimensioni, alle forme, al numero delle colonne, a come queste vengono disposte o alla pianta utilizzata che può essere rettangolare o circolare abbiamo alla fine diverse tipologie di Tempio greco individuate già nell’antichità. Per esempio una descrizione ci arriva da un famoso personaggio romano, Vitruvio Pollione. Egli descrive il Tempio in base l’organizzazione della pianta, degli spazi interni e alla presenza o meno della “peristasi”, cioè il porticato che circonda l’edificio all’esterno. Per Vitruvio anche il numero delle colonne del prònao completa la denominazione del Tempio. Se esse sono quattro l’edificio è definito tetrastilo, se sono sei invece esastilo e così via. Il Partenone per esempio avendo otto colonne sul fronte e un unico peristilio viene definito come tipologia periptero octàstilo.

lunedì 3 febbraio 2014

Il Tempio del Partenone ad Atene questa straordinaria architettura degli antichi Greci

Il Tempio greco (caratteristiche e elementi principali) che noi conosciamo col nome di Partenone eretto nella città di Atene viene considerato un bellissimo capolavoro dell'architettura classica dell'antica Grecia. Il Partenone è un celebre simbolo capace di testimoniare tutta la bellezza che cerchiamo nell'arte. Infatti anche chi come me è un semplice dilettante può percepire guardando in ciò che ne resta della sua architettura o nei suoi elementi quale sia stato l'altissimo livello raggiunto dagli artisti di quella che fu una delle più importanti civiltà della storia. Sotto vediamo una immagine del Tempio del Partenone di Atene.



Le caratteristiche e i dati più importanti nell'opera del Partenone.
Il Partenone fu costruito intorno agli anni 447-438 a.C. presso la città di Atene da un progetto realizzato dagli architetti greci Ictino e Callicrate. Alla sua costruzione prese parte oltre alle numerose manovalanze specifiche anche un celebre artista dell'epoca, lo scultore Fidia con i suoi collaboratori che eseguirono le magnifiche decorazioni e le sculture come ornamento di alcuni elementi. Dopo le sanguinose guerre avute con i nemici persiani la città di Atene conobbe un periodo di grande prosperità e sviluppo sia politico che socio-culturale. Questo particolare e felice periodo per la popolazione che venne definito dagli storici l'età d'oro di Atene fu dovuto anche grazie alla giusta guida e alle idee di un famoso sovrano. Questo sovrano si chiamava Pericle e tra le tante novità volle anche ricostruire e far rinascere alcune aree e alcuni monumenti della città. L'idea di Pericle era che queste aree cittadine con le nuove opere di architettura dovevano essere talmente belle alla vista delle persone da dover diventare un vero simbolo per il futuro dell'Acropoli e una grande testimonianza della straordinaria arte della civiltà greca. Il primo edificio eretto dagli artisti che presto divenne anche il più rappresentativo è proprio il Partenone, ossia un bellissimo Tempio sacro dedicato alla amata dea Athena vergine. Parthenos vuol dire in lingua greco antico vergine, la protettrice di Atene.
Il Partenone fu progettato tenendo presente gli elementi dello stile Dorico (trovi articolo) e fu costruito con una pianta a forma ottastilo, cioè rettangolare con 17 per 8 colonne su un sito ove esistevano già delle rovine di altri templi distrutti durante una delle guerre. Infatti in principio la difficoltà maggiore degli architetti Ictino e Callicrate è stata proprio quella di inglobare quel che restava di un vecchio Tempio dorico del tipo esastilo, adattandolo al nuovo progetto. Anche per questo motivo il Partenone viene visto dagli esperti come un grande esempio di trasformazione architettonica. Si usò come materiale per la struttura e le decorazioni del pregiatissimo marmo che ricordo un tempo era anche dipinto dagli artisti con dei colori molto vivaci in alcuni suoi elementi come per esempio il frontone, le metope o fregi. Pensiamo che meraviglia di visione doveva essere la sua vista nell'Acropoli per ogni cittadino. Un simbolo dell'armonia e della bellezza classica artistica nel V secolo per la rinascita della città di Atene che gli architetti greci hanno concepito con nuove idee soprattutto per essere anche un edificio sacro, funzionale e a misura d'uomo senza essere diciamo soltanto una meraviglia dell'arte. I fedeli in esso onoravano e pregavano attraverso alcuni riti sacri la loro dea tra i corridoi e lo spazio esterno senza sentirsi minimamente inferiori o schiacciati dall'imponenza del Tempio che era anche molto arioso rispetto ad altre costruzioni simili, legandosi anche perfettamente al paesaggio circostante. Le colonne presentano delle scanalature ed erano più slanciate. La cella interna (naos) che era come un vero e proprio santuario in cui potevano accedere soltanto i Sacerdoti custodiva un tempo oltre a offerte e importanti tesori una gigantesca statua della dea Atena Parthenos, realizzata con una altezza di circa 12 metri dal celebre scultore Fidia. Per quanto riguarda le bellissime decorazioni che ornavano i frontoni, le metope e i fregi del Partenone, quello che ne resta e che costituisce sicuramente il documento più alto dello stile classico è diviso in alcuni importanti Musei del mondo, il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra e il Museo dell'Acropoli di Atene. In queste bellissime decorazioni troviamo scolpite da Fidia e suoi aiutanti alcune scene che narrano la nascita della dea Atena, la grande devozione per Essa da parte dei fedeli o alcuni Miti greci come le lotte dei Giganti e dei Centauri.

lunedì 2 dicembre 2013

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca

Gli Ordini architettonici usati dagli antichi greci.
Gli antichi architetti della Grecia per costruire i loro meravigliosi Edifici come per esempio quelli dedicati al culto, i celebri Templi crearono negli anni dei particolari metodi, degli stili conosciuti col nome di Ordini architettonici che attraverso dei precisi calcoli matematici e geometrici presentavano alla fine nella visione dell'architettura una precisa e perfetta armonia nelle forme e negli elementi. Questi Ordini architettonici serviranno nell'architettura Greca soprattutto a rispondere a delle esigenze concettuali, tra cui forse la più importante era l'eliminazione di qualsiasi forma di casualità nella realizzazione di un Edificio.

Ordine dorico


Quindi con il termine di Ordine possiamo intendere l'insieme delle regole o dei canoni (dal greco kanòn, ossia norma, regola) che fissano forme e dimensioni delle varie parti che compongono una costruzione o un Tempio greco, in modo che alla fine tutti gli elementi che lo compongono abbiano un preciso rapporto proporzionale tra di loro e l'insieme. Tra gli Ordini architettonici Greci troviamo l'Ordine Dorico, l'Ordine Ionico e l'Ordine Corinzio.
Gli Ordini Dorico e Ionico prendono il nome dai luoghi in cui vennero ideati dagli architetti greci. L'Ordine Corinzio invece secondo una antica leggenda sarebbe stato inventato da Kallimakos intorno al V secolo a.C. Questo personaggio sembra che ebbe l'ispirazione guardando un cesto con delle foglie d'acanto che era collocato su una tomba di una fanciulla nella città di Corinto.
L'Ordine Dorico
L'Ordine Dorico è il più antico e diffuso dei tre e si attribuisce la definizione della struttura e della forma del Tempio Greco. Si sviluppa prevalentemente nel territorio greco continentale e nelle colonie della Magna Grecia. Vediamo sopra una immagine con i vari elementi.
Le caratteristiche principali dell'Ordine Dorico sono che la colonna non ha una vera e propria base e appoggia direttamente sullo stilobate. La colonna presenta un fusto che si assottiglia man mano che si sale verso l'alto e ha delle scanalature molto larghe. Il capitello che funge da corona per la colonna è molto semplice ed è costituito da due elementi chiamati (echino) un blocco tronco-conico, e (abaco) che è una lastra quadrangolare. L'architrave risulta liscio. In esso vi è un fregio costituito da triglifi che sono lastre con tre scanalature verticali alternati a metope, dei riquadri con rilievi scolpiti. Nelle colonie greche della Sicilia l'ordine Dorico acquista in monumentalità ma perde in raffinatezza per l'uso del calcare al posto del marmo e per la forma più tozza della colonna.
L'Ordine Ionico
Esso nacque e si diffonde intorno al VI secolo a.C. soprattutto nelle zone di influenza ionica, quindi in Asia Minore e in alcune isole del mare di Egeo. Esso è più raffinato, più slanciato ed elegante di quello Dorico. Vediamo una sua immagine qui sotto con gli elementi.

Ordine ionico


La colonna non appoggia direttamente sullo stilobate ma ha una propria base costituita da sporgenze (toro) e rientranze (trochilo). Il fusto presenta delle scanalature strette ed è sormontato da un capitello decorato ai lati da due volute. L'architrave liscio è sormontato da un fregio continuo decorato senza interruzioni.
L'Ordine Corinzio
Questo tipo di ordine viene elaborato un po' più tardi, alla fine del V secolo a.C. e incomincia ad affermarsi e diffondersi ovunque in età Ellenistica. Sotto lo vediamo con i suoi elementi.

Ordine corinzio


La colonna dell'ordine Corinzio poggia su una propria base ed è più sottile di quella Ionica. Il capitello è riccamente decorato con foglie d'acanto e il fregio è continuo come nel tempio ionico. Sin dall'antichità e fino al secolo ottocento moltissime opere architettoniche prodotte in occidente sono state costruite seguendo i parametri e gli stili degli architetti dell'antica Grecia perché essendo veri e propri "stili classici", i committenti dei lavori andavano sul sicuro per non essere delusi in un futuro a loro prossimo. Ma la ragione è anche dovuta ai vari materiali usati fino a quell'epoca, (marmi, pietre, mattoni ecc) che erano alla base degli stili degli architetti greci. (trovi articolo sui materiali).


domenica 25 novembre 2012

Capolavori della scultura dell'antica Grecia come il Laocoonte o il Discobolo

Tra i numerosi capolavori della scultura del passato che possiamo ammirare per la loro bellezza artistica e espressiva come per esempio i lavori straordinari eseguiti dagli antichi scultori della Grecia mettiamo sicuramente nel nostro catalogo quelli intitolati il Laocoonte e i suoi figli realizzato in marmo dagli artisti ellenici Agesandro e dai suoi due figli Athenodoro e Polydoro o quello più classico del Discobolo di Mirone.
Opere davvero uniche che ci trasmettono forti emozioni e che hanno dato tanto sia alla storia dell'arte che a tanti artisti rimasti affascinati da cotanta bellezza e perfezione.
Vi invito quindi a cliccare sul link per andare a leggere l'articolo scelto (sul sito dell'Arte con Kigeiblog) dove troverete la bellezza e la descrizione di queste due importanti opere.

sabato 14 aprile 2012

La bellezza ideale come quella di Frine vista dagli artisti nella civiltà greca


Quante volte durante i nostri discorsi o dopo aver guardato una stupenda ragazza che attraversa la strada, abbiamo sentito o magari detto che quella è una ragazza “bella come una Dea greca” oppure è bella come la Venere di Milo.

Questa idea, questo culto della bellezza ideale, fisica era profondamente radicato nei cittadini dell'antica Grecia. Una persona dotata di una particolare avvenenza, era considerata da tutti “cara agli Dei” cioè un essere privilegiato e amato dagli stessi Dei.

La bellissima Frine, una donna cara agli Dei greci.

A conferma di quello detto sopra si ama citare molto spesso da parte degli storici un episodio famoso, conosciuto come il processo a Frine. Questo è il nome di una donna che era considerata dal popolo la più bella cortigiana della città di Atene o addirittura di tutta la Grecia.

Numerosi pittori e scultori greci, facevano quasi a botte per averla come modella nei loro studi artistici per le loro statue o i loro quadri che spesso raffiguravano la Dea dell’amore e della bellezza, cioè Venere. Frine che era consapevole della sua bellezza, amava l’arte e spesso posava senza esigere alcun compenso. Le bastava questo omaggio alla sua bellezza, una bellezza come si direbbe oggi “naturale, acqua e sapone” che non aveva bisogno di artifici per essere messa in risalto, al contrario delle altre cortigiane greche, che avevano bisogno di truccarsi, di indossare abiti provocanti e adornarsi di gioielli vistosi. Frine con il suo viso pulito, gli abiti castigati e il portamento austero era mille volte più affascinante di tutte le altre. Era il modello reale e vivente dell’ideale di bellezza dei Greci e cioè la perfetta armonia e la misura.

Su in alto vediamo la Venere di Cnido scolpita nel marmo dal famoso scultore greco Prassitele. Questa può essere considerata una immagine di Frine in quanto era la modella preferita di questo grande scultore. Nell'immagine che vediamo, la figura è così piena di grazia e di riserbo che quasi non ci si accorge della sua nudità.

Ma questa donna cosi bella e stupenda come succede spesso anche per invidia, aveva molti nemici che chissà con quali prove, la trascinarono in tribunale sotto l’accusa di “empietà”, cioè di oltraggio agli Dei. Infatti a dire dei nemici di Frine, non si era forse paragonata a Venere, andando così fiera della propria bellezza?

Invano Ipèride il più famoso avvocato del tempo, sfoderò la sua abilità in difesa dell’imputata, e la causa sembrava ormai persa. Allora non sapendo più cosa fare e dire l’avvocato prese una decisione inaudita: con gesto energico e quasi teatrale, strappò l’abito dal corpo della bellissima Frine, che rimase vestita unicamente della sua straordinaria bellezza. Poi, rivolto ai giudici allibiti e a tutti i presenti chiese se pareva loro possibile che una donna tanto bella e perciò molto cara agli Dei, si fosse resa colpevole di un tale sacrilegio.

L’argomento fu decisivo, infatti i giudici giudicarono innocente la cortigiana. Per i Greci bellezza ed “empietà” erano incompatibili.

Bellezza e armonia

I Greci non attribuivano alla bellezza un significato puramente esteriore. Bellezza era secondo loro il risultato di una perfetta armonia tra qualità spirituali (intelligenza, equilibrio e saggezza) e qualità fisiche. E Frine si poteva dire bella appunto perché possedeva tutte queste doti. Ad esempio una donna bella ma vuota e poca intelligente, non avrebbe potuto rappresentare l’ideale greco della bellezza e della grazia femminile.

Per i Greci un corpo “sgraziato”, era come un opera incompiuta.

Questo ideale trasferito nell’arte, trovò la sua massima espressione nella scultura e specialmente nelle statue femminili. In queste opere la bellezza delle forme si fonde intimamente alla spiritualità.

Non c’è nulla di sensuale o di grossolano in questi corpi nudi o appena velati. Nelle famosi Veneri greche si trovano armonizzate tutti gli attributi della femminilità come il fascino enigmatico della Dea, l’armoniosa compostezza della matrona, la grazia piena di riserbo della fanciulla. Esse sono rimaste da millenni il modello o meglio il simbolo della bellezza ideale. Sotto vediamo la Venere di Milo collocata a Parigi nel Museo Louvre.




E la possiamo confrontare con una Venere molto più “moderna”, quella di F. Messina conosciuta come il Torso di Venere. Non possiamo fare a meno di notare come quest’ultima risulti più agile e scattante, con quei fianchi stretti, il busto da adolescente e le gambe molto affusolate. È una Venere vista con la sensibilità moderna, una bellezza svelta e dinamica dei tempi moderni, che si contrappone alla figura morbida, tornita, un po’ indolente della tipica donna greca. Bella, serena e senza complessi.




Qualche piccola curiosità

La curiosità a proposito di alcune statue greche è che queste erano colorate, dipinte con bellissimi e sgarcianti colori. Quindi non come siamo abituati spesso a vedere una statua magari nei Musei dell'arte, con quel gelido e freddo colore bianco marmoreo.

 
Purtroppo col passare dei secoli, esse hanno perduto la parte superficiale del loro rivestimento, infatti le statue femminili soprattutto, venivano cosparse di una speciale cera di colore delicatamente ambrato, che, nelle intenzioni degli Artisti, doveva imitare quello dell’epidermide dorata dal sole e faceva contrasto con il colore vivace delle vesti.

Anche gli occhi, i capelli e le labbra delle statue sia maschili che femminili mediante del colore acquistavano un particolare risalto.

Per Noi è difficile immaginarle come erano in realtà, visto che siamo abituati ad ammirarli senza la suggestione del colore... Voi cosa ne dite?

Un saluto