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lunedì 13 febbraio 2017

L'Annunciazione di Leonardo Da Vinci tra i capolavori della Galleria degli Uffizi

Tra i bellissimi capolavori della nostra pittura italiana che risalgono al periodo della seconda metà del Quattrocento vi è anche l'opera che tutti conosciamo come l'Annunciazione, attribuita dagli esperti di arte alla mano geniale di Leonardo Da Vinci. Oggi questa bellissima opera di Leonardo la possiamo ammirare insieme a tantissime altre presso uno dei Musei più importanti e belli del mondo, ovvero la Galleria degli Uffizi che si trova nella città di Firenze. Sotto vediamo una immagine dell'Annunciazione di Leonardo Da Vinci, con un clic possiamo ingrandirla.

Annunciazione opera di Leonardo Da Vinci


Con i moderni metodi che ci fornisce oggi la scienza insieme alle varie ricerche eseguite dagli esperti di arte si può dire con una certa sicurezza che il dipinto dell'Annunciazione è stato eseguito nel periodo che va tra l'anno 1472 e l'anno 1475 dopo Cristo. Da questo possiamo dedurre e dire che Leonardo Da Vinci mentre lavorava su questo dipinto era molto giovane (1452-1519), aveva infatti poco più di vent'anni e che quindi si può immaginare che colui che in futuro sarebbe diventato uno dei più grandi geni in assoluto era ancora in una fase diciamo iniziale, una fase acerba della propria creatività e del talento pittorico. E chissà se questo gli appassionati di arte lo intravedono anche nel dipinto dell'Annunciazione. Il giovane apprendista Leonardo Da Vinci in quegli anni si trova a studiare l'arte della pittura presso una delle più famose botteghe toscane, quella del maestro conosciuto come il “Verrocchio”. Gli esperti pensano che L'Annunciazione sia stata una delle prime committenze fatte a Leonardo da qualche ricco signore del periodo che magari lo aveva visto dipingere e lo reputava molto bravo. Per quanto riguarda inoltre l'attribuzione di questo dipinto a Leonardo ci vengono in aiuto anche il ritrovamento di due disegni preparatori che riguardano proprio quest'opera e che sono stati realizzati dall'artista toscano.
l'Annunciazione è stata realizzata attraverso un sapiente e attento uso dei colori come era solito fare Leonardo Da Vinci che amava prepararli da se usando i materiali e i pigmenti migliori. Questi colori, sia quelli a tempera che quelli ad olio venivano poi stesi su di una superficie che era costituita quasi sempre da una tavola di buon legno come usavano quasi tutti gli artisti in quell'epoca e come si fece anche per l'opera di cui parliamo in questo articolo. Infatti non si usava ancora il supporto della moderna tela come facciamo oggi perché era ancora sconosciuto ai più. Leonardo Da Vinci per la sua Annunciazione usò una tavola in legno avente una forma abbastanza particolare, infatti se guardiamo l'immagine del dipinto notiamo le dimensioni di 217 centimetri circa di larghezza orizzontale e soltanto 98 centimetri circa di altezza verticale.
Come sicuramente molti di voi sapranno la tecnica con colori ad olio usata nella pittura artistica stava iniziando a diffondersi anche in Italia in quel periodo. Molti nostri artisti avevano potuto vedere e apprezzare alcune delle bellissime opere realizzate dai maestri fiamminghi che sono i padri di questa nuova tecnica come per esempio quelle di uno dei primi pionieri dei colori ad olio, Jan Van Eyck che nelle sue opere faceva vedere tutta la brillantezza e la meravigliosa espressività di questi colori.
Cosa si vede raffigurato nell'Annunciazione di Leonardo da Vinci.

martedì 14 ottobre 2014

Il restauro in arte tra tipi e tecniche di una bellissima professione che guarisce le opere d'arte

Il restauro, l'Italia e le sue meravigliose opere d'arte.

Anche se gran parte dei cittadini italiani oggi sta vivendo sulla propria pelle i problemi e la disperazione portati da una delle più brutte crisi economiche e sociali degli ultimi secoli l'Italia viene sempre considerata come il Paese più bello del mondo. Questo importante aggettivo ci viene riconosciuto con pieno merito sin dal passato ed è dovuto come sappiamo per i suoi meravigliosi paesaggi naturali, per alcune delle città più belle del mondo e soprattutto perché nei nostri Musei, nelle nostre Gallerie d'arte e in tanti altri siti possiamo ammirare e godere del più grande e importante patrimonio di beni sia culturali che artistici esistente al mondo.


La Pietà di Michelangelo sfregiata nel 1972 e poi restaurata



A volte quando penso all'arte mi capita di immaginare la mia bella Italia come se fosse un vero e proprio forziere a cielo aperto. Quando apro questo prezioso forziere resto quasi stordito da tanta meraviglia e bellezza per i suoi magnifici siti che sono spesso dei capolavori dell'architettura, poi al loro interno ecco che trovo le bellissime opere della scultura, della pittura e di altre numerose forme che sono state realizzate nel corso dei secoli dai più grandi maestri dell'arte italiana e estera. Pensate che in Italia deteniamo la più alta percentuale di beni artistici del mondo (tra siti e opere). Abbiamo una grande influenza sugli altri Paesi, i quali ci guardano con grande interesse e rispetto per il ruolo fondamentale che svolge il nostro Paese nel mondo dell'arte. Tutto questo ci porta però anche ad avere una enorme responsabilità nella protezione e nella tutela di tutte le opere, studiando i migliori sistemi per la loro conservazione in modo che nel futuro possono arrivare intatte per le nuove generazioni. Ed ecco che per fare tutto questo entrano in gioco termini come per esempio il restauro delle opere. Sopra vediamo una immagine diventata un simbolo di commozione e di amore per l'arte che riesce a farci capire bene quanto sia importante il lavoro di restauro per le opere d'arte. Lei è la Pietà di Michelangelo che è stata sfregiata nel 1972 dal gesto di un folle.

http://www.youtube.com/watch?v=i2t93rqKCjY

Con il vostro account personale di Google andando all'indirizzo che vedete qui sopra (usate il copia e incolla per farlo) trovate un video di Youtube! che ci racconta l'atto vigliacco del folle verso lo straordinario e commovente capolavoro della Pietà di Michelangelo Buonarroti. Troveremo anche le parole del Papa di allora e come poi il lavoro degli esperti la riportano di nuovo alla sua bellezza con un perfetto restauro dell'opera. Quel giorno tutto il mondo pianse e rimase inorridito da quel brutto gesto quasi come se ogni martellata fosse stata inferta sul corpo di ogni madre e di ognuno di noi. Oggi chiunque di noi che sia appassionato dell'arte o meno può solamente dire dal profondo del suo cuore Grazie, Grazie e Grazie davvero ai bravissimi restauratori per il loro straordinario lavoro eseguito sulla Pietà.

Il restauro e gli interventi che vengono fatti per le opere d'arte.

Purtroppo gli esperti conoscono bene quanto possono essere fragili e delicate le opere dell'arte soprattutto quelle che ci arrivano da un lontano passato come possono essere i reperti archeologici o gli antichi edifici architettonici che presentano quasi sempre i segni di un logorio dettato dal tempo. I loro nemici sono gli eventi atmosferici come il vento, la pioggia che riescono a sgretolare anche le pietre e corrodono i metalli più forti. Oggi tra i nemici delle opere d'arte ritroviamo anche lo smog e l’inquinamento portato dalla modernità che riesce a rovinare a volte irrimediabilmente bellissimi monumenti e statue. Il restauro nasce proprio per cercare di togliere dalle opere i brutti segni del tempo o gli accidentali danni causati e riportarle in vita magari all'epoca in cui esse furono realizzate. Oggi sono stati fatti importanti passi avanti nello sviluppo delle tecniche di restauro per l'arte, includendo anche campi scientifici come la fisica, la chimica etc. e a volte è stato necessario davvero un grande sforzo da parte dei restauratori, riuscendo a fare quasi un miracolo vero e proprio per riparare i danni e prolungare ancora la vita di alcuni grandi capolavori. Quindi noi appassionati dobbiamo essere veramente grati per tutti i bravissimi restauratori che ogni giorno lavorano duramente.

Molto spesso nelle opere importanti il primo intervento di restauro può essere di tipo preventivo. Questo significa che il restauro viene fatto su un opera ancora perfetta o in ottimo stato soprattutto per conservarla meglio e proteggerla dai più gravi inconvenienti che potrebbero verificarsi in seguito. Per fare un esempio di questo tipo di restauro pensiamo al legno con cui può essere fatta la cornice o il supporto di un dipinto. Sappiamo che il legno è un materiale che nel tempo si distrugge sino a scomparire, quindi questo dovrà essere tutto disinfestato con i prodotti adatti da quei piccoli insetti parassiti che si cibano del legno. Poi magari si può pensare anche a preservare l'opera da eventuali sbalzi di temperatura. Il metallo invece va protetto con altre sostanze adatte che lo difendono da tutti gli attacchi degli agenti atmosferici capaci di corrodere il tutto. Altri materiali di un opera come quelle architettoniche, la pietra o il marmo devono invece essere oltre che ben pulite anche ben consolidate con prodotti leganti in modo da non avere cedimenti futuri.

A tutte queste tecniche di restauro preventive ormai largamente usate si aggiungono poi i restauri veri e propri, ossia quelle operazioni molto delicate sulle opere o su ciò che ne resta quali la pulizia, la reintegrazione di parti che sembrano a volte ai nostri occhi delle vere e proprie operazioni chirurgiche talmente precise e perfette sono.

La pulizia di un opera d'arte.


Opera per metà pulita e metà no



Quando durante un restauro sentiamo dire dagli esperti di fare la pulizia di un dipinto questo significa che si deve rimuovere tutta la polvere, il sudiciume, spesso anche il fumo di antiche candele che si formano e si attaccano all'opera creando nel tempo una brutta patina come una sorta di velo che da una brutta impressione spegnendo i colori. Nella figura qui sopra vediamo un esempio di pulizia in un particolare dell'opera di Gaudenzio Ferrari intitolata il Cristo e gli Apostoli realizzata con colori a olio su tavola nel 1511. L’immagine rappresenta l'opera a metà della pulizia dove si può vedere la differenza tra le due metà tra prima e dopo la pulizia.

Oggi a tutti i restauratori per la loro professione vengono richieste specifiche caratteristiche e requisiti come per esempio avere un ottima conoscenza in alcuni campi come quello della chimica, della fisica, dell'edilizia e dei materiali. La chimica è una materia molto importante nel restauro perché si devono sapere in anticipo quali possono essere le varie reazioni chimiche e fisiche in un opera che possono verificarsi con l’uso dei reagenti e delle soluzioni di pulitura. Se pensiamo che un uso sbagliato di un prodotto può causare la distruzione e quindi la perdita totale di un bellissimo capolavoro si capisce quanto sia importante la preparazione per gli esperti del restauro. Il tutto oggi viene poi aiutato dalla tecnologia e dai macchinari più moderni che servono spesso ad analizzare le opere senza causare alcun danno ad esse.

opera ai raggi infrarossi



Infatti una qualunque opera d'arte prima di un restauro totale o parziale viene accuratamente analizzata attraverso vari macchinari e tecnologie come i raggi X, i raggi infrarossi (vedi immagine), quelli ultravioletti e con altri mezzi altamente tecnologici. Addirittura può essere eseguita su un opera anche la T.A.C. Come quella che si fa in un normale ospedale. Tutto questo serve per poter stabilire precise informazioni dell'opera come la tecnica usata dall’artista, il periodo a cui risale ma anche se vi sono stati altri restauri in passato e quali sono i possibili danni che non si vedono a occhio umano.

martedì 3 giugno 2014

Arte e simboli: il significato di oggetti che troviamo in tante opere

Alcuni dei Simboli utilizzati dagli artisti che riconosciamo in tante opere d'arte.
Sotto troviamo un elenco che riguarda i simboli più utilizzati dagli artisti sin dal passato. Per ognuno di questi importanti simboli o oggetti “simbolici” che noi possiamo riconoscere facilmente in tante scene di opere d'arte segue anche una breve descrizione. Questi di cui parliamo qui sono quasi tutti simboli che hanno origine e appartengono ad antiche tradizioni e alla cultura di due importanti popoli, quello greco-romana e quello giudaico-cristiana. Sono le civiltà che come abbiamo appreso dalla storia hanno ispirato e dato il massimo contributo all'arte e al suo sviluppo in tutti i territori dell'Occidente e quindi compresa anche la nostra bella Italia.

Jan Van Eyck Adorazione dell'agnello part


Sappiamo bene che ogni popolo che abbia abitato la Madre Terra, che sia estinto o meno, che sia proveniente da un passato illustre e millenario o che sia appena nato ha avuto o ha una sua personale identità che lo rende unico. Un popolo può essere simile o molto diverso dagli altri, e queste differenze sono dovute in gran parte a importanti fattori come per esempio quello legato alla religione, alla società o anche al contesto geografico in cui vivono le popolazioni. Esistono anche delle differenze tra le civiltà che sono portate dagli usi e dalla cultura. Per quanto riguarda il campo della cultura e il simbolismo che viene dato a molti oggetti sappiamo che esistono alcuni popoli totalmente diversi tra di loro per idee e politiche, ma che invece coincidono perfettamente quando si parla di arte e simboli. Vi sono testimonianze in cui i simboli mostrano di avere la stessa origine mentre altre volte hanno un significato totalmente opposto come capita con il simbolismo dei colori nelle varie civiltà del mondo.
Per fare qualche esempio pratico pensiamo noi occidentali a cosa associamo e pensiamo di solito quando vediamo il colore nero? Sono sicuro che molti di voi hanno risposto che associano il color nero al simbolo di lutto, di morte e di pessimismo. Invece molti popoli orientali associano il loro lutto al colore bianco, cioè a un colore opposto al nostro che invece viene visto come il colore della purezza, della santità. Continuando a parlare dei simboli per i colori sappiamo che il verde per noi ha un significato positivo, verde come la speranza mentre il colore rosso può essere il colore simbolo di calore, di fuoco e quindi della passione, dell’amore. Imparando a riconoscere i simboli più usati dagli artisti riusciamo a capire meglio anche il significato delle straordinarie opere d'arte e di cosa vogliono trasmetterci quando andiamo nei Musei ad ammirarle.
L'Arte, i Simboli e il significato degli oggetti, degli animali, delle piante, della frutta in un elenco in ordine alfabetico.

L’Agnello è spesso associato come simbolo di innocenza, semplicità, purezza e obbedienza. Spesso è la vittima sacrificale per eccellenza. In alcune opere simboleggia anche l’immagine del Cristo (questo è l'Agnello di Dio) che si è sacrificato sulla Croce per tutti noi. Sopra vediamo un particolare di un opera di Jan Van Eyck intitolata l'Adorazione dell'agnello.
L’Albero con le sue radice affondate nel suolo e i rami volti verso il cielo. L’albero è ritenuto in moltissime culture un simbolo dell’unione tra la terra e il cielo e quindi tra l’uomo e il divino. Nell’iconografia dell’arte questi è spesso inteso come l’albero della vita o l’albero della conoscenza, quello che cresceva nel giardino dell’Eden al tempo di Adamo e Eva riportato dalla Bibbia. La leggenda ci dice che con il legno di quell’albero fu costruita anche la Croce del martirio di Cristo.
L’Alloro è una pianta sempreverde tipica della flora mediterranea e spesso usata in cucina. Era molto sacra al Dio Apollo ed è un simbolo di vittoria e gloria, ma anche di grande sapienza. Veniva usata per incoronare i guerrieri, gli atleti, ma anche i poeti. Questo simbolismo sull’alloro è arrivato anche sino ai nostri giorni. ricordo ancora che nello sport moderno i campioni e i vincitori delle gare venivano celebrati con una corona di alloro.
L’Anemone è il fiore di Adone, uno dei personaggi della mitologia bellissimo e giovane, amato dalla Dea dell’amore Venere e poi sbranato da un cinghiale. La Dea Venere lo trasformò quindi in questo fiore delicato e solitario che presenta un colore rosso e ha una durata di vita brevissima proprio come l’amore tra i due personaggi.
L’Aquila è il simbolo di San Giovanni Evangelista ma non solo. Essa fissa il sole e quindi significa anche la percezione della luce Divina. Rappresenta anche il dominio e la regalità dei sovrani e dei popoli. Essa infatti fu l’insegna dell’Impero Romano e nel Medioevo anche del Sacro Romano Impero. L’aquila è anche simbolo di forza e acume. Un bellissimo uccello fiero e dalla vista straordinaria.



L’Asino nell’iconografia cristiana è il simbolo di mitezza e di umiltà. Spesso a torto viene insultato e trattato male come animale da lavoro. Si usa a simboleggiare l’ignoranza degli uomini mentre invece il suo generoso alito scaldò il nostro Bambino Gesù nella celebre grotta della Natività, e fu su di un asino che Gesù entrò a Gerusalemme prima della Sua Passione. Sopra un opera del Caravaggio L'adorazione dei pastori.

domenica 9 febbraio 2014

Il Tempio greco e i suoi elementi: un simbolo di armonia per l'architettura

Il Tempio greco e le sue caratteristiche principali: l'architettura e l'arte nell'antica Grecia.
Oggi parliamo in modo semplice del Tempio sacro, cioè di quell'Edificio progettato e fatto erigere nelle città greche in specifiche aree che venivano chiamate Acropoli, queste di solito erano nella parte alta della città e veniva usata dai fedeli per scopi religiosi e di culto verso gli dei. Sin da subito gli esperti dell'arte hanno considerato i Templi della Grecia come degli straordinari capolavori dell'architettura. Sotto l'immagine del Tempio Partenone.



Attraverso gli studi e le ricerche eseguite sui resti e le rovine che sono state scoperte a seguito di importanti scavi archeologici possiamo oggi in qualche modo intuire l'altissimo livello raggiunto nella costruzione dei Templi dagli architetti di allora e quanto sia stato importante ogni singolo dettaglio per avere un progetto perfetto di tali grandiose opere erette nelle città e sui territori più importanti della Grecia antica.
I Templi però non venivano visti dai cittadini soltanto come delle semplici costruzioni in cui svolgere le normali funzioni religiose ma erano considerati dei veri e propri Edifici simbolo per il popolo greco. Alcuni dei Templi dedicati ai mitici dei greci infatti sono diventati uno straordinario esempio da imitare. Si ammirano per la loro bellezza, la loro perfetta armonia o la proporzione dell’intera architettura che abilissimi artisti erano riusciti a realizzare dopo studi e tante ricerche, portando con essi l’arte e l’architettura Greca a livelli altissimi, spesso mai raggiunti, capace di entusiasmare e meravigliare qualunque ingegnere e architetto nei tempi che seguirono e sino ai nostri giorni.
Quante volte abbiamo sentito parlare nelle scuole dei meravigliosi Templi Greci come di bellissimi capolavori dell'arte. Uno dei più importanti e famosi è il Partenone edificato tra il 447 e il 438 a.C. nell’antica Acropoli di Atene in Grecia. Altri bellissimi Templi greci sono più vicino a noi perché li troviamo nella splendida Valle dei Templi presso la città di Agrigento in Sicilia.
Tipi di pianta ed elementi del Tempio greco.
Il tempio greco a differenza di altri Edifici come per esempio i faraonici Palazzi dell’antica civiltà degli Egizi o quelli della Mesopotamia spesso davvero monumentali, è in genere di dimensioni più piccolo e il suo progetto presenta delle innovative idee architettoniche che tengono conto di tutte le necessità e di quello che si era sviluppato sino ad allora per l’arte che sappiamo in quell’epoca si evolveva e si migliorava sempre tra gli artisti greci, spesso per motivi di vanto o di concorrenza tra le grandi città sparse sul territorio. In base al periodo o all'età storica (età arcaica, età classica, Ellenismo) e all'area in cui furono costruiti possiamo trovare diverse tipologie della pianta del Tempio greco che vanno dai più semplici sino ad arrivare a quelli più grandiosi e belli che furono definiti per gli ordini architettonici usati negli elementi Tempio Dorico e Tempio Ionico. Per esempio il celebre Partenone, il Tempio dedicato alla dea Atena costruito tra il 447 e il 438 a.C. Fu costruito durante l'età Classica in stile Dorico e con degli elementi Ionici.
Tipi di piante per i Templi greci.



Tempio a Oikos: corrisponde alla casa (oikos) del dio ed è costituito da un ambiente rettangolare dove si accedeva dal lato più corto.
Tempio in antis: un tempio in cui venivano prolungati i due lati maggiori e vengono inserite due colonne nell'ingresso tra le ante che servivano a reggere la trabeazione.
Tempio prostilo e anfiprostilo: tempio con una fila di colonne davanti all'ingresso (prostilo). Se le colonne erano anche sul retro era chiamato anfiprostilo.
Tempio perittero e dittero: tempio con una fila di colonne lungo tutto il perimetro (perittero), che forma un porticato detto peristasi. Se questo corridoio fatto da colonne detto anche deambulatorio era doppio il tempio era dittero.
Queste nuove concezioni dell’architettura greca porteranno nella costruzione dei Templi alcune caratteristiche che saranno ritenute fondamentali per un migliore risultato finale.

Sezione di un Tempio della Grecia


Le caratteristiche principali del Tempio greco sono un perfetto equilibrio unito a una proporzione e una armonia tra tutti gli elementi che compongono l'intera architettura. Ogni fedele che frequenta il Tempio per seguire i riti sacri o semplicemente lo osserva si rende conto come sia ben definito nelle sue misure e nelle proporzioni. Vi è uno studio matematico e geometrico quasi maniacale nei rapporti tra le linee orizzontali date dagli architravi o dai basamenti e quelle verticali delle bellissime colonne. E ancora tra gli spazi vuoti e quelli pieni con le sue perfette e precise colonne lungo il perimetro o la cella all’interno. Questa era il locale più sacro ove si custodivano le offerte dei fedeli e una grande statua del dio a cui il Tempio era dedicato. La cella di solito era accessibile soltanto al sovrano, il quale era anche un sacerdote e ad altri sacerdoti che officiavano i grandiosi riti religiosi. Prima di iniziare la costruzione del Tempio gli architetti greci progettavano tutto sin nei minimi dettagli, definendo le esatte misure della pianta e le proporzioni secondo dei rigorosi rapporti geometrici e matematici. Si doveva stabilire quale doveva essere l’unità di misura base, definita anche “modulo”. Di solito questa misura veniva presa dal raggio della colonna alla base, altre volte invece l’unità di misura base veniva data dall’altezza del gradino dello stilobate. Da questa misura base poi si determinavano tutte le altre attraverso delle operazioni matematiche che riguardavano i multipli, i sottomultipli o le frazioni dell’unità base per avere alla fine un rapporto perfetto tra tutti gli elementi che componevano il Tempio. I cittadini assistevano ai vari riti religiosi stando spesso al di fuori di esso e osservando il paesaggio che si intravede attraverso gli spazi delle colonne decorate. Queste e la cella del dio greco interna vengono irradiate da una luce naturale che cambia nelle diverse ore diurne dando bellissimi effetti, mentre la sera il Tempio era illuminato da torce e dal fuoco degli altari sacri. Il Tempio era definito anche un edificio aperto all’ambiente per la mancanza di particolari muri o pareti esterne. Sotto vediamo un immagine con alcuni elementi visibili in un Tempio. In base alle dimensioni, alle forme, al numero delle colonne, a come queste vengono disposte o alla pianta utilizzata che può essere rettangolare o circolare abbiamo alla fine diverse tipologie di Tempio greco individuate già nell’antichità. Per esempio una descrizione ci arriva da un famoso personaggio romano, Vitruvio Pollione. Egli descrive il Tempio in base l’organizzazione della pianta, degli spazi interni e alla presenza o meno della “peristasi”, cioè il porticato che circonda l’edificio all’esterno. Per Vitruvio anche il numero delle colonne del prònao completa la denominazione del Tempio. Se esse sono quattro l’edificio è definito tetrastilo, se sono sei invece esastilo e così via. Il Partenone per esempio avendo otto colonne sul fronte e un unico peristilio viene definito come tipologia periptero octàstilo.

venerdì 13 dicembre 2013

Vasilij Kandinskij il Primo acquerello astratto un opera dei primi del Novecento

Primo acquerello astratto una delle opere dell'artista Vasilij Kandinskij.
Questa celebre opera d'arte che conosciamo con il titolo di Primo acquerello astratto è per il maestro nato a Mosca Vasilij Kandinskij (1866-1944) una dei suoi primi lavori che realizzò nel campo della pittura e che fa parte della cosiddetta Arte Astratta. Sotto vediamo una immagine di quest'opera.



L'artista Vasilij Kandinskij realizza la sua opera Primo acquerello astratto intorno ai primi anni del Novecento. Più esattamente nel 1910, anno in cui l'artista dopo aver fatto delle precise ricerche sull'arte ed aver studiato in modo specifico la materia arriva alla fine a concepire di abolire nei suoi prossimi lavori artistici ogni possibile riferimento concreto alla realtà. La tecnica usata dal Kandinskij come si può capire anche dal titolo è quella dell'acquerello insieme a quella dell'inchiostro su di un supporto che è un tipo di carta. Le dimensioni di quest'opera sono di circa 49,6 per 61,8 centimetri e la possiamo trovare collocata presso il Museo Nazionale di Arte Moderna che si trova nella città di Parigi.
Per Kandinskij le sue opere e la sua pittura astratta dovevano essere viste e paragonate a un altra bellissima forma di arte, quella della musica che ha bisogno soltanto di semplici note e di suoni invisibili per poter evocare delle forti emozioni e dei sentimenti molto belli, puri e veri. Quindi per questo artista anche la pittura astratta deve poter evocare queste particolari emozioni in ognuno di noi che la osserva senza dover per forza di cose raffigurare dei temi, dei soggetti o degli oggetti che esistono nella vita reale e che vedono i nostri occhi.
Kandinskij in questo suo dipinto dispone alcuni segni e macchie colorate con assoluta libertà. Usando dei mezzi soliti e tradizionali si scopre un nuovo linguaggio. Infatti gli elementi come le linee o le macchie di colore trovano una libera disposizione nello spazio. Iniziano a convivere tra di loro linee curve con quelle rette o quelle spigolose. I toni luminosi trovano il posto insieme ai toni delicati vicino a delle masse molto plastiche che hanno un peso piuttosto pesante nell'opera. Tutti gli elementi sono in sospensione e sembrano volare in uno spazio indefinito. Nella mente dell'artista nasce un senso di armonia che sfocia in un ordine assoluto degli elementi. Il loro inserimento nel dipinto non risponde più a quelle regole, a quelle tradizioni che erano abituati a vedere gli esperti di Arte, di prospettiva e di spazialità.
I valori espressivi dell'opera.
Ormai più che quarantenne, Vasilij Kandinskij grazie a una lunga esperienza come pittore figurativo è un artista affermato. Proprio in questo periodo però l'artista sente di dover cercare e trovare una sua nuova strada artistica, un suo nuovo modo di fare arte magari con un nuovo linguaggio che sia davvero capace di esprimere, di comunicare ciò che sente interiormente. L'artista però cerca qualcosa di personale, di originale e non vuole ripetere o seguire ciò che hanno fatto alcuni degli artisti di quell'epoca divenuti poi celebri attraverso le opere dell'arte Cubista, o di quelle dell'arte Espressionista. Kandinskij vuole partire da zero, da un segno libero ed elementare come se fosse la mano di un bambino che traccia i suoi primi disegni molto stilizzati ed elementari. Kandinskij intuisce che ogni bambino molto piccolo prova un grande piacere e una immensa felicità quando traccia un semplice segno astratto su un foglio di carta. Tutti i bambini riescono a sentire la bellezza portata da un colore rosso che viene steso sul foglio bianco accanto magari a un bellissimo blu o a un giallo. L'artista capisce che ogni segno ottenuto ha un proprio valore per il semplice fatto che ha un rapporto con lo spazio. Inoltre più segni riescono a fare un ritmo quasi fossero degli elementi di una musica. Kandinskij infatti nutriva un grande amore anche per la musica e ne era un ottimo conoscitore di essa al punto tale che un giorno attraverso i suoi studi artistici teorizzò che il colore poteva essere visto come il tasto, l'occhio rappresentava il martelletto mentre l'anima era il pianoforte, uno strumento che ha molte corde quindi molte sfumature. Infine l'artista è rappresentato dalla mano che toccando questo o quel tasto riesce a mettere l'anima umana in vibrazione.

mercoledì 4 dicembre 2013

Le emozioni dell'arte ammirando i capolavori

Appassioniamoci all'arte attraverso uno sguardo attento delle opere
Che meraviglia la nostra bella Italia, il Paese dell'arte.
Questa straordinaria Italia tanto amata da tutti perché è esattamente il riflesso degli stessi italiani talmente è ricca di contrasti tra il bene e il male, ricca di contraddizioni che solo qui troviamo e che la fanno essere un Paese unico al mondo.






Pensiamo per esempio alla sua particolare e curiosa forma geografica a “stivale” e con quella corona in testa che sono le Alpi che ci dividono dal resto dell'Europa e capiamo che il nostro doveva essere per forza di cose un Paese davvero particolare. Molti sapranno leggendo sui vari media che l'Italia detiene molti record sia positivi che purtroppo anche negativi. Tra questi record però ne esiste uno davvero molto bello che ci rende orgogliosi, ossia quello di essere lo Stato con il patrimonio artistico più numeroso e (per qualità) importante del mondo. Infatti gli esperti che usano i numeri indicano che l'Italia possiede all'incirca il 60 per cento dell'intero patrimonio artistico mondiale con opere che spesso sono autentici capolavori realizzate dai più celebri artisti della storia. Quindi non sbagliamo affatto quando diciamo che l'Italia è un vero e proprio scrigno pieno di tesori artistici inestimabili e di grande qualità tra opere della pittura, della scultura e dell'architettura che vengono ogni giorno ammirate, ricercate e studiate. Tutto questo ripeto non può che renderci orgogliosi perché grazie a queste opere possiamo riscoprire anche la nostra storia e le nostre origini.
Osserviamo più attentamente un opera d'arte.
Ogni cosa che viene indicata come opera d'arte, che sia quindi un semplice disegno, un opera pittorica, una scultura, un Edificio architettonico o un qualsiasi altro oggetto artistico ha sempre una sua caratteristica precisa, un suo linguaggio che deve essere interpretato e “letto” dall'osservatore. Vediamo a volte alcune persone che entrando nei Musei o nelle Gallerie d'arte guardano le opere esposte in modo veloce come fossero quasi degli scatti “fotografici”, un clic con l'occhio e via passando subito all'altra con la testa magari che pensa altrove. Beh sicuramente queste persone non sanno cosa si perdono. Quale immenso piacere può derivare l'osservare di un opera d'arte ed emozionarsi e star bene per il resto della giornata. Si perché l'arte fa sempre bene all'anima e al fisico e può davvero cambiare la giornata di un uomo.
Quando guardiamo un opera sicuramente la differenza che captiamo subito è quella di intuire se questa è un opera bidimensionale o un opera tridimensionale. Le opere bidimensionale sono quelle che vengono realizzate su un piano o un supporto che ha soltanto due dimensioni, due direzioni nello spazio ossia la larghezza e l'altezza. Bidimensionali sono i disegni, i quadri, le tele o gli affreschi. Le opere tridimensionali invece sono quelle che presentano oltre la larghezza e l'altezza anche la terza dimensione, ossia presentano nello spazio anche la profondità. Le opere tridimensionali a differenza delle prime hanno un volume preciso, occupano uno spazio in un ambiente o in un paesaggio come per esempio le statue scolpite a tutto tondo o gli Edifici architettonici. Guardando un opera velocemente possiamo essere colpiti anche da un preciso colore perché magari è stato usato solo quello e a questo primo livello potrebbe finire l'osservazione di tante persone che rapidamente passano a quella accanto. Ma Noi che cerchiamo anche di saperne di più non possiamo fermarci a questo livello e quindi continueremo a “studiarla” con più attenzione arrivando a volte a scoprire delle notizie e delle curiosità che neanche immaginavamo esistessero.
Quali sono gli aspetti principali che dobbiamo considerare quando osserviamo con attenzione un opera d’arte?



I dati tecnici: quindi dobbiamo capire chi è l'artista o l'autore, qual'è il titolo e in quale epoca sia stata creata l’opera. Quindi anche tutti quei dati che riguardano l’aspetto esteriore e ci permettono di far riferimento a un preciso contesto sia storico che culturale.
Il soggetto e tutto quello che l’immagine rappresenta. Guardiamo gli oggetti e le figure che vi compaiono insieme agli eventi raffigurati o narrati.
Il linguaggio artistico con tutti i suoi elementi. Tra gli elementi del linguaggio più importanti abbiamo il colore, il segno, le linee, lo spazio, i volumi e le luci. Poi abbiamo le regole compositive che ci permettono di comprendere l’organizzazione formale di una immagine.
Infine vi sono i valori espressivi dell'opera. Questi sono per esempio i significati più profondi , i valori o un qualche messaggio che l'artista vuole comunicarci attraverso il proprio lavoro artistico. continua