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sabato 13 marzo 2021

L'arte Bizantina e le basiliche a Ravenna

 

Come accennavo anche in un altro articolo, se vi fa piacere andate a vedere Arte Paleocristiana nell’anno 380 d.C. il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano mettendo al bando il culto cosiddetto pagano che sino ad allora era stato molto seguito dalla maggior parte dei cittadini sotto l'Impero. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.

Santa Apollinare parte sinistra mosaici


Alla morte dell’Imperatore Teodosio nel 395 d.C. circa ad un certo punto l’Impero Romano venne diviso in due territori ben precisi. Da una parte troviamo l’Impero d’Occidente che ebbe come capitale la nostra bella città di Ravenna e dall’altra parte vi era l’Impero Romano d’Oriente con capitale la città di Costantinopoli, nell'odierna Turchia. L’Impero d’Occidente non ebbe molta fortuna in quanto molto provato sin da subito dalle numerose invasioni barbariche e alla fine crollò definitivamente nel 476 d.C. dopo neanche un secolo lasciando il posto ai regni conosciuti come Romano-Barbarici. L’altro Impero invece quello d’Oriente riesce a respingere le tante invasioni dei barbari e isolandosi sempre di più da vita infine alla florida civiltà che verrà definita Greca Bizantina, la quale fonde in se tanti elementi classici della Grecia Ellenistica con vari elementi della Roma Cristiana che ormai si erano sviluppati con la nuova religione. Questa nuova corrente artistica che verrà conosciuta come Arte Bizantina raggiunge il suo massimo splendore nella città di Costantinopoli nei secoli V e VI d.C.

Santa Apollinare part mosaico parte sinistra


In Italia l'Arte Bizantina si sviluppa quando nell’anno 526 d.C. l’Imperatore d’Oriente Giustiniano riesce a riconquistare la penisola italiana e decide che la sede del Governo Orientale in Italia sia stabilito nella bella città di Ravenna.

San Vitale mosaico


Proprio in questa bellissima e storica città italiana troviamo oggi degli esempi straordinari di arte Bizantina con le bellissime Chiese a pianta centrale riferita proprio all’Arte Orientale. Nell'immagine qui sopra vediamo per esempio la chiesa di San Vitale a Ravenna che oggi è un meraviglioso simbolo dell'arte Bizantina. All’interno di queste Chiese troviamo dei bellissimi mosaici che ricoprono a volte tutta la superficie di una parete interna creando un ambiente profondamente spirituale. Tutto questo era voluto per simboleggiare la presenza di Dio. Vediamo su in alto anche la Basilica di Sant’Apollinare Nuova sempre a Ravenna. Proprio in quest’ultima Basilica troviamo applicati i concetti più significativi dell’arte Bizantina e cioè tutto appare ricondotto alla fissità di una immagine simbolica ed astratta, la quale è proiettata fuori dal tempo e dallo spazio. Le figure di questi mosaici ci appaiono quasi tutti uguali molto appiattite sul piano di fondo e che annullano la loro tridimensionalità pur avendo una loro solennità, una maestosità. Inoltre è anche evidente in questa Basilica la composizione ritmica bizantina secondo la quale per poterla cogliere bisogna seguirne lo svolgimento percorrendo l’intera navata della Basilica dal portone di ingresso fino all’Altare maggiore. Vediamo in alto la parte sinistra con i bellissimi mosaici e un particolare del mosaico.


giovedì 26 novembre 2020

Arte paleocristiana un po di storia

 

Una volta mi sono chiesto cosa volesse dire il termine “Paleocristiano” che nel nostro caso riguarda ed è legato al campo dell’arte.

Ho pensato che il termine è formato da due parole, la parola Cristiana che è contenuta in esso e l’altra cioè “Paleo” che significa antico che viene prima di, quindi prima che il Cristianesimo divenisse una religione ufficiale.

Arte paleocristiana Il Buon Pastore


Ecco che ho pensato che nell’anno 33 circa dopo Cristo come ci ricorda la storia e la Sacra Bibbia è avvenuto un fatto storico molto importante per quanto riguarda l’intera umanità e la religione Cristiana. Questo è la Crocifissione e la morte di Gesù Cristo il Figlio dell’Unico Dio. La storia ci insegna che da quel giorno in poi e fino a circa la metà del III secolo d.C. ci fù una grande diffusione verso questa nuova religione che è il Cristianesimo. Si iniziò a diffondere la Parola e il messaggio di Gesù Cristo attraverso i vari discepoli e ascoltando le parabole, i racconti, le testimonianze oculari e tante altre forme come l’arte. Tutto questo per dare soprattutto quel messaggio di speranza che Gesù aveva lasciato a tutti i suoi Discepoli. Purtroppo come accade quasi sempre durante questi grandi eventi storici che rivoluzionano il modo di vivere di intere popolazioni, i primi cristiani subirono ferocissime persecuzioni da parte degli imperatori e dei soldati romani, i quali essendo come fede di culto pagano vedevano questa nuova Religione come una potenziale nemica da distruggere con ogni mezzo quindi anche col sangue degli innocenti cristiani. Molti imperatori romani infatti usarono i cristiani come carne da macello per le loro bestie feroci durante gli spettacoli nei Circhi Massimi della potente Roma imperiale. Questi venivano torturati fino alla morte sempre per dar soddisfazione al numeroso pubblico che vi assisteva. Tutto ciò però non scalfì minimamente il coraggio e la devozione di tanti cristiani di allora anzi gli diede più forza e continuarono il loro culto clandestinamente, cercando sempre luoghi segreti dove poter fare i propri riti sacri e portare una parola di fede. Uno dei più classici nascondigli segreti ove i cristiani si dedicavano al proprio culto erano le famose catacombe ed è proprio da questi luoghi che in pratica erano dei cimiteri sotterranei, rinvenuti o portati alla luce ai giorni nostri che possiamo vedere dei bellissimi esempi di ciò che viene chiamato Arte Paleocristiana.

Arte paleocristiana


Questo tipo di arte nasce come detto sopra intorno al I secolo a.C. e durerà sino a circa il IV secolo a.C. ed è la manifestazione artistica figurativa o di costruzioni di piccoli edifici dei primi cristiani. Infatti molte pareti di vari rifugi come per esempio le catacombe, specialmente a Roma erano decorate con pitture che raffiguravano degli oggetti simbolici e spirituali. La caratteristica principale di queste opere Paleocristiane è quella di rappresentare e rendere visibile ciò che non lo è, questo sempre per proteggersi dalle tremende persecuzioni. I cristiani allora alla merce dei romani cercavano in queste raffigurazioni di inserire messaggi, oggetti o altre scene diciamo quasi “criptate” e con poco significato all’apparenza, di cui soltanto chi era un vero cristiano poteva capirne il significato vero e quindi agire di conseguenza nel bene del culto. Nell’immagine sopra per esempio vediamo raffigurato in un particolare di opera paleocristiana di una parete Il buon pastore che simboleggia colui che diffonde la parola di Cristo, proteggendo e aumentando il proprio gregge di cristiani. Tutto questo riuscì in pieno ai cristiani infatti quando arrivavano i soldati romani per distruggere non riuscivano mai a decifrare queste opere e quindi non davano nessun valore ad esse. Un bellissimo esempio di catacombe decorate sono quelle di San Sebastiano a Roma con molte pareti affrescate. Per concludere sull’Arte Paleocristiana vorrei dire che l’ultimo imperatore romano che ordinò l’uccisione di tutti i cristiani fù Diocleziano nell’anno 303 d.C. circa mentre nell’anno 313 d.C. l’Imperatore Costantino emana un editto storico in cui si riconosce la piena libertà di culto da parte dei cristiani e nel secolo 380 d.C. il Cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’Impero romano. Si inizierà a costruire le prime chiese, le prime cattedrali per poter proseguire con il proprio culto e ottimi artisti inizieranno a decorarli con opere sacre molto suggestive. L’Arte Paleocristiana ora può essere visibile e non più clandestina ma è anche quasi giunta al termine del sua esistenza. Ma questa è un’ altra storia infatti subentra nel corso della storia l’Arte Bizantina.


mercoledì 11 novembre 2020

L'Arte Africana

 

Possiamo dire che l'Arte Africana è un bellissimo concentrato di tante storie avute da tante culture diverse che con la loro creatività e le loro tradizioni ci hanno reso qualcosa di veramente unico a livello artistico.

Le Damigelle di Avignone opera di Pablo Picasso


Come abbiamo visto e imparato andando a scuola l’Africa è considerata la culla dell'umanità. È un immenso e antico continente che per motivi storici, geografici e di religione è abitato da una quantità infinita di persone di cultura spesso molto diversa tra di loro. Numerose sono infatti le etnie, le lingue, le credenze religiose e chissà quanto altro ancora.

Nell’anno 2000 a.C. quando l’arte degli antichi Egizi si era affermata da oltre un millennio come la più importante e conosciuta all'epoca, la regione del Sahara si trasformò gradualmente in un grande deserto. Questo creò ad un certo momento una sorta di barriera naturale che divise in due il continente africano. Tutte le terre che si affacciavano sul Mediterraneo, insieme a quelle lungo la fascia costiera orientale restarono in contatto con le varie influenze Europee, Arabe, Persiane ed Indiane, traendo così anche grandi benefici economici e culturali. Tutte le altre popolazioni e le varie tribù africane del Centro-Sud invece rimasero isolate, divise in piccoli gruppi etnici e proprio da questi gruppi nasce la cosiddetta “arte tribale”, così chiamata perché spesso è patrimonio esclusivo delle singole tribù.

Possiamo però trovare un dato che accomuna tutte queste differenti etnie nelle loro produzioni artistiche. Questo dato è che ogni ispirazione artistica viene data da un profondo legame che hanno le persone appartenenti a queste tribù con le credenze religiose, la magia, la stregoneria e soprattutto la Natura.

Le pitture rupestri africane.

Le prime manifestazioni artistiche di cui abbiamo delle testimonianze in Africa sono le celebri pitture rupestri trovate nell’Africa Settentrionale, nel Sahara e in altre zone a Nord e a Sud dell’Equatore. Popolazioni diventate oggi molto famose come i Boscimani che oggi sono tutelate e protette abitano le zone del deserto del Kalahari. Questi vivevano una vita molto semplice, fatta soprattutto di caccia e di raccolta di erbe varie per nutrirsi. Gli antichi Boscimani ci hanno trasmesso queste tradizione grazie anche alle loro pitture rupestri dove si vedono scene di pastorizia e di caccia su moltissime rocce e pareti nei luoghi dove vivevano i loro antenati e dove tuttora vivono i discendenti. Alcune pitture risalgono pensate al 3000 a.C. Circa. Sotto vediamo una immagine di arte Boscimana che rappresenta appunto una scena di pastorizia di bovini risalente al 3000 a.C. dipinto su roccia Azania Repubblica Sudafricana. In questa pittura notiamo come l’artista preistorico ha ripreso con esattezza le forme degli animali ma le varie tonalità del pelame mentre gli uomini al centro sono disegnati con delle linee schematiche molto tipiche dell’arte del Neolitico.

Arte Boscimana pittura rupestre


Vi sono altre opere rupestri africane molto più raffinate nelle esecuzioni anche se vengono definite opere preistoriche. Queste risalgono ad epoche molto più vicine a noi come per esempio l’ultima testimonianza che si conosce che risale al 1917. Quello che si può dire con certezza è che gli artisti boscimani hanno una straordinaria fantasia che sembra inesauribile, infatti nessuno dei loro artisti ha mai ripetuto lo stesso dipinto due volte o magari copiato il dipinto di un altro boscimano.

La scultura e le maschere dell'arte africana.

Un altro elemento molto tipico dell’arte africana è la produzione delle bellissime maschere realizzate quasi sempre in legno, ma anche in metallo o avorio. Le maschere africane sono molto importanti per chi le realizza e per chi li usa. Esse rappresentano per le varie tribù dell'Africa uno strumento legato alla magia o alla vita sociale, infatti sono realizzate non per fini prettamente artistici e di bellezza ma vengono utilizzate per esempio da Stregoni, per mettersi in “contatto” con gli spiriti o con i morti della tribù. Vengono anche usate avendo le fattezze di uno spirito per esempio affinché si possa catturare tutta la forza soprannaturale dello stesso e canalizzarla nel corpo di chi possiede e indossa la maschera.

Le maschere sono anche usate per fare delle cerimonie o dei particolari rituali nei confronti degli adolescenti che stanno per entrare nell’età adulta. Infatti vi sarà un adulto che indossando una particolare maschera accompagnerà in un “simbolico” cammino gli adolescenti. Sotto vediamo una maschera del regno di Benin, del 1550 circa in materiale di avorio, ferro e rame.

Arte africana maschera


Per quanto riguarda poi la scultura africana purtroppo non vi sono molte testimonianze di opere antiche arrivate sino ai nostri giorni. Questo succede per il semplice fatto che gli antichi artisti africani preferivano scolpire il legno che come sappiamo col tempo si deteriora e marcisce. Infatti alcune opere che si possono vedere oggi o sono molto recenti o sono state fatte in terracotta o di un metallo. Soprattutto bronzo e sono spesso di altissimo livello artistico. Un esempio è costituito dalla produzione artistica degli antichi regni Yoruba formatisi lungo le coste del Golfo di Guinea tra il IX e il XVII secolo. Di questa antica cultura dei suddetti regni rimangono soprattutto centinaia di sculture in avorio e bronzo. Molte sono le Teste che ritraevano re e regine e che venivano usate in celebrazioni importanti. Sotto vediamo la testa di Oni della città di Ife del XII-XV secolo in bronzo Dakar Senegal.

Arte africana scultura di testa di Oni


L’arte africana di realizzare le maschere o di scolpire il legno è riuscita ad influenzare con tutta la sua bellezza suggestiva e misteriosa anche i grandi artisti europei. Uno su tutti per esempio è il grande Maestro Pablo Picasso di cui possiamo vedere questa influenza in alcune delle sue opere d’arte più famose. Su in alto vediamo Les demoiselles d’Avignon del 1907 olio su tela, New York Museo di Arte Moderna. In quest'opera si nota subito tutta l'influenza e la passione che Picasso nutre verso l'arte africana e le sue maschere.


martedì 4 aprile 2017

Architettura e artisti italiani nel Cinquecento

L'architettura nel secolo Cinquecento e alcuni dei principali architetti italiani.
Tutti noi appassionati dell'arte sappiamo bene che per quanto riguarda la storia dell'arte in generale durante gli anni del Cinquecento sono accaduti degli eventi molto importanti capaci di portare grandi novità e grandi idee in tutto il mondo culturale ma soprattutto è in questo secolo che nasceranno alcuni dei lavori artistici più belli della storia che oggi possiamo ammirare in importanti Musei. Parliamo di capolavori assoluti dell'arte che sono stati realizzati attraverso studi approfonditi e il grande genio di alcuni maestri italiani come per esempio Leonardo Da Vinci o Michelangelo Buonarroti tanto per citarne due.

Donato Bramante part Tribuna Chiesa S.Maria delle Grazie


Anche nel campo dell'architettura italiana durante gli anni del Cinquecento vediamo nascere delle nuove idee spesso rivoluzionarie portate da alcuni artisti che daranno un forte impulso all'architettura del futuro.
Durante i primi anni del Cinquecento alcuni architetti pensano al passato andando alla ricerca di alcuni temi che erano stati già trattati nel secolo precedente. Questi temi saranno poi elaborati e sviluppati in modo diverso dagli architetti inserendo magari dei nuovi materiali e qualche idea ma rivelando sempre un interesse particolare soprattutto per tutto quello che riguardava gli edifici che avevano per tema il Sacro. Infatti si studiò e si mise a frutto la pianta centrale che oltre a riflettere la grandezza di Dio veniva vista dagli architetti come il simbolo della perfezione assoluta dell'Universo. L'utilizzo di questo tipo di pianta consentiva agli architetti del Cinquecento di raggiungere un rapporto armonico e proporzionale tra le varie parti dell'Edificio architettonico. Molta importanza poi veniva data anche allo spazio circostante in cui questo Edificio doveva sorgere che doveva alla fine essere il più armonico e perfetto possibile. Nella pagina Tecniche linguaggi e opere trovate un breve articolo che parla del tipo di piante in architettura.
Tra i più grandi architetti dei primi anni del Cinquecento troviamo sicuramente l'italiano Donato Bramante nato nell'anno 1444 e morto nell'anno 1514. Uno dei primi lavori importanti del Bramante fu la realizzazione di una sorta di Tribuna che viene inserita nella già esistente Chiesa di Santa Maria delle Grazie nella città di Milano. Guardando il particolare nell'immagine sopra (clic per ingrandire) di questa Tribuna possiamo intuire proprio cosa volevamo dire prima a proposito dello studio, della perfezione e dell'armonia delle parti architettoniche di un Edificio. La costruzione di questo edificio è un ampio vano cubico sormontato da una cupola con due absidi laterali e sul fondo un piccolo ambiente che si conclude con una terza abside. Possiamo notare anche che i volumi risultano molto dilatati dalle linee curve delle absidi e della cupola.
Queste nuove soluzioni del Bramante li ritroviamo poi anche in un progetto che non fu mai realizzato fatto per la ricostruzione della Basilica di San Pietro nella città di Roma. Questo progetto prevedeva una pianta centrale a croce greca con una grande cupola all’incrocio dei quattro bracci che doveva indicare tutta la grandiosità della Chiesa Cattolica e di Dio in quel preciso periodo.
Dopo la morte dell'architetto Donato Bramante la ricostruzione della Basilica di San Pietro fu data al giovane Artista Raffaello (1483-1520) che però voleva realizzare un progetto del tutto diverso avente una pianta non centrale a croce greca ma una pianta longitudinale. Ma come sappiamo purtroppo il grande artista Raffaello morì molto giovane quando aveva poco più di trent'anni e quindi non ebbe il tempo materiale di realizzare questo importante lavoro. E allora dopo vari passaggi di mano attraverso altri architetti che avevano raggiunto una specie di compromesso con una via di mezzo tra i due progetti, ossia quello del Bramante e quello di Raffaello si arrivò nel 1546 alla commissione del lavoro direttamente dal Papa Paolo III al grande Maestro Michelangelo Buonarroti. Questo artista recupera il vecchio progetto del Bramante e ripropone la pianta centrale a croce greca sormontata da una grandiosa Cupola centrale che tutti noi oggi conosciamo e ammiriamo. All’interno notiamo gli ampi e maestosi spazi mentre all’esterno il movimento delle superfici è dato dal prevalere della linea curva su quella retta e l’edificio si inserisce armoniosamente nello spazio circostante. In poche parole questa cupola è un meraviglioso capolavoro della nostra architettura italiana. Qui sotto vediamo un particolare dell'opera.

Buonarroti Cupola di San Pietro Roma


Un altro architetto italiano che durante il Cinquecento grazie al suo stile e ai suoi progetti architettonici divenne molto celebre è Andrea Palladio (1508-1580). le bellissime opere architettoniche del Palladio sono famose anche perché riuscì a trovare il giusto rapporto continuo tra il paesaggio vero e proprio e le parti e le architetture dei suoi Edifici. La bravura del Palladio si può vedere soprattutto ammirando le meravigliose ville che progettò e costruì per alcuni ricchi esponenti del patriziato del Veneto. Le caratteristiche tipiche di queste ville sono riconducibili a due distinte categorie:
una è la pianta centrale su due piani coperta poi da una cupola e con le facciate che ricordano i meravigliosi Templi antichi classici.
L'altra categoria è quella che si sviluppa in orizzontale. Si costruisce un solo piano con un corpo centrale in cui risiedono i proprietari e due ali porticate che vengono destinate ad un uso agricolo.

Andrea Palladio Villa Barbaro


Un esempio di questo ultimo tipo di villa Palladiana lo possiamo vedere andando ad ammirare la Villa Barbaro a Maser vicino alla città di Treviso. Il Palladio utilizzerà spesso nei suoi progetti un linguaggio antico, classicheggiante. Infatti troviamo delle ville che hanno delle colonne, dei frontoni, dei timpani e altre parti architettoniche che gli antichi architetti greci amavano e inserivano nella costruzione dei Templi.

sabato 1 aprile 2017

L'Arte Informale e gli artisti tra cenni e opere

L’Arte Informale.
La fine della seconda guerra mondiale come è facilmente intuibile porterà un periodo di grandi cambiamenti per l'umanità. Insieme alla pace arriveranno anche le grandi ricostruzioni di intere città bombardate e ovunque in Europa e negli Stati Uniti si assisterà ad un grande fermento culturale capace di sviluppare nuove idee e nuovi talenti come si vedrà in architettura e in ingegneria. Ed è in questo contesto che in Europa e negli Stati Uniti d'America nasce e si sviluppa in campo culturale l’Arte Informale. Sotto possiamo vedere un immagine di una celebre opera dell'artista americano Jackson Pollock (cliccate sulle immagini per ingrandire un poco).

Jackson Pollock opera Arte informale


L'Arte Informale è una corrente artistica particolare attraverso la quale i propri artisti tendono a svalutare o a non considerare del tutto i vari strumenti espressivi della tradizione che erano stati usati sino ad allora, esaltando soprattutto l’improvvisazione e la rapidità esecutiva dell'artista. Infatti gli artisti cosiddetti informali realizzano le loro opere in modo spontaneo e istintivo. Vogliono essere liberi da qualsiasi condizionamento e in questo modo le linee e i colori vengono accostati da ognuno di Loro riflettendo i propri stati d’animo. Per questi motivi il segno, la materia e il gesto diventano dei protagonisti assoluti dell’esperienza artistica informale e proprio per l’uso di uno di questi metodi nel realizzare una singola opera d’arte che gli esperti dell'arte iniziano a parlare di arti diverse. Si inizia a parlare di una pittura segnica, di una pittura gestuale o di una pittura materica.
La pittura segnica nell'arte.

Giuseppe Capogrossi opera Superficie


L'arte realizzata attraverso la pittura segnica come si può facilmente intuire dal nome è quella in cui gli artisti per eseguire una loro opera si basano principalmente sull’uso dei segni. Gli artisti però non usano questi segni per rappresentare delle forme e delle immagini della realtà nel senso tradizionale ma si servono dei segni al solo scopo di rappresentare loro stessi. Il segno può essere disposto in modo ragionato su una superficie come una tela come avviene per esempio nelle opere del pittore italiano Giuseppe Capogrossi (1900-1972). Qui sopra possiamo vedere un opera di Giuseppe Capogrossi intitolata Superficie 195 del 1957.

Hans Hartung opera Composizione


Il segno può anche essere disposto in maniera spontanea e istintiva come possiamo vedere in alcune opere di Hans Hartung (1904-1989). Sopra vediamo l'immagine di un opera di Hans Hartung intitolata Composizione.
La pittura gestuale nell'arte.

Jackson Pollock opera Occhi nel caldo


Nella pittura gestuale l’artista interviene sulla tela trasmettendo il proprio stato d'animo attraverso l'uso di gesti impulsivi, di gesti impetuosi che serviranno a stendere il colore e i suoi toni sui vari supporti. Questo tipo di arte viene chiamato anche Espressionismo astratto o Action Painting cioè pittura d’azione in cui la cosa più importante e fondamentale non è più l'opera finale stessa ma è il come essa sia stata realizzata. Spesso alcuni artisti che fanno parte della pittura gestuale ammettono che alla fine della loro opera si sentono talmente svuotati con quei particolari gesti violenti e particolari che fanno che si sentono letteralmente svuotati e senza energia artistica, insomma sono riusciti a darci la loro anima.

venerdì 31 marzo 2017

La Op Art Movimento artistico e opere

La Op Art tra artisti e opere di questo Movimento artistico.
Grazie alla storia più recente sappiamo bene come il secolo Novecento sia stato un periodo straordinario davvero molto ricco in tanti campi della società umana. Come non pensare per esempio alla rivoluzione industriale o agli enormi passi fatti dall'uomo per il progresso con numerose invenzioni che ci hanno portato fin sulla Luna. Qui sotto vediamo la celebre opera intitolata Vega pal realizzata nell'anno 1969 dall'artista Victor Vasarely.

Victor Vasarely opera Vega pal


Ma noi appassionati diamo uno sguardo anche al bellissimo mondo dell'arte che sin dai primi anni del Novecento vede la nascita di alcuni movimenti e di alcuni linguaggi nuovi e originali che porteranno spesso a delle vere e proprie rivoluzioni in campo artistico. Uno di questi è sicuramente quello conosciuto col nome di Op Art, un movimento artistico del tutto nuovo nato dal pensiero e dalle idee di alcuni artisti verso l'arte astratta intorno agli anni Sessanta e che insieme ad un altro famoso movimento quello della Pop Art riuscirono a portare interessanti novità e alcune idee geniali arrivando ad influenzare e a cambiare il mondo dell'arte sviluppandosi maggiormente sino alla fine degli anni Settanta.
Casa significa Op Art? Questo termine è l’abbreviazione di Optical Art che tradotto letteralmente significa Arte ottica. La Op Art è un Movimento artistico la cui caratteristica principale per gli artisti era quella di studiare e di approfondire i vari fenomeni ottici insieme anche allo studio di come i nostri occhi possono percepire i vari colori e i toni, lo spazio che ci circonda o anche il movimento. Spesso poi i risultati di questi studi venivano trasmessi dagli artisti attraverso delle opere che erano realizzate sia con tecniche di pittura che con quelle della scultura. Alcune di queste opere sono molto famose per l'effetto che ci danno. Infatti riescono addirittura a “disturbare”, a confondere il nostro senso della vista e per questo la Op Art a volte viene anche definita l'arte che inganna l'occhio. Oggi alcune di queste opere che possiamo trovare esposte in alcuni Musei o Gallerie d'arte sono considerate dagli esperti dei veri e propri capolavori.

Vasarely Victor opera della Op Art


Proprio per il rilievo che questi artisti danno alla rappresentazione illusoria del movimento la Op Art è detta anche Arte Cinetica cioè del movimento e del moto. Essa infatti riprende alcuni degli studi che erano stati effettuati dagli artisti che facevano parte del Movimento Futurista sul dinamismo e il movimento dei corpi. Gli artisti della op Art realizzano le loro opere in modo da darci l’impressione visuale del movimento attraverso la scientifica organizzazione di forme geometriche e la precisa combinazione di colori puri che sono in grado di agire sulla sensibilità percettiva di qualunque osservatore. Spesso le opere che danno una maggiore illusione sono quelle astratte e soltanto con una maggiore attenzione riusciamo a vederne l’effetto rappresentato.
Gli artisti più rappresentativi della Op Art e dell'arte cinetica.
Uno dei più celebri rappresentanti dell’Arte Cinetica o Op Art è l’ungherese Victor Vasarely (1908-1997) che alternando colori chiari a colori scuri e moltiplicando o incastrando delle forme geometriche precise riesce a generare nella retina dell’osservatore un bellissimo effetto di moto continuo. Un esempio molto famoso è il quadro intitolato Vega pal realizzato nel 1969 di cui vediamo una immagine sopra. Con quest'opera Vasarely crea l’illusione di un volume sferico che dal fondo si proietta verso di Noi. L’effetto ottenuto è simile a quello di un pallone che scagliato con forza sembra quasi che si ingrandisca via via che si avvicina verso allo spettatore. Altri artisti stranieri della Op Art che è giusto citare sono Richard Anuszkiewicz, Yaacov Agam, Josef Albers, Julio Le Parc, Bridget Riley e Maurits Cornelis Escher.
Anche in Italia abbiamo avuto degli ottimi rappresentanti della Op Art e dell'Arte cinetica come per esempio gli artisti Marina Apollonio, Alberto Biasi, Getulio Alviani e Piero Dorazio.

Piero Dorazio opera Op Art


l’artista Piero Dorazio (1927-2005) per esempio si interessò molto ai fenomeni ottici oltre che quelli cinetici e percettivi. Il Dorazio ha creato alcune sue opere di grande rigore compositivo e dai sorprendenti effetti luministici dovuti ad un uso studiato dei vari colori. Le sue tele infatti se le guardiamo bene sembrano quasi vibrare di luce e di colore. Le opere di Dorazio sono trame luminose ed omogenee ottenute con delle pennellate fini e dei tratteggi sottili che riescono ad animare la superficie usata. Sopra possiamo vedere l’opera intitolata La rimbambelle des Gobelins realizzata da Dorazio nell'anno 1964 dopo aver visitato a Parigi un antico laboratorio tessile specializzato nella realizzazione di stupendi Arazzi. Questi arazzi sono detti “Gobelin” perché nel Seicento questa manifattura si insediò in una tintoria di proprietà della famiglia Gobelins. I fili colorati e intrecciati sui telai diventano una vera e propria fonte di ispirazione per l’artista italiano che crea un reticolo di linee verticali, orizzontali e diagonali. Possiamo notare anche come i vari stacchi tra le bande di diverso colore esaltano la luminosità della tela e creano un impressione di movimento.

La Pop Art le opere e artisti

La Pop Art Movimento artistico e gli artisti.
Sotto il termine di Pop Art che è l’abbreviazione di Popular Art ossia arte popolare gli storici dell'arte raggruppano un Movimento culturale ed artistico nato soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti verso la fine degli anni Cinquanta. Dopodiché la Pop Art negli anni a seguire si è sviluppata un po’ ovunque in tutta Europa avendo delle punte massime di diffusione soprattutto nei “mitici” anni Sessanta, gli anni del Boom economico, del consumismo estremo ma soprattutto gli anni delle contestazioni e delle rivoluzioni giovanili e studenteschi di mezzo mondo.

Andy Warhol opera Liz Taylor Pop Art


Il nome di Pop Art deriva dal fatto che gli artisti di questo Movimento concentrano tutta la Loro attenzione e la loro arte soprattutto su degli oggetti diciamo semplici ma molto popolari. Sono oggetti di uso quotidiano che vengono prodotti dalle grosse industrie per il consumo di tutti i giorni. Celebri per esempio sono i cibi in scatola, le bibite o i fumetti che in quegli anni nascevano e appassionavano la gente. Alcuni artisti della Pop Art invece usano come fonte di ispirazione delle immagini pubblicitarie create dai giornali e da altri media che in quel periodo ormai stavano diventando sempre più importanti e diffusi per l’intera economia dei paesi ricchi. Per esempio immagini che ritraggono il volto di famosissimi divi del cinema e dello spettacolo, o di politici, di musicisti americani e non o immagini usate per pubblicizzare in qualche manifesto un prodotto famoso. Insomma tutto ciò che poteva essere considerato popolare per la gente.
In alto possiamo vedere una celebre opera della Pop Art realizzata da Andy Warhol e intitolata Liz Taylor del 1963.
Gli artisti della Pop Art usano questi oggetti comuni per raffigurarli al di fuori del loro contesto abituale. L’oggetto viene isolato o sovradimensionato e in questo modo diventa il protagonista assoluto dell’opera d’arte. In questo modo grazie all'arte anche un semplice oggetto nato al solo scopo di essere consumato, sbranato o usato da milioni di persone riesce ad esprimere sensazioni e sentimenti diversi. viene visto con un occhio diverso dall’attento osservatore e quindi l’arte attraverso ciò si riaccosta alla realtà quotidiana. Molti artisti della Pop Art nelle loro opere attraverso questi oggetti comuni cercano di denunciare la società in cui vivono spesso usando anche dell'ironia. Non dimentichiamoci che sono anni difficili e in continuo mutamento gli anni Sessanta. Si vive in una società portata alla ripetitività della cultura di massa, dove si assiste all’invasione dei mass-media, della pubblicità, dell’industria e quindi anche delle conseguenze spesso negative.
Per quanto riguarda gli artisti possiamo dire che Robert Rauschenberg (1925) e Jasper Johns (1930) sono considerati gli anticipatori della Pop art perché con loro si attua il recupero dell’immagine, superando così la pittura gestuale statunitense, l'Espressionismo Astratto. Essi realizzano i primi “combine-painting” cioè quadri realizzati combinando materiali disparati e oggetti che sono il simbolo della società di massa.
Tra i più celebri artisti che hanno fatto per il Movimento della Pop Art un grandissimo e diffusissimo lavoro in tutto il mondo culturale, sociale e artistico citiamo soprattutto Andy Warhol (1928-1987), Roy Lichtenstein (1923-1997), Claes Oldenburg (1929) e Jimi Dine (1935).

Andy Warhol opera Pop Art


Protagonisti assoluti delle opere di Andy Warhol sono per esempio i prodotti commerciali americani di largo consumo o le immagini più popolari. Quante opere conosciamo di questo artista che hanno raffigurato detersivi, zuppe in lattina, bibite in bottiglia, ritratti di divi del cinema e dello spettacolo. La tecnica utilizzata da Warhol è quasi sempre quella dell’ingrandimento fotografico serigrafato su una tela. Solo in alcuni casi l’artista stende del colore sintetico sul supporto. Ripetendo più volte la stessa immagine (iterazione), Warhol la priva di qualsiasi significato estetico-morale e denuncia il degrado della società americana.
Sopra possiamo vedere l’opera di Andy Warhol intitolata Campbell’s Soup realizzata nel 1962 con la tecnica dell'acrilico su tela.

Roy Lichtenstein Ragazza che piange


Le opere più famose dell'artista Roy Lichtenstein si basano invece sui fumetti. L’artista ingrandisce per esempio una vignetta e quindi la isola dal suo contesto. Poi riproduce in modo meticoloso il “retino” tipografico disegnando a mano tutti i caratteristici puntini colorati e utilizza una spessa linea di contorno. In questo modo un immagine nata per un uso popolare perché destinata ad essere riprodotta in milioni di copie diventa unica e quindi acquista un grande valore artistico.
Sopra possiamo vedere l’opera di Roy Lichtenstein intitolata Ragazza con lacrima III.

sabato 25 marzo 2017

L'Espressionismo Francese e Tedesco nell'arte del primo Novecento

L'Espressionismo Francese e Tedesco del primo Novecento.
I Fauves o espressionismo francese
Come sappiamo i primi anni del Novecento portano soprattutto in Europa una ventata di grandi novità in numerosi campi. Il progresso fa passi da gigante, sta iniziando l'era industriale e la gente si riversa dalle campagne verso le grandi città. Anche in campo artistico durante i primi anni del Novecento si assiste a grandi cambiamenti portati da nuovi artisti e dalle avanguardie. Per esempio nell'anno 1905 nella città di Parigi alcune delle opere di giovani pittori che erano stati esposti presso il Salon d’Automne suscitano un grande scandalo e un grande sconcerto presso il pubblico che era andato a vederle. A tutto questo si aggiunge anche il totale disprezzo verso queste opere da parte di eminenti Critici dell'arte.

Henri Matisse opera Danza intorno i nasturzi


La caratteristica e la forza di queste opere non era stata capita all'inizio e aveva suscitato soltanto ira mentre invece esse avevano una grande forza espressiva ed una violenza cromatica mai vista prima. Subito gli Autori di queste opere vennero definiti Fauves che tradotto semplicemente ha un significato dispregiativo di belve. Sopra vediamo una di queste opere mal criticate intitolata Danza intorno ai nasturzi realizzata nel 1912 dal pittore Henri Matisse.
Gli Artisti che rientrano sotto questa denominazione di Fauves rappresentano con la loro arte la realtà non così come oggettivamente appare ma come essi diciamo la sentono nel profondo del loro Essere interiore. Per loro la pittura non deve descrivere ciò che vediamo e che ci circonda, insomma la realtà come ci appare ai nostri occhi ma deve esprimere le sensazioni che l’artista capta interiormente guardando e studiando Essa. Sono delle sensazioni e delle emozioni che dopo l'artista dovrà cercare di trasmettere al pubblico che le fa da spettatore nelle opere che realizza. Per questo preciso motivo l’arte dei Fauves viene definita come Arte Espressionista.
Possiamo distinguere la pittura Espressionista francese da alcune sue precise caratteristiche come per esempio l’uso di colori particolarmente vivaci, spesso innaturali che magari vengono accostati tra di loro in modo imprevedibile ed inusuale. Nelle loro opere gli Artisti espressionisti francesi semplificano di molto e appiattiscono le varie forme riprodotte che sono definite da una linea di contorno molto netta e marcata. Inoltre viene abolito il chiaroscuro tradizionale e anche la prospettiva che erano sino a quel momento delle regole tradizionali molto seguite da tutti gli artisti. Insomma si può dire che la pittura dei Fauves è molto disimpegnata, molto semplice da realizzare, quasi come se fosse stata realizzata da dei bambini. Qui sotto vediamo Casa a Chatou del 1905 di Maurice de Vlaminck.

De Vlaminck opera Casa a Chatou


Un artista dell'Espressionismo francese attraverso le sue opere non affronta questioni politiche e sociali. Egli riflette molto spesso la vivacità e l’ottimismo che dovevano respirarsi nella stupenda Parigi di inizio secolo. Gli artisti francesi adoperano il colore come uno strumento di espressione di gioia di vivere, di ottimismo che tutti gli uomini dovevano avere in quanto gli anni della prima guerra mondiale erano ancora lontani.
Tra i principali esponenti di questa corrente artistica definita Fauves o Espressionismo francese troviamo Henri Matisse (1869-1954), André Derain (1880-1954) e Maurice de Vlaminck (1876-1958).

Ernst L. Kirchner opera Cinque donne per la strada



L’Espressionismo Tedesco
Anche in Germania durante l'anno 1905 e precisamente nella città di Dresda si costituisce un gruppo di giovani pittori i quali sono accomunati dal desiderio di esprimersi liberamente, senza avere costrizioni o regole di nessun genere. Questi pittori tedeschi vogliono urlare le proprie verità al mondo, vogliono denunciare tutte le ipocrisie della società in cui vivono. E questo deve essere fatto attraverso le Loro nuove opere pittoriche. Sopra vediamo l'opera Cinque donne per la strada del 1913 di Ernst Ludwig Kirchner.
Al vivace ottimismo di una Arte diciamo disimpegnata degli espressionisti francesi, gli Artisti tedeschi contrappongono un Arte molto impegnata, quasi dissacrante capace di esprimere con immediatezza e sincerità inquietudini e angosce nell'osservatore. Anche il linguaggio artistico dei pittori espressionisti tedeschi si fonda su un utilizzo di colori violenti e innaturali. Gli artisti usano spesso costruire delle immagini contorte e deformate e per quanto riguarda le linee vengono utilizzate spesso linee spezzate, dure e spigolose. Come i Fauves anche gli Artisti tedeschi non utilizzano le leggi delle proporzioni e delle prospettive e non cercano di dare l’illusione dei volumi e della profondità. I pittori tedeschi vogliono soltanto comunicare attraverso i colori e le linee, oltre che una impetuosa violenza la visione drammatica e pessimistica che hanno nei confronti del mondo e della società contemporanea in cui purtroppo devono vivere ma che non accettano assolutamente.
I principali esponenti dell’Espressionismo tedesco sono Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) ed Emil Nolde (1867-1956) che insieme ad altri artisti danno vita tra il 1905 e il 1913 al gruppo della Brùcke che in tedesco significa “ponte”.

Emil Nolde opera La casa dei genitori


Per esempio nell’opera intitolata La casa dei genitori che vediamo qui sopra, realizzata nel 1916 circa da Emil Nolde con la tecnica dell’acquerello notiamo come l’artista comunica le sue emozioni servendosi dei colori che sono la chiave emotiva della maggior parte delle sue opere. In questa opera spiccano i forti contrasti tra rossi e verdi, gialli e azzurri addolciti però dalla tecnica dell’acquerello che conferisce al paesaggio un atmosfera quasi magica e sospesa. L’artista Nolde amava dipingere come soggetto emozioni e sensazioni di suoi ricordi lontani d’infanzia mettendo anche dei paesaggi naturali, utilizzando per dare una grande forza espressiva proprio il colore.

martedì 16 dicembre 2014

Andrea Mantegna le origini e l'arte di uno dei più grandi pittori del Quattrocento

Chi legge i libri di storia dell'arte conosce bene Andrea Mantegna ovvero uno dei più grandi maestri della pittura italiana vissuto durante il secolo Quattrocento.
Il Mantegna infatti attraverso il suo talento artistico che lo porta a realizzare straordinarie opere a partire dalla seconda metà del Quattrocento riesce a influenzare molti artisti e da un grosso contributo all'arte e alla pittura in Italia che intanto anche con il lavoro e gli insegnamenti di altri grandi maestri delle Scuole dell'arte si sta affacciando in quel meraviglioso periodo che tutti noi amiamo e conosciamo come il Rinascimento italiano.


particolare della Camera degli sposi del Mantegna



Le origini di Andrea Mantegna, la città di Padova e la Scuola d'arte di Francesco Squarcione.

Andrea Mantegna nasce nell'anno 1431 a Isola di Carturo una località che oggi si trova in provincia di Padova ma che in quell'epoca faceva parte del territorio vicentino. L'artista dopo aver vissuto una straordinaria carriera artistica che lo ha reso immortale con grande passione verso la pittura morirà all'età di 75 anni nell'anno 1506 presso la città di Mantova.

Figlio di un abile carpentiere sin da piccolo Andrea fece notare in famiglia le sue precoci capacità creative e artistiche, con bellissimi virtuosismi su disegni e colori. Per questo motivo il padre porta il figlio di appena 15 anni presso una importante Scuola di arte che era nata a Padova di proprietà del maestro Francesco Squarcione. Anche in questa città italiana così come stava avvenendo in altre ad esempio la bellissima città di Firenze in quel periodo della seconda metà del Quattrocento stava succedendo qualcosa di molto importante che avrebbe cambiato per sempre il mondo dell'arte. Padova nella prima metà del secolo infatti aveva beneficiato della presenza e della maestria di alcuni grandi artisti toscani come Filippo Lippi, Paolo Uccello o Donatello e ora si sviluppava e diventava sempre di più uno dei centri più interessanti per tanti uomini di cultura e di arte. E il vero centro per tutto questo nella città dove si poteva davvero respirare, parlare o fare dell'arte era proprio la bottega dello Squarcione.


San Sebastiano del mantegna



Andrea Mantegna entra nella bottega come allievo e aiutante del maestro che era considerato un ottimo e rinomato pittore padovano, il quale dopo lo “adotto” anche come fosse un figlio insegnandogli tutto ciò che sapeva sull'arte. Pensate che straordinario talento artistico doveva avere il giovane Mantegna, sicuramente il più bravo di tutti gli allievi e visto che poi quando aveva soli 18 anni era già considerato un vero maestro. Per questo motivo egli si volle rendere indipendente dal suo primo maestro, non aveva più nulla da imparare, anzi. Di carattere Andrea era molto intelligente e sveglio ed era anche una sorta di mercante di se stesso, molto bravo e audace negli affari. Sapeva come “vendersi” e stare in società o pubblicizzare il proprio talento e la propria arte. Infatti a soli 22 anni nel 1453 si sposa con una certa Nicolosa, la quale era figlia del celebre pittore veneziano Jacopo Bellini, uno degli ultimi esponenti dell'arte Tardo-Gotica e sorella degli altrettanti celebri artisti Giovanni e Gentile, i quali come molti sapranno diverranno tra i principali esponenti della pittura veneziana durante la seconda metà del Quattrocento. Andrea per l'arte già dagli esordi fu influenzato oltre che dal suo maestro Squarcione dal quale ereditò i primi rudimenti e le basi dell'arte pittorica anche un grande amore verso lo stile dell'arte classica pure dalle opere e dalle novità portate da artisti come Piero della Francesca, Filippo Lippi o Andrea del Castagno e della pittura veneziana di Giovanni Bellini. Ma soprattutto il Mantegna ebbe modo di vedere e studiare i meravigliosi lavori di scultura realizzati da Donatello dai quali imparò molto, per esempio la resa della prospettiva o dei volumi nello spazio che poi divenne se guardiamo le sue celebri opere una delle sue più importanti caratteristiche.