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martedì 16 giugno 2020

Fanciullo con canestra di frutta opera del Caravaggio



Il dipinto intitolato Fanciullo con canestra di frutta è una delle straordinarie opere realizzate da uno dei più grandi artisti vissuti nel Seicento. Parliamo di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto col nome di Caravaggio dal nome della località di nascita di questo pittore.
Qui sotto vediamo una immagine dell'opera Fanciullo con canestra di frutta di Caravaggio.


Caravaggio opera Fanciullo con canestra di frutta


Non si ha una data ben precisa per quanto riguarda l'anno di realizzazione di quest'opera. Da ricerche e  dagli studi condotti da storici ed esperti di arte si pensa che può essere stata realizzata nel periodo che va dal 1593 al 1594. Fanciullo con canestra di frutta è realizzato con la tecnica dei colori ad olio stesi su di una tela di dimensioni di circa 70 per 67 centimetri. L'opera è conservata e può essere ammirata in tutto il suo splendore presso la Galleria Borghese che troviamo nella città italiana di Roma.
Il giovane pittore Caravaggio in quel periodo, cioè nel 1593 circa sembra che non se la passasse tanto bene in quanto viveva una vita di strada e di povertà. Da alcuni documenti ritrovati si è scoperto che venne ricoverato presso un Ospedale che dava aiuto e cure anche ai più bisognosi. Questo era l'Ospedale di Santa Maria della Consolazione. Quando Caravaggio guarì usci dall'ospedale e venne subito accolto in un famoso studio artistico molto alla moda e ricercato a quel tempo. Questo era lo studio del maestro Giuseppe Cesari, meglio conosciuto nel mondo dell'arte col nome di il Cavalier d'Arpino, un grande e rinomato artista italiano che ci ha lasciato anche molte sue importanti opere. In questo periodo che Caravaggio passo nello studio, lavorando ed aiutando il Cesari come artista generalista riusci ad affinare e migliorare la propria tecnica artistica e il proprio stile, specialmente quando dipingeva le nature morte sia con dei fiori che con della frutta di ogni genere. Ne dipingeva molte di tele con questi soggetti naturali. Tra i più importanti lavori che il Caravaggio eseguì in questo periodo possiamo citare sicuramente oltre al Fanciullo con canestra di frutta anche il famoso Bacchino malato. Questi due importanti capolavori del Caravaggio resteranno nello studio artistico del Cavalier d'Arpino sino a circa il 1607, anno in cui per motivi diciamo “fiscali” verranno sequestrati per conto del Papa Paolo V e poi consegnati al nipote del Papa stesso, tale Scipione Caffarelli-Borghese che era un grande esperto e un ottimo mercante di arte all'epoca. Queste opere furono usate come merce di scambio per pagare la libertà del Cavalier d'Arpino che era stato arrestato secondo un piano stabilito proprio dal nipote del Papa e proprio per impossessarsi di questi straordinari capolavori. Da lui arriveranno poi alla futura ed importante Galleria Borghese che per noi italiani è uno dei numerosi vanti artistici che abbiamo.
La persone che fece da modello al Caravaggio per il dipinto Fanciullo con canestra di frutta dovrebbe essere un certo Mario Minniti, un grande amico del Caravaggio oltre che un bravo artista siciliano allora appena sedicenne, e giunto a Roma per cercare fortuna nel 1593. Nel quadro vediamo dipinto un giovane ragazzo che tiene il mano una canestra piena di frutta. La posa del giovane è molto sensuale, con una spalla scoperta e un viso quasi perso nei propri pensieri. Alcuni critici addirittura lo avevano scambiato per una donna. Si nota il grande talento del Caravaggio nel realizzare ogni piccolo dettaglio della frutta o del corpo del ragazzo. Vediamo già anche il bellissimo uso che fa delle ombre e delle luci che in seguito diventano una delle caratteristiche principali nelle opere del Caravaggio.

giovedì 7 maggio 2020

Il Caravaggio e la sua opera Incredulità di San Tommaso


Quando si parla o si pensa al grande artista italiano del Seicento Michelangelo Merisi conosciuto in tutto il mondo ed entrato nell'Olimpo dell'arte come il Caravaggio la prima cosa che viene in mente e la sua straordinaria abilità nel rappresentare e raffigurare la luce su una superficie piatta come può essere quella di una tela in modo molto così naturale e realistico.


Caravaggio opera Incredulità di San Tommaso


Uno dei tanti capolavori del Caravaggio arrivati sino a noi è quello conosciuto col nome Incredulità di San Tommaso di cui vediamo una immagine sopra. Questo è stato realizzato dall'artista in un periodo che va dal 1599 al 1601 con la tecnica dei colori ad olio su una tela di medie dimensioni di circa 107 per 146 centimetri. Questo dipinto può essere ammirato andando a visitare la Stftung Schlosser und Garten Potsdam-Sanssouci nella città di Potsdam. Osservando l'incredulità di San Tommaso capiamo che i personaggi raffigurati in essa fanno parte di una scena sacra, più precisamente di una scena della religione cattolica-cristiana che viene raccontata nella Sacra Bibbia. In questa opera Caravaggio infatti rappresenta un Gesù Cristo che dopo essere risorto dalla morte si presenta ad alcuni dei suoi Apostoli che vestiti di laceri tuniche sono sorpresi e meravigliati di ciò che vedono davanti ai loro occhi. Osserviamo come il Caravaggio abbia raffigurato in modo perfetto un San Tommaso che come sappiamo dalle sacre scritture è stato da sempre l'apostolo diffidente, colui che non crede se non tocca con le proprie mani, quello più restio a riconoscere la Santità della persona che le sta davanti.


Caravaggio part del dito di San Tommaso


E allora il Cristo del dipinto prende una mano di San Tommaso e l'accompagna con grande calma a toccare le proprie ferite e le piaghe che sono le testimonianze certe e reali della crocifissione e della sua Divina persona risorta per salvare l'umanità come aveva predetto a tutti. Caravaggio riesce a fissare questo preciso e intenso momento sulla tela con la sua abilità artistica e il suo grande genio, creando il punto più importante al centro della composizione con le teste del Cristo e dei tre Apostoli chine a formare quasi una sorta di cerchio mentre guardano le ferite aperte sul costato di Gesù. Notiamo anche che i visi sono molto naturali e realistici nei loro lineamenti. Questi non sono dei visi falsi, idealizzati ma sembrano proprio presi dal popolo della strada che il Caravaggio ha visto mentre passeggiava e magari ha preso qualche schizzo come modello. Magari sono visi di contadini o visi di povera gente del posto, visto come era solito lavorare il Caravaggio che spesso prendeva gente di strada e ne ritraeva i lineamenti. Purtroppo per questo suo modo di fare arte all'epoca era spesso anche molto criticato e le sue opere venivano spesso rifiutate dai committenti. Invece oggi quest'opera è vista e commentata dagli appassionati di arte come qualcosa di unico e meraviglioso, di così perfetto nei dettagli, per esempio con quel dito di San Tommaso che ancora non crede a ciò che gli sta davanti e quasi con fare beffardo, testimoniato dalle rughe che segnano la sua fronte e gli occhi sul vuoto affonda nella bianca carne del Cristo. Il centro della scena è illuminato dal Caravaggio con una luce intensa, quasi divina mentre gli altri Apostoli seguono il gesto di San Tommaso con reale emozione e grande attesa. La drammaticità di questo gesto così realistico viene accentuata dal forte contrasto creato dal chiaroscuro che serve proprio a evidenziare l'azione principale annullando quasi il resto e lo sfondo. Già mi sembra di immaginare guardando questo bellissimo capolavoro del Caravaggio l'attimo che viene dopo della scena rappresentata. Infatti come una perfetta fotografia storica mi immagino la magica tensione di quando tutti gli Apostoli presenti alzano gli occhi pieni di lacrime e colmi di emozione incrociano quelli del Cristo risorto che accenna un meraviglioso sorriso.
Caravaggio è straordinario come sempre.


lunedì 4 maggio 2020

Morte della Vergine un capolavoro del Caravaggio

Morte della Vergine l'opera pittorica del Caravaggio.
Quando si parla di un opera d’arte realizzata dal grande artista italiano Michelangelo Merisi ovvero il Caravaggio mi viene sempre la pelle d'oca talmente è l’emozione che tali opere riescono a suscitare in me. Perché questi sono veri e propri gioielli artistici frutto di tanto lavoro, di una eccelsa abilità tecnica e di un grande genio che soltanto in pochi sono riusciti a esprimere a questi livelli nei loro lavori. Cliccate sulle immagini per ingrandire.

Caravaggio opera Morte della Vergine


Il capolavoro intitolato La Morte della Vergine che possiamo ammirare nel più importante Museo del mondo, il Louvre di Parigi è stato realizzato dal Caravaggio all’incirca nell'anno 1604. Questa è un dipinto a olio su una tela di generose per non dire grandi dimensioni infatti misura ben 369 per 245 centimetri circa. Come spesso accadeva in quell'epoca agli artisti ormai famosi come il Caravaggio che avevano raggiunto un grande successo venivano commissionati dei lavori artistici anche per decorare dei palazzi, delle Cappelle private o addirittura importanti Chiese. L’opera Morte della Vergine è stata richiesta per decorare la Cappella privata che si trova all’interno della Chiesa di Santa Maria della Scala a Roma di proprietà di un importante famiglia romana che viveva al tempo, la famiglia dei Lelmi. Ma come accade a volte in passato anche per altre opere e ad altri artisti, il lavoro e l’ispirazione avuta dal Caravaggio per quest'opera non piacque proprio ai critici presenti e l’opera della Morte della Vergine venne addirittura rifiutata proprio dai committenti. Tra i motivi principali del rifiuto vi era che la Madonna raffigurata dal Caravaggio non rispettava la tradizionale iconografia del personaggio religioso. Anzi sembrava quasi una bestemmia visto che la Santissima Madre di Cristo dipinta da Caravaggio non presentava nulla di Sacro e di mistico come volevano al tempo i proprietari. E poi con quel braccio abbandonato, il ventre gonfio come una qualunque e normale paesana di strada. Non si accettava e non si capiva ancora il realismo, le magnifiche pose e i bellissimi dettagli tra luci e ombre rese dal Caravaggio. La leggenda racconta infatti che il Caravaggio assistette non molto tempo prima al ritrovamento vicino al fiume Tevere di una prostituta morta e quindi allo spostamento del suo corpo. Questo corpo che pietosamente veniva portato via da alcune persone su una barella e che suscitò sicuramente nel Caravaggio una grande emozione al punto che si mise a prendere degli schizzi e abbozzare qualche esempio di posa. L’artista molto probabilmente prese spunto da tutta questa scena pietosa che vide di persona in strada per poi ritrarre la sua personale Vergine nel dipinto.

Caravaggio Morte della Vergine part di Maria Maddalena


Notiamo che la Vergine dipinta sembra davvero una persona molto umile, una persona vera che non ha quasi nulla di Santità e di Sacro da mostrare. Lo scopo del Caravaggio infatti era quello di trasmettere attraverso il suo capolavoro della morte della Vergine la grande forza e tutta la drammaticità che possiamo ricevere in emozioni quando guardiamo una vera scena di morte anche con dettagli strani o particolari.

Caravaggio Morte della Vergine part dei piedi nudi


Per esempio addirittura nel dipinto si notano come il Caravaggio ha voluto rappresentare i piedi della Vergine che sono ritratti nudi fino alla caviglia. Il particolare dei piedi nudi della Madre di Cristo fece allora un grande scandalo verso i tanti critici e gli amici dei committenti dell’opera perché non era ammissibile che la Madonna potesse essere raffigurata in quel modo a detta di alcuni quasi osceno. Continuando a guardare il dipinto del Caravaggio vediamo che la Vergine è posizionata al centro mentre in alto si vede questa sorta di sipario o di tenda dal colore rosso come il vestito della Vergine. Tutto intorno vi è un ambiente molto umile e scarno, pieno di personaggi che erano cari alla defunta. Vediamo Maria Maddalena che è affranta dal dolore mentre si trova in primo piano seduta su una piccola sedia di legno e piange coprendosi la faccia con un fazzoletto. Intorno al corpo della Vergine troviamo anche alcuni dei fedeli Apostoli che sono addolorati. Alcuni di essi quasi non si danno pace per questa morte improvvisa. Sono molto umili, poveri con i piedi nudi e mostrano tutti il loro vero dolore, questo è un dolore reale, umano. Riconosciamo anche la mano del Caravaggio nei loro lineamenti, nelle loro rughe profonde di qualche fronte visti in altre sue opere come per esempio quella con San Tommaso. L’illuminazione e la composizione del dipinto è stupenda e perfetta, trasmettendoci come detto tutta la forza drammatica del triste momento. Caravaggio al solito con le sue bellissime luci ci conduce sino al punto più importante dell’opera e cioè il viso disteso e rasserenato della Vergine morta che al centro della scena sprigiona una grande forza espressiva.
Meraviglioso capolavoro.

sabato 2 maggio 2020

L'opera I bari del Caravaggio


I Bari
è il titolo di una meravigliosa opera pittorica realizzata dal Caravaggio intorno agli anni 1594 e 1595. Oggi per chi ha la possibilità di andare negli U.S.A. può andare a visitare il Kimbell Art Museum di Fort Worth, una località del Texas per ammirare tra le altre numerose opere anche questa dei Bari del grande artista italiano Caravaggio. vediamo sotto una immagine completa del dipinto I bari, fate clic sopra per ingrandirla.

Caravaggio opera I bari


I Bari del Caravaggio con una breve descrizione.
Il Caravaggio realizzò l'opera dei Bari con la sua tecnica preferita ovvero quella dei colori ad olio su una tela avente come dimensioni circa 94 per 131 centimetri. Nei Bari possiamo vedere come con grande maestria tecnica e un grande lavoro di genio il Caravaggio riesce a raffigurare una scena molto realistica. La scena dipinta tratta di alcuni personaggi e di una truffa durante un gioco a carte. Sicuramente una scena che il Caravaggio ha tratto dalla realtà, visto che era un attento osservatore della vita e della realtà che lo circondava. Infatti chissà quante volte per le strade o nei locali malfamati che l'artista era solito frequentare aveva visto qualcosa del genere. Non scordiamoci che il Caravaggio per il suo "caratteraccio" da ribelle ebbe molti guai con la giustizia, arrivando anche a darsi alla latitanza e poi morire come un povero disperato. Nell'opera dei Bari il Caravaggio sembra quasi che riesca a realizzare una fotografia, con la quale riesce a bloccare il momento culminante del fatto che sta avvenendo davanti ai nostri occhi di osservatori.

Caravaggio I bari partic


Vediamo in questo dipinto un tranquillo giovanetto dall'aria molto ingenua che sta giocando a carte con un altro personaggio. Spostando lo sguardo notiamo anche la presenza di una terza persona sulla scena. Tutto sembra molto intuitivo e il Caravaggio quasi prendendoci per mano ci descrive con molta semplicità e maestria attraverso la sua pittura cosa sta accadendo davanti a noi. Riusciamo a capire che questa terza persona è in combutta con l'avversario dell'ingenuo giovanetto. I due infatti insieme cercheranno di fregare il poverino, l'ignara vittima di turno. Il Caravaggio con una straordinaria precisione descrittiva riesce a renderci tutto molto più facile e comprensivo. I tre personaggi si trovano in piedi intorno ad un tavolo coperto da un tessuto del tipo damascato e stanno giocando di un qualche particolare gioco di carte che sicuramente si usava all'epoca. Di spalle vediamo uno dei due bari, quello con un copricapo piumato che attende con ansia di estrarre dal suo di dietro una delle carte nascoste che sicuramente gli permetteranno di vincere la partita, come vediamo nel particolare sopra. Questo avviene dopo che il suo complice spiando il gioco della vittima gli faccia il segnale dovuto. Scena descritta in modo perfetto dal Caravaggio attraverso i suoi pennelli e i suoi colori.

Caravaggio I bari part dei guanti strappati


Il dipinto ci fa intuire la drammaticità della scena. Notiamo l'intreccio della calma della vittima vestita di nero che sembra in una eterna riflessione sulla carta da giocare senza sapere cosa lo aspetta, con la tensione e l'impazienza dei due imbroglioni, dei due bari che invece fremono nell'attesa degli esiti per poter incassare la somma facilmente truffata. Notiamo anche gli stupendi giochi di luce e di ombre che ormai conosciamo bene quando si parla del Caravaggio, unite ai colori che modellano i vari personaggi realizzati con delle pose e degli atteggiamenti davvero molto realistici e naturali. E cosa dire dei piccoli dettagli realizzati dall'artista che completano questo capolavoro, dettagli come i guanti del baro di fronte che sono strappati in alcuni dita (vedere il particolare). Questo per farci capire che non stiamo davanti a due geni della truffa ma magari davanti a due rubagalline, due morti di fame, spesso gente sfortunata ma che sicuramente dalle facce che hanno sarebbe pronta anche a puntarti un pugnale alla gola, un arma come quella che porta infatti uno dei due bari alla cinta. Insomma il Caravaggio in quest'opera è riuscito a descriverci una scena drammatica e pietosa allo stesso tempo, qualcosa che all'epoca era frequente vedere in strada. E noi che la osserviamo, a secondo del nostro umore possiamo per una volta metterci nei panni o della povera vittima ignara o in quelli dei cattivi e magari fare il tifo per uno o per gli altri, sognando due finali diversi.
Mi farebbe molto piacere infatti sapere per chi tifate Voi dei personaggi di quest'opera del Caravaggio, commentando qui sotto anche le vostre impressioni o cosa vi ispira.
Un saluto.

mercoledì 13 dicembre 2017

Caravaggio e il capolavoro La deposizione del Cristo



La deposizione del Cristo un meraviglioso dipinto del Caravaggio.

Come i numerosi appassionati di arte e del Caravaggio sapranno bene molti dei capolavori del celebre artista italiano vissuto nel Seicento Michelangelo Merisi detto il Caravaggio sono legati da alcune precise e ricorrenti caratteristiche sia per quanto riguarda la tecnica usata e sia per quanto riguarda lo stile usato dal Caravaggio. Dico questo perché anche il capolavoro di cui parliamo in questo articolo ossia La deposizione del Cristo rientra tra quelle bellissime opere che l'artista ci ha regalato e che riusciamo a riconoscere quasi subito proprio per queste caratteristiche ricorrenti. Qui sotto vediamo una immagine dell'opera del Caravaggio conosciuta come La deposizione del Cristo. (cliccate sull'immagine per ingrandire)

La deposizione del Cristo opera del Caravaggio




Queste caratteristiche o alcune idee del Caravaggio erano per l'epoca molto innovative e spesso all'inizio furono criticate o addirittura rifiutate da altri famosi artisti. Una su tutte di queste idee nuove può essere per esempio quella meraviglia della resa espressiva della luce che il Caravaggio riusciva a trasmetterci attraverso l'uso delle ombre e delle luci che in futuro influenzerà moltissimi grandi pittori.

Diamo ora qualche breve cenno sul capolavoro conosciuto come La deposizione del Cristo.

Innanzi tutto diciamo che quest'opera è stata considerata sin da subito come uno dei massimi capolavori del Caravaggio. Infatti all'epoca ci furono degli esperti dell'arte che erano contemporanei del Caravaggio che rimasero talmente affascinati dalla deposizione del Cristo che ne tessero poi le lodi parlandone a tutti con grande passione. Tra questi artisti o esperti dell'arte che vissero negli stessi anni in cui è vissuto il Caravaggio possiamo citare per esempio Giovanni Baglione un pittore che ad un certo punto è rimasto stregato dalla meravigliosa pittura e dallo stile del Caravaggio diventando anche uno dei primi biografi dell'artista e poi c'è anche il Bollori.

La deposizione del Cristo è stata realizzata intorno agli anni che vanno dal 1602 al 1604 quindi parliamo dell'ultimo periodo in cui Caravaggio soggiorno presso la città culturale di Roma. L'opera è un dipinto realizzato attraverso l'uso dei colori a olio stesi con grande maestria su di una tela abbastanza grande visto che la superficie è di circa 300 per 203 centimetri. Oggi se vogliamo andare ad ammirare La deposizione del Cristo possiamo farlo visitando la Pinacoteca Vaticana che si trova presso l'omonima città del Vaticano a Roma che come sappiamo è anche la sede del papa. In origine quest'opera era stata commissionata da tale Girolamo Vittrice per onorare e accontentare le ultime volontà di un suo zio morto qualche anno prima. Questo zio che si chiamava Pietro desiderava che l’opera della Deposizione fosse inserita nella sua personale Cappella funeraria fondata presso la Chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, una Chiesa divenuta celebre anche per l’Oratorio per i poveri bambini fondato da Filippo Neri divenuto in seguito Santo. Oratorio che faceva parte di un nuovo Ordine nato nella controriforma e frequentato anche dal Caravaggio. E proprio tra questi paesaggi, ricchi di profonda spiritualità e di vita tra gli umili e gli altri ceti che l’artista inizia a pensare e a progettare la sua opera della Deposizione.

Nella Deposizione del Caravaggio vediamo alcuni personaggi intenti a eseguire una triste e compassionevole operazione che abbiamo letto tante volte nella Sacra Bibbia. Questa triste scena narra appunto il momento della deposizione del povero Corpo martoriato di Gesù Cristo che verrà messo nel suo Sepolcro subito dopo essere stato tirato giù dalla croce ovvero la causa del suo tremendo supplizio. In primo piano vediamo tra una pianta e qualche pietra una grande lastra di pietra che alcuni esperti affermano sia quella che servirà poi a sigillare la tomba del Cristo. Quindi vediamo sia Giovanni che Nicodemo, due dei discepoli di Gesù in un immenso dolore trattenuto che tengono il corpo del Cristo coperto da un lenzuolo di colore bianco candido di cui un lembo cade a terra. Lo tengono da entrambi le parti per adagiarlo delicatamente sulla lastra vicina. Nicodemo che tiene le gambe di Gesù è raffigurato mentre guarda verso di noi. Egli presenta delle caratteristiche artistiche di un vero e proprio ritratto. Antonio Paolucci il Direttore dei Musei Vaticani crede che possa essere il ritratto di Pietro Vittrice cioè colui che aveva desiderato e commissionato la realizzazione dell’opera. Dei due l’apostolo Giovanni che è l’unico personaggio raffigurato con più colori con il suo braccio destro tiene ben saldo il Cristo sotto l’ascella, quasi come fosse un abbraccio mentre il sinistro lo appoggia sul ventre esanime del corpo quasi volesse assicurarsi che non vi sia davvero più movimento in esso, sottolineato anche dal suo sguardo fisso sul viso di Cristo. Dietro questa scena che si svolge in primo piano vediamo i personaggi che sono stati tra i testimoni storici della Passione e della morte di Gesù Cristo. Riconosciamo Maria di Cleofa che alzando le braccia al cielo urla tutta la sua disperazione e il suo dolore. Accanto troviamo nel suo tradizionale vestito con la testa coperta che l’iconografia tradizionale ci fa riconoscere spesso Maria, la Madre di Gesù col viso affranto nel dolore più grande che una madre possa avere. Accanto alla Madre di Cristo troviamo l’altra Maria, La Maddalena che come sappiamo gli visse vicino nell’ultimo periodo di vita e che piange quasi incredula con la testa china. La luce entra illuminando in pieno come fosse una ulteriore presenza, una forza divina che sottolinea il corpo di Cristo mentre il fondo è nell’oscurità assoluta.

Citiamo ora qualche breve brano dell'esperto Antonio Paolucci sull'opera La Deposizione del Cristo del Caravaggio mentre qui sotto vediamo un particolare della pietra posta in primo piano nell'opera.


part della Deposizione del Cristo Caravaggio



La Discesa nel Sepolcro già in Santa Maria in Vallicella meglio nota come Chiesa Nuova e

ora nella Pinacoteca Vaticana è dunque consapevole riferimento a una tradizione illustre, si colloca su una linea stilistica che la rivoluzione rinnova e vivifica ma non cancella.

E ora esaminiamo con qualche attenzione la Deposizione già nella Chiesa Nuova.

Cominciamo col dire prima di tutto che il termine iconografico con il quale il quadro è conosciuto è solo genericamente corretto. L’episodio che qui Caravaggio mette in figura è l’atto che nel rito giudaico comune del resto a tutte le culture del Mediterraneo, immediatamente precede l’inumazione vera e propria. Il corpo di Cristo appena disceso dalla croce verrà spogliato, disteso sulla grande pietra ben visibile (dopo diremo del significato di quella pietra) per essere lavato, unto e profumato.

Non della pietra destinata a coprire e a sigillare il sepolcro dunque si tratta ma del letto

marmoreo, destinato ai riti funerari che in latino veniva chiamato lapis untionis.

E poi c’è la pietra, la vera silenziosa protagonista del quadro. La lastra marmorea presenta

verso di noi il suo angolo e subito viene alla mente il Salmo 118: “La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo”.

In questo momento Cristo è la pietra scartata dalla storia. I suoi discepoli lo hanno abbandonato, rinnegato, si sono dispersi. La sua meravigliosa utopia è finita sulla croce e ora si

dissolverà per sempre nel sepolcro. Questi pensieri, in questo momento attraversano gli astanti e Caravaggio li rappresenta con implacabile verità.

Eppure noi sappiamo, Caravaggio sa che su quella pietra riposa la speranza di salvezza per Pietro Vittrice e per ognuno di noi. Quando il celebrante nel momento della consacrazione, elevava l’ostia (Hoc est enim corpus meum) essa si trovava allineata con il corpo di Cristo e con l’angolo della pietra profetica. Il messaggio non poteva essere più efficace e più immediatamente comprensibile.


martedì 15 aprile 2014

Arte e natura morta uno dei temi utilizzati dagli artisti


La natura morta per l'arte.
Quando sentiamo nominare il termine “natura morta” riferito all'arte e alla pittura artistica a molti di noi ci viene quasi subito pensare ad alcuni importanti dipinti che hanno fatto scuola in passato e che oggi vengono considerate dagli esperti dei capolavori assoluti dell'arte. Tra queste celebri opere che hanno come soggetto delle nature morte come non ricordare per esempio la bellissima canestra di frutta del Caravaggio realizzata dall'artista italiano intorno all'anno 1599 e che vediamo qui sotto.



La natura morta per le sue caratteristiche è anche uno dei soggetti preferiti e più usati per quanto riguarda gli artisti alle prime armi ma anche per gli studenti delle varie Accademie o delle Scuole artistiche private. Non vi è un artista alle prime armi che almeno una volta non abbia dovuto fare i conti con la realizzazione di una sua natura morta e da li capire se valeva la pena continuare o meno su questa strada artistica.

Da testimonianze sappiamo che la natura morta nell'arte è qualcosa che l'uomo ha pensato sin dall'antichità, infatti anche se sono molto rare questo soggetto è stato ritrovato già in lavori artistici molto antichi con qualche ottimo esempio in disegni o altre opere. Ma il vero periodo in cui gli esperti di arte indicano che la natura morta ha avuto un vero e proprio boom, diventando addirittura anche un genere a sé stante per molti artisti è stato durante il periodo storico che viene indicato col nome di tardo Rinascimento, cioè in quel particolare periodo per il mondo dell'arte in cui tutto si rinnovava, tutto rinasceva e si creava grazie soprattutto al lavoro e all'opera di alcuni grandi uomini e di grandi artisti.
In Italia gli esperti attribuiscono l’inizio di questo genere usato nelle opere d'arte proprio al grande pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio del quale possiamo ammirare lo splendido Canestro di frutta esposto presso l’Ambrosiana di Milano che vediamo sopra.
Una delle caratteristiche principale delle opere con natura morta o come la chiamano in modo più giusto gli inglesi “Still life”, cioè vita silente è quella di far diventare protagonisti nelle tele o su altri supporti delle cose che sono inanimate come possono essere la frutta, la cacciagione, le bottiglie, i piatti, vari strumenti, i vasi e tanti altri oggetti. La bravura dell’artista sta proprio nel dare attraverso una attenta composizione di questi oggetti e una atmosfera particolare realizzata attraverso le ombre e le luci un soffio di vita ideale, rendendoli eterni.

Morandi natura morta del 1929


Uno dei grandi maestri italiani che ha studiato, sperimentato e cercato di migliorare questo genere delle nature morte, dedicando gran parte della sua carriera artistica è stato senza dubbio l'artista italiano Giorgio Morandi (1890-1964). Celebri sono le sue opere su questo tema. All'artista Morandi bastava dare uno sguardo a dei vecchi lumi, dei barattoli fatti di ruggine, dei peperoni o delle bottiglie per vedere in loro una scintilla di vita, una qualche emozione oltre la semplice polvere e tutto questo poteva essere fermato nel tempo su di una semplice tela.

mercoledì 8 gennaio 2014

Il Bacchino malato del Caravaggio: semplice descrizione di quest'opera

Il Bacchino malato una delle bellissime opere della pittura italiana realizzate dal grande artista Caravaggio: descrizione.

Il bacchino malato opera del Caravaggio


Quello che molti appassionati di arte conoscono col nome di Bacchino malato fa parte degli straordinari lavori che sono il frutto di un grande maestro nella storia dell'arte e della pittura, un vero e proprio talento artistico chiamato Michelangelo Merisi meglio noto e amato come il Caravaggio un nomignolo preso dalla località italiana dove egli è nato (oggi nel Bergamasco). Il Caravaggio è vissuto in un momento storico a cavallo tra due importanti secoli, ossia il Cinquecento e l'inizio del Seicento, dedicandosi con passione nella sua (purtroppo) breve vita a realizzare delle opere che sono dei veri capolavori della pittura che lo hanno reso uno dei più grandi artisti di sempre. Infatti oggi il Caravaggio viene considerato nel meraviglioso mondo dell'arte come uno tra i più grandi pittori di tutti i tempi per aver espresso un nuovo modo di concepire e di saper realizzare l'arte con dipinti così ricchi di luce e di un realismo mai visti prima. Sopra vediamo l'opera del Caravaggio intitolata Il bacchino malato.
Per quanto riguarda la realizzazione del Bacchino malato non si hanno molte certezze sulla data esatta. Da testimonianze avute grazie ad alcuni documenti ritrovati che ne attestano il fatto sembra comunque che il Caravaggio abbia lavorato a questo dipinto nel periodo subito dopo essere uscito dall'Ospedale di Santa Maria della Consolazione dove l'artista era stato ricoverato per una malattia di cui non si sa molto, questo periodo risulta essere tra il 1593 e il 1594. La tecnica artistica per realizzare l'opera è quella che ormai tutti i più grandi pittori avevano imparato bene a utilizzare già da qualche secolo. Stiamo parlando ovviamente della celebre pittura con i colori a olio, i quali quasi sempre venivano preparati dagli stessi artisti con molta attenzione quasi fossero dei novelli alchimisti mescolando alcune polveri e materiali di pigmenti naturali con degli oli per poi venire stesi su dei supporti dando una straordinaria resa visiva. Come supporto da dipingere nel caso del Bacchino malato il Caravaggio ha usato una tela di non grandi dimensioni, infatti la stessa misurava circa 67 per 53 centimetri.

Fanciullo con canestra opera del Caravaggio

Cosi come un altro famoso dipinto attribuito sempre al Caravaggio intitolato Fanciullo con canestra di frutta di cui vediamo qui sopra una piccola immagine anche il Bacchino malato oggi può essere ammirato da tutti gli appassionati di pittura presso un importante sito espositivo in Italia, la stupenda Galleria Borghese che troviamo nella città di Roma.

venerdì 29 novembre 2013

Il martirio di San Matteo del Caravaggio: come la luce può descrivere un dramma

Oggi parliamo del Martirio di San Matteo, uno straordinario capolavoro per il mondo dell'arte e della pittura che il celebre artista italiano Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio realizzò sul finire del secolo Cinquecento e i primi anni del Seicento per la Cappella Contarelli nella città di Roma. Sotto vediamo il dipinto completo del Caravaggio in una immagine che purtroppo non può rendere il giusto merito quanto l'originale.



Il Martirio di San Matteo dipinto del Caravaggio tra descrizione e un po' di storia.
Come voleva la tradizione in quel tempo accadeva spesso che molti artisti, specie i più quotati viaggiassero per le polverose strade d'Italia per arrivare nelle più importanti città e soggiornarvi con lo scopo principale di farsi pubblicità e far vedere il proprio talento artistico ai ricchi mercanti, ai nobili o alle potenti Corti che le governavano. Così anche il pittore Caravaggio sul finire del secolo Cinquecento si trovava a trascorrere un soggiorno presso la bellissima città di Roma. E proprio durante questo soggiorno che gli fu commissionato dai proprietari della Cappella Contarelli un lavoro artistico che consisteva in un ciclo su San Matteo e che l'artista realizzò intorno agli anni tra il 1598 e il 1602. Questo importante contratto che da alcuni studi e ricerche fatte da esperti dell'arte sembra sia stato anche il primo vero lavoro pubblico avuto dal Caravaggio, arrivò anche grazie al potere e all'interessamento del Cardinale Del Monte, un potente uomo di Chiesa che oltre a essere un buon amico del pittore nutriva anche una forte passione per l'arte e una grande stima per la straordinaria e nuova tecnica di pittura di questo artista. Il lavoro per la Cappella consisteva nel realizzare un ciclo pittorico formato da tre tele dipinte ognuna raffigurante tre diversi momenti della vita di San Matteo che è il Santo a cui veniva dedicata la Cappella Contarelli e dove a fine lavoro dovevano poi essere collocati i dipinti del Caravaggio. Queste tre straordinarie opere che oggi vengono considerati degli assoluti capolavori per la storia della pittura sono (in ordine di realizzazione da parte del pittore): La vocazione di San Matteo, Il martirio di San Matteo e San Matteo e l'Angelo, quest'ultima finita intorno all'anno 1602. (per leggere sulla Cappella Contarelli e le altre due opere di questo ciclo andate su capolavori dell'arte).
L'opera del Martirio di San Matteo si trova collocato sulla parete di destra guardando l'altare nella Cappella Contarelli. Questo dipinto così come anche la prima opera del ciclo ha delle dimensioni abbastanza generose, infatti la superficie della tela sulla quale è stata realizzata misura ben 323 di larghezza per 343 centimetri di altezza. La tecnica artistica usata dal Caravaggio è quella che usa i colori a olio che di solito preparava personalmente con grande attenzione e dopo aver fatto delle diverse prove e bozzetti come era tradizione nell'arte dei grandi pittori.



Da come possiamo intuire facilmente dal titolo con cui conosciamo quest’opera vediamo che si tratta di una scena molto crudele e drammatica che è stata tratta dagli antichi Testi Sacri come per esempio la Sacra Bibbia.

mercoledì 27 novembre 2013

La pittura del Caravaggio coi dipinti della Cappella Contarelli a Roma

La Cappella Contarelli con i tre straordinari dipinti su San Matteo realizzati dal Caravaggio.



Gli italiani con un po' di orgoglio sanno bene che nel campo artistico la bella Italia è davvero un Paese unico al mondo per la straordinaria qualità e la ricchezza delle opere che fanno parte del suo patrimonio artistico e culturale. Tra i più preziosi beni italiani vi è anche una piccola Cappella religiosa conosciuta come la Cappella Contarelli situata all'interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi che troviamo nella città di Roma. Sopra vediamo una immagine con un particolare delle pareti con i dipinti su San Matteo Del Caravaggio.
La Cappella Contarelli per chi entra nella Chiesa di San Luigi dei Francesi si trova alla fine dell'ultima navata di sinistra. Fu acquistata nel lontano 1565 dal francese Mathies Cointrel che fece una carriera come religioso ed è proprio da questo personaggio che deriva il nome in italiano con cui conosciamo la Cappella, ossia Matteo Contarelli. La grande importanza artistica di questa piccola costruzione ci viene soprattutto dal fatto che al suo interno vi sono collocati sulle pareti tre stupendi capolavori della pittura italiana realizzati all'inizio del Seicento dall'artista Michelangelo Merisi, un pittore che noi abbiamo imparato a conoscere e amare col nome di Caravaggio. Le tre opere formano un ciclo pittorico che riguarda tre importanti momenti della vita di un uomo divenuto per vocazione poi Santo e cioè San Matteo, che è anche il Santo omonimo del proprietario della Cappella.
Le tre opere nella Cappella Contarelli sono collocate sulle pareti in questo ordine:
a sinistra troviamo la Vocazione di San Matteo, al centro sopra l'altare troviamo il San Matteo e l'Angelo e infine sulla parete di destra il Martirio di San Matteo (immagine sotto). Potete trovate nella pagina sopra tra i capolavori dell'arte la descrizione di queste opere.



Di solito nel mondo dell'arte con il termine “ciclo” si intende quando un qualunque artista progetta e realizza una serie di opere usando gli affreschi, la pittura o con la scultura che rappresentano tutte uno stesso tema, uno stesso soggetto o una storia che sia reale o di fantasia non importa. Quindi in un ciclo troviamo delle opere che fanno parte di uno stesso progetto artistico e che magari seguono un sorta di filo logico legata alla storia di un personaggio che può essere mitologico o reale. Famoso per fare un esempio è il ciclo degli affreschi dedicato alle storie di San Francesco attribuito al celebre artista Giotto che si trova presso la Basilica Superiore della città di Assise. Nel caso della Cappella Contarelli infatti il ciclo artistico realizzato dal Caravaggio è un preciso racconto fatto per immagini che raffigurano la storia di importanti momenti di vita di un personaggio religioso, appunto San Matteo.
L'artista realizzò questo progetto anche grazie all'interessamento di un suo amico, il Cardinale Del Monte un grande estimatore e appassionato dell'arte del Caravaggio. Le opere del Caravaggio della Cappella Contarelli per chi ama l'arte e la pittura vengono oggi considerate tra le opere pittoriche più importanti e sono sempre una ottima fonte di studio e di attente ricerche da parte di numerosi esperti e artisti che cercano di carpirne tutti i segreti, la tecnica e il mistero del grande fascino che essi emanano.


Quindi sono delle bellissime opere che da sole costituiscono un piccolo tesoro artistico per l'Italia e per i numerosi turisti o gli appassionati dell'arte che vengono a visitare questa bellissima Cappella Contarelli.

lunedì 25 novembre 2013

Il Caravaggio e La vocazione di San Matteo un opera nella Cappella Contarelli

La vocazione di San Matteo è una bellissima opera pittorica realizzata da Michelangelo Merisi, conosciuto nel mondo dell'arte come il Caravaggio. Sotto vediamo una semplice immagine di questa opera del Caravaggio che non riesce a rendere il giusto merito.



Descriviamo il dipinto del Caravaggio La vocazione di San Matteo con parole semplici.
Quest'opera del Caravaggio fa parte insieme ad altre due di un bellissimo ciclo pittorico dedicato a San Matteo. L'intero progetto artistico fu eseguito dal Caravaggio intorno agli anni tra il 1598 e il 1602, cioè negli anni in cui l'artista si trovava in soggiorno presso la città di Roma. Le tre opere furono commissionate per essere collocate nella Cappella Contarelli una piccola Cappella che oggi possiamo andare ad ammirare all'interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.
Il dipinto della Vocazione di San Matteo per alcuni esperti d'arte viene considerato addirittura come uno dei più importanti e straordinari capolavori dell'intera produzione pittorica del Caravaggio. Infatti si indica attraverso quest'opera una nuova fase per quanto riguarda la pittura di questo grande artista attraverso la resa particolare delle luci, una nuova e diversa espressività e la composizione che viene usata. L'opera fu realizzata su una tela avente delle dimensioni di circa 322 per 340 centimetri per essere collocata nella parete sinistra per chi guarda della Cappella Contarelli, delle dimensioni simili a quella intitolata Il martirio di San Matteo che è stata collocata sulla parete di destra. La tecnica usata dal Caravaggio per queste opere è quella solita dei grandi maestri dal Quattrocento in poi, e cioè la tecnica brillante ed espressiva dei colori a olio. Come già si può intuire facilmente dal titolo dell'opera il Caravaggio ha descritto con il proprio inconfondibile stile una storia che viene narrata nella Sacra Bibbia. Questa è il momento in cui Gesù chiama a seguirlo un esattore delle tasse, un uomo di nome Matteo, il quale a seguito di una vocazione Divina diventa anche uno dei suoi discepoli, un Apostolo di Gesù e poi San Matteo. Nel dipinto del Caravaggio vediamo raffigurato Gesù accompagnato dall'Apostolo Pietro che entrano in una piccola stanzetta dove vi sono alcune persone sedute attorno a un tavolo. Questi sono cinque personaggi attorno al tavolo e sono intenti a contare delle monete, probabilmente il frutto di una riscossione attraverso le tasse del tempo. Gesù fa un cenno della mano come per indicare o chiamare qualcuno di loro, appunto Matteo con una folta barba il quale stupito della scelta fatta da Gesù indica con una mano interrogativamente se stesso (si vede nel particolare sotto).



Vediamo che soltanto tre personaggi hanno volto velocemente lo sguardo verso i due che sono appena entrati mentre gli altri due, evidentemente pensano che il conteggio delle monete sia la cosa più importante da fare in quel momento e non badano ai due sconosciuti che sono entrati.
Il Caravaggio ci descrive nel dipinto la sua straordinaria luce attraverso uno stupendo gioco realistico con ombre e luci sempre molto importante nelle sue opere. In questo caso la luce proviene non dalla finestra che abbiamo di fronte ma da due fonti che sono collocate entrambi a destra. Il cono di luce che si vede e che si diffonde sulla parete di fronte sembra provenire da una porta aperta posta a un livello più alto rispetto a quello della stanza, forse vi sono delle piccole scale. Ma può anche essere una finestra come quella che vediamo di fronte a generare questa luce. La seconda fonte di luce anch'essa a destra è situata in basso e investe i personaggi lasciando il resto della stanza avvolta nell'oscurità.
La scena ci appare quasi divisa in due parti. A destra vediamo la figura di Gesù che viene quasi del tutta coperta a parte della testa e del braccio dalla figura di San Pietro che seguono una linea verticale mentre a sinistra i 5 personaggi seduti al tavolo sembrano disegnare una sorta di ovale attorno a loro. Alla composizione appartengono anche le linee nette che segnano il confine tra zone luminose e quelle in ombra. Interessante è anche la mano Di Gesù che sembra quasi unire le due parti e i personaggi di sinistra e di destra.

martedì 6 marzo 2012

L’arte e la luce con la sua straordinaria espressività tra chiaroscuri e volumi


L'arte e l'espressività della luce quando viene usata dagli artisti per realizzare qualunque lavoro che spesso proprio grazie all'uso di essa diventa uno straordinario capolavoro.
Chissà a quanti di voi gli è capitato di rimanere letteralmente storditi nel senso più romantico del termine davanti per esempio a un capolavoro eseguito dal grande artista Caravaggio come vediamo qui a lato in una sua celebre opera La vocazione di San Matteo (vedi tra i capolavori) o ancora scaturito dal genio di Leonardo da Vinci? Quante volte noi semplici appassionati dell'arte ci siamo emozionati davanti ad un opera di scultura di uno dei più grandi maestri come Michelangelo Buonarrotiperché magari siamo riusciti a cogliere un particolare, un messaggio misterioso (criptato) che un celebre artista ha saputo inserire dopo studi e attenti lavori preparatori con grande talento nel suo capolavoro?

Molte delle belle e meravigliose “emozioni” e le sensazioni personali che riceviamo mentre ammiriamo un opera d'arte ci vengono trasmesse anche dall'elemento luce.

venerdì 16 dicembre 2011

Il dipinto su San Matteo e l'Angelo del Caravaggio per la Cappella conbtarelli


L'opera del pittore italiano Caravaggio intitolata Il San Matteo e l'Angelo per la Cappella Contarelli.
Ho già parlato in altri articoli (cercateli nella pagina in alto dedicata alle tecniche e alle opere) di altri due stupendi capolavori della pittura che sono stati realizzati dal Caravaggio e che oggi con grande merito fanno parte della storia della pittura. Questi due dipinti erano La Vocazione di San Matteo e Il Martirio di San Matteo che insieme all'opera che decriviamo oggi che è intitolata San Matteo e l'Angelo fanno parte come è facile anche intuire dai titoli di un importante lavoro artistico, di un bellissimo ciclo pittorico che l'artista Michelangelo Merisi, conosciuto da tutto il mondo come il Caravaggio ebbe commissionato da alcuni signori per rappresentare attraverso il suo grande talento e la sua arte pittorica tre momenti precisi e significativi della vita di un grande Santo molto amato dagli italiani, San Matteo.




L'opera del Caravaggio di cui vediamo qui sopra una piccola immagine con la versione finale intitolata San Matteo e l'Angelo è come le altre due del ciclo un meraviglioso dipinto realizzato con la solita e tanto amata da parte degli artisti tecnica dei colori a olio. Il supporto utilizzato è una tela avente delle dimensioni abbastanza generose di circa 295 per 195 centimetri. Il lavoro viene svolto dal Caravaggio intorno all'anno 1602 quindi all'incirca dopo due anni dalla fine della realizzazione delle altre due opere che già erano state collocate sulle pareti laterali della Cappella Contarelli (1599 e 1600 circa) una piccola ma preziosa Cappella che si trova all'interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi nella città di Roma. Il dipinto con San Matteo e l'Angelo invece verrà collocato nella parete al centro proprio sopra all'altare dove anche oggi chiunque di noi può andare ad ammirarlo, provando sicuramente delle bellissime e piacevoli emozioni come soltanto le opere dei grandi maestri riescono a darci.
Per questa sua terza opera al Caravaggio gli avevano chiesto di rappresentare un episodio che troviamo narrato nella Bibbia. L'episodio ci narra che a San Matteo un giorno gli appare un Angelo mandato da Dio che dovrà aiutare e ispirare il Santo a scrivere quello che poi diventerà il Suo celebre Vangelo.
Grazie ai vari ricercatori ed esperti di arte oggi sappiamo che di questa opera il Caravaggio aveva realizzato una sua prima versione uguale a quella che possiamo vedere qui sotto nell'immagine. Questa fu subito rifiutata però dai committenti del lavoro senza dare nessuna possibilità all'artista di una qualche spiegazione. Le cause di questo rifiuto categorico li possiamo intuire forse guardando con una certa attenzione l'immagine sotto e pensando magari anche alla mentalità della gente che viveva in quel preciso contesto storico e artistico all'epoca all'inizio del Seicento. In quest'opera il "rivoluzionario" dell'arte Caravaggio, un artista superbo e spesso irrascibile ma sempre cosciente del suo grande talento andava controcorrente, aveva rappresentato un San Matteo come se fosse un persona davvero “normale” preso dalla realtà che lo circondava. La figura del Santo in questa versione assomigliava molto a quella di una persona comune di strada, un semianalfabeta come l'artista ne incrociava tanti all'epoca camminando per le strade. Nell'opera aveva anche inserito un Angelo che materialmente guidava la mano del Santo mentre scriveva il proprio Vangelo dando l'impressione come se fosse qualcuno che non aveva mai scritto una sola riga. Questa era una vera e propria offesa che veniva fatta per primo alla Chiesa e poi ai committenti che pagavano fior di soldi a questo pittore.




Questa versione come si può supporre fece molto scandalo. Si può immaginare il “putiferio”, che l'artista suscitò tra i vari committenti dell'opera e in generale a chi ebbe modo di osservarla. Le cose “inaccettabili” per queste persone erano soprattutto,  il fatto che si notava palesemente un atteggiamento troppo “confidenziale” tra il grande Santo e l'Angelo, ma anche per il modo in cui San Matteo veniva rappresentato, con una posizione da uomo rozzo ed ignorante, senza l'Aureola in testa, come era invece tradizione per l'iconografia all'epoca, di rappresentare i Santi e, addirittura veniva raffigurato con le gambe scoperte e accavallate, in una posa non proprio da Santo.
Questa prima versione comunque fu acquistata da Vincenzo Giustiniani. Dopo passo ai Musei di Berlino e infine con mera tristezza devo dire, venne distrutta da un brutto bombardamento degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, perdendo così un dipinto del grande Caravaggio.
La seconda versione è quella collocata nella Cappella Contarelli e che rappresenta la tradizione ed i canoni voluti dai committenti. San Matteo nell'opera, con un Aureola in testa e un vestito come si usava anticamente, viene ispirato da un Angelo che appare in volo alle sue spalle tra fasce di tessuto bianco. Il Santo in una posa particolare su uno sgabello scrive con la propria mano il Suo Vangelo.