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giovedì 7 maggio 2020

Il Caravaggio e la sua opera Incredulità di San Tommaso


Quando si parla o si pensa al grande artista italiano del Seicento Michelangelo Merisi conosciuto in tutto il mondo ed entrato nell'Olimpo dell'arte come il Caravaggio la prima cosa che viene in mente e la sua straordinaria abilità nel rappresentare e raffigurare la luce su una superficie piatta come può essere quella di una tela in modo molto così naturale e realistico.


Caravaggio opera Incredulità di San Tommaso


Uno dei tanti capolavori del Caravaggio arrivati sino a noi è quello conosciuto col nome Incredulità di San Tommaso di cui vediamo una immagine sopra. Questo è stato realizzato dall'artista in un periodo che va dal 1599 al 1601 con la tecnica dei colori ad olio su una tela di medie dimensioni di circa 107 per 146 centimetri. Questo dipinto può essere ammirato andando a visitare la Stftung Schlosser und Garten Potsdam-Sanssouci nella città di Potsdam. Osservando l'incredulità di San Tommaso capiamo che i personaggi raffigurati in essa fanno parte di una scena sacra, più precisamente di una scena della religione cattolica-cristiana che viene raccontata nella Sacra Bibbia. In questa opera Caravaggio infatti rappresenta un Gesù Cristo che dopo essere risorto dalla morte si presenta ad alcuni dei suoi Apostoli che vestiti di laceri tuniche sono sorpresi e meravigliati di ciò che vedono davanti ai loro occhi. Osserviamo come il Caravaggio abbia raffigurato in modo perfetto un San Tommaso che come sappiamo dalle sacre scritture è stato da sempre l'apostolo diffidente, colui che non crede se non tocca con le proprie mani, quello più restio a riconoscere la Santità della persona che le sta davanti.


Caravaggio part del dito di San Tommaso


E allora il Cristo del dipinto prende una mano di San Tommaso e l'accompagna con grande calma a toccare le proprie ferite e le piaghe che sono le testimonianze certe e reali della crocifissione e della sua Divina persona risorta per salvare l'umanità come aveva predetto a tutti. Caravaggio riesce a fissare questo preciso e intenso momento sulla tela con la sua abilità artistica e il suo grande genio, creando il punto più importante al centro della composizione con le teste del Cristo e dei tre Apostoli chine a formare quasi una sorta di cerchio mentre guardano le ferite aperte sul costato di Gesù. Notiamo anche che i visi sono molto naturali e realistici nei loro lineamenti. Questi non sono dei visi falsi, idealizzati ma sembrano proprio presi dal popolo della strada che il Caravaggio ha visto mentre passeggiava e magari ha preso qualche schizzo come modello. Magari sono visi di contadini o visi di povera gente del posto, visto come era solito lavorare il Caravaggio che spesso prendeva gente di strada e ne ritraeva i lineamenti. Purtroppo per questo suo modo di fare arte all'epoca era spesso anche molto criticato e le sue opere venivano spesso rifiutate dai committenti. Invece oggi quest'opera è vista e commentata dagli appassionati di arte come qualcosa di unico e meraviglioso, di così perfetto nei dettagli, per esempio con quel dito di San Tommaso che ancora non crede a ciò che gli sta davanti e quasi con fare beffardo, testimoniato dalle rughe che segnano la sua fronte e gli occhi sul vuoto affonda nella bianca carne del Cristo. Il centro della scena è illuminato dal Caravaggio con una luce intensa, quasi divina mentre gli altri Apostoli seguono il gesto di San Tommaso con reale emozione e grande attesa. La drammaticità di questo gesto così realistico viene accentuata dal forte contrasto creato dal chiaroscuro che serve proprio a evidenziare l'azione principale annullando quasi il resto e lo sfondo. Già mi sembra di immaginare guardando questo bellissimo capolavoro del Caravaggio l'attimo che viene dopo della scena rappresentata. Infatti come una perfetta fotografia storica mi immagino la magica tensione di quando tutti gli Apostoli presenti alzano gli occhi pieni di lacrime e colmi di emozione incrociano quelli del Cristo risorto che accenna un meraviglioso sorriso.
Caravaggio è straordinario come sempre.


lunedì 4 maggio 2020

Morte della Vergine un capolavoro del Caravaggio

Morte della Vergine l'opera pittorica del Caravaggio.
Quando si parla di un opera d’arte realizzata dal grande artista italiano Michelangelo Merisi ovvero il Caravaggio mi viene sempre la pelle d'oca talmente è l’emozione che tali opere riescono a suscitare in me. Perché questi sono veri e propri gioielli artistici frutto di tanto lavoro, di una eccelsa abilità tecnica e di un grande genio che soltanto in pochi sono riusciti a esprimere a questi livelli nei loro lavori. Cliccate sulle immagini per ingrandire.

Caravaggio opera Morte della Vergine


Il capolavoro intitolato La Morte della Vergine che possiamo ammirare nel più importante Museo del mondo, il Louvre di Parigi è stato realizzato dal Caravaggio all’incirca nell'anno 1604. Questa è un dipinto a olio su una tela di generose per non dire grandi dimensioni infatti misura ben 369 per 245 centimetri circa. Come spesso accadeva in quell'epoca agli artisti ormai famosi come il Caravaggio che avevano raggiunto un grande successo venivano commissionati dei lavori artistici anche per decorare dei palazzi, delle Cappelle private o addirittura importanti Chiese. L’opera Morte della Vergine è stata richiesta per decorare la Cappella privata che si trova all’interno della Chiesa di Santa Maria della Scala a Roma di proprietà di un importante famiglia romana che viveva al tempo, la famiglia dei Lelmi. Ma come accade a volte in passato anche per altre opere e ad altri artisti, il lavoro e l’ispirazione avuta dal Caravaggio per quest'opera non piacque proprio ai critici presenti e l’opera della Morte della Vergine venne addirittura rifiutata proprio dai committenti. Tra i motivi principali del rifiuto vi era che la Madonna raffigurata dal Caravaggio non rispettava la tradizionale iconografia del personaggio religioso. Anzi sembrava quasi una bestemmia visto che la Santissima Madre di Cristo dipinta da Caravaggio non presentava nulla di Sacro e di mistico come volevano al tempo i proprietari. E poi con quel braccio abbandonato, il ventre gonfio come una qualunque e normale paesana di strada. Non si accettava e non si capiva ancora il realismo, le magnifiche pose e i bellissimi dettagli tra luci e ombre rese dal Caravaggio. La leggenda racconta infatti che il Caravaggio assistette non molto tempo prima al ritrovamento vicino al fiume Tevere di una prostituta morta e quindi allo spostamento del suo corpo. Questo corpo che pietosamente veniva portato via da alcune persone su una barella e che suscitò sicuramente nel Caravaggio una grande emozione al punto che si mise a prendere degli schizzi e abbozzare qualche esempio di posa. L’artista molto probabilmente prese spunto da tutta questa scena pietosa che vide di persona in strada per poi ritrarre la sua personale Vergine nel dipinto.

Caravaggio Morte della Vergine part di Maria Maddalena


Notiamo che la Vergine dipinta sembra davvero una persona molto umile, una persona vera che non ha quasi nulla di Santità e di Sacro da mostrare. Lo scopo del Caravaggio infatti era quello di trasmettere attraverso il suo capolavoro della morte della Vergine la grande forza e tutta la drammaticità che possiamo ricevere in emozioni quando guardiamo una vera scena di morte anche con dettagli strani o particolari.

Caravaggio Morte della Vergine part dei piedi nudi


Per esempio addirittura nel dipinto si notano come il Caravaggio ha voluto rappresentare i piedi della Vergine che sono ritratti nudi fino alla caviglia. Il particolare dei piedi nudi della Madre di Cristo fece allora un grande scandalo verso i tanti critici e gli amici dei committenti dell’opera perché non era ammissibile che la Madonna potesse essere raffigurata in quel modo a detta di alcuni quasi osceno. Continuando a guardare il dipinto del Caravaggio vediamo che la Vergine è posizionata al centro mentre in alto si vede questa sorta di sipario o di tenda dal colore rosso come il vestito della Vergine. Tutto intorno vi è un ambiente molto umile e scarno, pieno di personaggi che erano cari alla defunta. Vediamo Maria Maddalena che è affranta dal dolore mentre si trova in primo piano seduta su una piccola sedia di legno e piange coprendosi la faccia con un fazzoletto. Intorno al corpo della Vergine troviamo anche alcuni dei fedeli Apostoli che sono addolorati. Alcuni di essi quasi non si danno pace per questa morte improvvisa. Sono molto umili, poveri con i piedi nudi e mostrano tutti il loro vero dolore, questo è un dolore reale, umano. Riconosciamo anche la mano del Caravaggio nei loro lineamenti, nelle loro rughe profonde di qualche fronte visti in altre sue opere come per esempio quella con San Tommaso. L’illuminazione e la composizione del dipinto è stupenda e perfetta, trasmettendoci come detto tutta la forza drammatica del triste momento. Caravaggio al solito con le sue bellissime luci ci conduce sino al punto più importante dell’opera e cioè il viso disteso e rasserenato della Vergine morta che al centro della scena sprigiona una grande forza espressiva.
Meraviglioso capolavoro.

martedì 14 marzo 2017

Rembrandt straordinario pittore olandese, curiosità e opere


Il grande artista olandese Rembrandt Van Rijn nacque il 15 Luglio del 1606 a Leyda una cittadina olandese. La sua è una famiglia di origini molto umile che non aveva mai avuto a che fare con il mondo dell'arte o aveva avuto al suo interno qualche parente che fosse un artista. Il padre di Rembrandt che si chiamava Harmen Gerritz Van Rijn traeva i pochi mezzi per vivere lavorando in un modesto mulino che possedeva mentre la madre, la signora Neeltgen Van Zuytbrouck era la figlia di un semplice fornaio. Il vero cognome di Harmen era Gerritz ma l’uomo aveva voluto chiamarsi Van Rijn in omaggio al grande fiume Reno sulle cui sponde trascorse la sua intera vita. Qui sotto vediamo una immagine (cliccate per ingrandire) di Rembrandt in uno dei suoi celebri autoritratti che sono dei veri e propri capolavori della pittura.

Rembrandt autoritratto


Il piccolo Rembrandt fin dalla prima infanzia dimostrò di possedere delle doti non comuni sia d’intelligenza che anche di prontezza. Sembra proprio che queste particolari doti di Rembrandt fecero presagire al padre che il proprio figlio era nato per diventare qualcuno nella vita, una persona molto influente. Insomma un uomo famoso e molto importante al contrario degli altri suoi fratelli che erano tutti avviati sembrava verso dei lavori manuali e umili. Così il padre di Rembrandt con grande coraggio e anche con sacrifici vari fece di tutto per mandare il figlio presso la famosa e celebre Università di quel tempo che si trovava sempre nella cittadina di Leyda. Ma il giovane Rembrandt non era nato come insisteva il padre per diventare un uomo di cultura e magari uno studioso di lettere anche se questo era sempre un passo avanti per la sua umile famiglia. Lui infatti, il Rembrandt si sentiva soprattutto attratto da una altra vocazione che le divenne poi fatale. Lui era infatti attratto verso il misterioso mondo dell’arte e diceva che era affascinato in particolare dal volto umano. L'artista olandese sognava di cogliere nei tratti di un volto magari il segno ineffabile dell’anima.
Questo nuovo fascino gli fece lasciare l’Università molto presto, dopo solo qualche mese di frequenza e appena sedicenne entrò nella bottega d'arte del pittore Jacob Isaacksz Van Swanenburch, il quale insieme alla moglie che era una bella donna italiana di nome Margherita gli diedero protezione e lo istruirono bene in cultura e nella vita di ogni giorno. Sembra che Margherita un giorno disse al giovane Rembrandt: di te, un giorno tutti gli olandesi diranno ciò che gli italiani dicono oggi dei grandi maestri Leonardo e Raffaello.
Per il sedicenne Rembrandt queste parole sicuramente furono un incentivo in più per imparare con serietà tutto il possibile di arte e soprattutto sulla tecnica della pittura che lui iniziava ad amare con tutti se stesso. Soltanto che volle imparare le basi e basta dell'arte, in quanto egli era convinto che il segreto di un nuovo stile e di una nuova pittura rivoluzionaria l’aveva già dentro di se nel profondo della sua anima, custodito molto gelosamente.
Dopo il giusto periodo in cui apprese molto nella bottega del suo primo maestro e amico pittore, Rembrandt passo a una scuola d'arte di un pittore molto più importante e famoso in quell’epoca. Questi era il maestro Pieter Lastmann che gli trasmise la propria predilezione per gli effetti violenti e il gusto per tutto ciò che sapeva di sfarzo. Per Rembrandt questi due precisi momenti vissuti con i due maestri furono soltanto una influenza esteriore sul piano assoluto dell’arte. Il pittore infatti non aveva nulla da apprendere da questi diciamo “onesti” artigiani del colore i quali applicavano senza usare molta fantasia la lezione appresa della grande pittura italiana. Possiamo anzi dire che Rembrandt possedeva in sommo grado proprio quello che mancava ai suoi due Maestri, e cioè la capacità di reinventare il mondo attraverso la magia dell’arte, cioè di fissare in un quadro anche l’anima stessa delle cose.
Rembrandt, il mistero del volto umano nei suoi lavori.

Rembrandt autoritratto giovanile


All’inizio dell'attività artistica e creativa del pittore Rembrandt e fino alla fine possiamo notare una lunga serie di ritratti e autoritratti come quello che vediamo qui sopra, conosciuto come Autoritratto dell’artista giovanile del 1633/34. I soggetti preferiti dall'artista olandese sono molto spesso la madre e se stesso. Notiamo guardando alcune delle sue opere, spesso quadri o acqueforti come il pittore ricerca quasi ossessivamente quella sua verità attraverso i colori e la sua pittura. Sembra che egli voglia andare al di là delle semplici apparenze. Vuole cogliere il vero segno dell’anima, del proprio Io. Il volto umano è per Rembrandt un mistero che attende di essere svelato. Questo è un enigma per Rembrandt che ogni volta si presenta da una visuale diversa e nuova. Questo spiega perché un artista può dipingerlo e ridipingerlo senza mai ripetersi veramente anzi facendo ogni volta un piccolo passo in avanti verso quella verità cercata pur sapendo però consapevolmente che non riuscirà mai a trovare del tutto la soluzione. Rembrandt dipingendo la madre o se stesso non intende documentare uno stato di fatto o comunque fissare sulle tele delle normali storie. Lui cerca invece di perseguire uno scopo ben più ambizioso e cioè bloccare il volto nell’attimo irripetibile in cui vi affiora questo o quel sentimento. Insomma cercare di dipingere ciò che è più di segreto in un individuo che in quel momento si rivela come attraverso uno specchio.
Tutta questa angosciosa ricerca dell’artista Rembrandt sfugge agli onesti e buoni borghesi di Leyda. Ma ciò nonostante il pittore inizia a essere apprezzato dai suoi compaesani anche se allora era ancora un giovane più che ventenne. I suoi concittadini vedevano il proprio amico e artista come uno che aveva osato staccarsi dai vari metodi e stili tradizionali dei grandi maestri e mettere una sua bottega per conto proprio. Ammiravano soprattutto l’indiscutibile abilità di ritrattista e lo scrupolo con cui Rembrandt rappresentava i dettagli, i lineamenti dei vari volti ritratti con una qualità quasi fotografica diremmo noi ai nostri giorni. La bravura di Rembrandt alla fine varca anche i confini cittadini fino ad arrivare nella bellissima città di Amsterdam dove un ricco e abile mercante di quadri, un certo Endrik Van Uylenburgh lo mette alla prova facendogli dipingere alcuni ritratti. La prova come è facile da intuire riesce in pieno. Questi dipinti piacciono molto al mercante e la gente ne parla in giro. Le commissioni iniziano ad aumentare e tutto sembra andare per il verso giusto per Rembrandt. Incoraggiato da tutto ciò e sicuramente anche dal suo nuovo amico mercante che in questa occasione si trasforma in un perfetto Mecenate, Rembrandt decide di trasferirsi nella nuova città di Amsterdam molto più adatta per farsi conoscere insieme alla sua arte.
Arriva così per Rembrandt come si può immaginare facilmente un periodo d’oro anche se sembra che l'artista abbia le mani molto bucate, sperpera molto denaro e quasi non ricorda più le sue oneste ma umili origini. In quel periodo egli riesce a guadagnare più di quanto riesce a spendere. Questo è un periodo molto fortunato a cui però manca la cosiddetta “ciliegina” sulla torta nella sua quasi completa vita, questa mancanza è l’amore e il sentimento di una donna.

Rembrandt ritratto di Saskia


Arriva anche questo però per Rembrandt, avrà il nome di Saskia Van Uylenburgh una cugina del mercante. Questa ragazza è molto sensibile, una ragazza molto gentile e bisognosa di affetto e di protezione. Lei è intimidita soprattutto dalla sua condizione infelice di orfana. Rembrandt vedendo questa ragazza e frequentandola si innamora pazzamente e presto la fa sua sposa esaltandosi ogni volta alla visione di quel bellissimo viso pieno di sentimenti e molto espressivo. Il pittore non si stancherà mai di dipingerla nelle sue tele interrogando quei lineamenti così dolci. Sopra vediamo un ritratto di Saskia.
La smania di grandezza dell’artista Rembrandt.
Saskia non era una ragazza povera, infatti al suo sposo e artista porta una considerevole dote che Rembrandt però inizia a scialacquare presto. Inizia infatti la mania di grandezza del pittore comprando sontuose ville ad Amsterdam e arredandole con tanti oggetti “strani” e antichi, al solo scopo di vantarsi e di stupire la ricca borghesia cittadina. Il pittore incurante del futuro ama vestirsi anche con abiti di lusso. Inizia a fare grandi collezioni di arredi antichi e altri oggetti di grande valore. Si comporta come un bambino viziato dalla fantasia allucinata. Se dipinge la moglie Saskia per esempio la veste come una Dea pagana con monili preziosi cercandola di farla apparire come fosse una figura da leggenda. Il pittore è anche un lettore della Bibbia e in questo libro cerca di trovare i pretesti per la sua pittura. Si ritrae come il figliol prodigo della celebre parabola. Rembrandt si comportava insomma come diremmo oggi come un vero bambino viziato e incosciente che può fare e avere tutto ciò che gli passa per la testa. Non riescono a richiamarlo alla ragione neanche le innumerevoli tragedie che ha avuto in famiglia come per esempio i tre figli nati dal suo matrimonio e morti in tenerissima età. Sembra che se li lascia passare alle spalle perché non ha tempo di soffermarsi su di esse. La salute della moglie Saskia inizia a peggiorare e Rembrandt sembra non accorgersene. Finalmente nel Settembre del 1641 la moglie riesce a dargli un figlio, Tito che sembra essere sanissimo, quindi un degno erede per Rembrandt il quale è felicissimo dell’evento e non pensa minimamente a tutto ciò che ha dovuto pagare nella vita fra tragedie e altro per averlo. Dopo circa otto anni di matrimonio la moglie muore e il pittore con il suo fare da “incosciente” le fa un suo ultimo ritratto stupendo come a chiusura di un discorso aperto anni prima. Per lui il cammino continua, altre figure, altri volti gli sorridono perché ciò che importa è lavorare e dipingere. Continuare questa spasmodica sua ricerca.
L’ossessione della luce per Rembrandt.

Rembrandt opera La ronda di notte


Il dipinto più celebre e discusso di Rembrandt oltre ad alcuni celebri autoritratti è La ronda di notte commissionato nell'anno 1641, l'anno in cui nasceva anche il figlio Tito e sua moglie peggiorava di salute. Secondo chi gli commissionò quest’opera si doveva raffigurare nel dipinto della Ronda di notte i sedici membri della Guardia Civica di Amsterdam insieme al loro comandante Frans B. Cocq e il luogotenente Van Rytenburgh. Questa doveva essere un opera oleografica destinata ad abbellire la sala di riunione della Guardia stessa (vediamo il dipinto La ronda di notte qui sopra).
Sembra che Rembrandt non tenne conto assolutamente dell’ordinazione e delle richieste fatte dai committenti di questi lavoro. L'artista dipinse una scena assolutamente ed esclusivamente fantastica in cui un gruppo di figure sembrano sorgere misteriosamente dalle tenebre oscure, grazie alla luce violenta che le investe e che non si capisce da dove possa provenire. Tra le varie figure risplende di una forte luce quasi magicamente una bambina il cui volto fa pensare a quello della moglie Saskia. Ma che cosa ci sta a fare una bambina in mezzo a delle guardie civiche armate? Gli orgogliosi membri della Guardia civica non ci stanno. Quella bambina è una intrusa, un arbitrio del pittore ed è per questo che mettono il quadro in un angolo buio dove rimase per molti anni abbandonato, rischiando anche di essere distrutto perché sotto di esso veniva acceso il braciere che serviva a riscaldare la sala.

martedì 2 dicembre 2014

L'arte Barocca nel Seicento tra stile e idee

L‘arte Barocca negli anni del Seicento: nasce un nuovo stile che si sviluppa tra importanti scoperte e cruente battaglie per la Riforma protestante.

Tra i fatti e gli eventi storici più importanti che sono avvenuti in Europa durante il trascorrere degli anni del Seicento ve ne sono alcuni davvero straordinari e molto positivi soprattutto per il futuro dell’uomo. Come non ricordare per esempio le scoperte avute nel campo scientifico realizzate dai grandi personaggi come Galileo Galilei e Newton.


Andrea Pozzo Il trionfo di San Ignazio particolare



Purtroppo però oltre a questo nel Seicento si è assistito anche ad avvenimenti brutali e negativi come una tremenda guerra conosciuta dalla storia col nome di “guerra dei trent’anni” perché fu combattuta tra il 1618 e il 1648. Questa fu causata soprattutto per dei motivi di contrasto tra gli Stati Cattolici e alcuni Stati protestanti trascinati dalla celebre Riforma protestante iniziata da Martin Lutero che cercava di minacciare e in qualche modo di scardinare il potente ruolo che ricopriva la Chiesa Cattolica all’epoca attraverso i propri dogmi religiosi e teologici. La Chiesa Cattolica per difendersi da questi duri attacchi della protesta Luterana che andavano sempre di più aumentando, creando grande diffidenza e confusione tra i cittadini e i fedeli indice a sua volta una vera e propria battaglia, una Controriforma riuscendo a coinvolgere molte potenti personalità e utilizzando alcuni settori della vita sociale con lo scopo di cercare in qualche modo di riavvicinare a essa, quindi di rieducare i propri fedeli e tutte le persone smarrite alla religione cattolica e spiegando loro quanto siano sbagliate le varie tesi e le parole di Martin Lutero. La Chiesa utilizzerà per i suoi scopi soprattutto il campo dell’arte nelle sue forme principali con la realizzazione di nuove opere. Queste opere vengono realizzate dagli artisti con un linguaggio e uno stile del tutto nuovo e in poco tempo diventa una punto di forza, una sorta di vetrina per propagandare e celebrare una Chiesa Cattolica ancora più forte di prima. Questo nuovo periodo storico dell’arte coinvolgerà tanti artisti che dovranno con il loro genio e il loro talento lanciare dei precisi messaggi, dei temi capaci di aiutare la comunicazione della Chiesa e riaffermare con forza il suo potere religioso attraverso la realizzazione di straordinarie opere artistiche del tutto nuove nelle idee e nei linguaggi. Vedremo nascere e svilupparsi in questo modo nel Seicento uno straordinario momento storico per l'arte, ricco di grandi cambiamenti nelle tecniche e nello stile che verrà conosciuto come il periodo dell'Arte Barocca. Sopra vediamo un particolare di un celebre capolavoro del tardo Barocco dell’artista Andrea Pozzo che ha realizzato tra gli anni 1691-1694 questo bellissimo affresco intitolato Il trionfo di Sant’Ignazio nella volta della omonima Chiesa che si trova nella città di Roma.


Velazquez Las meninas



Arte Barocca tra Caratteristiche, linguaggi e idee

Una delle funzioni principali dell’arte Barocca è sicuramente quella di cercare di cambiare la fantasia e i sentimenti dei cittadini che vengono ad ammirare i lavori artistici realizzati dai nuovi artisti. Questi ultimi sanno che con le loro opere devono riuscire a cambiare anche l’immaginazione dei fedeli, magari dando anche una bella illusione per poterli avvicinare nuovamente alla Chiesa e alla religione.

giovedì 6 novembre 2014

Artemisia Gentileschi la vita di una grande pittrice italiana che trasmetteva rabbia e dolore nelle sue opere

Artemisia Gentileschi (1593-1653) una eccellente artista italiana che dipingeva tormenti e gioie.
Prima di tutto voglio dire che Artemisia Gentileschi è stata una grandissima donna con una mentalità moderna, indipendente per il suo tempo. La stessa inoltre grazie al suo straordinario talento artistico e ai suoi studi per la pittura riesce a diventare una delle pittrici più importanti della storia. Pensiamo che Artemisia Gentileschi con le sue opere riusciva a competere senza sfigurare anche con i più grandi maestri (maschi) dell'arte. Lei era capace di incantare il pubblico attraverso i suoi straordinari dipinti in cui come fossero dei libri descrive con dettagli e finezze varie storie, fragilità umane e sentimenti che noi dovremmo conoscere molto bene. Sotto vediamo un autoritratto di Artemisia Gentileschi dove la pittrice si raffigura in una scena che rappresenta l'Allegoria della pittura realizzato intorno agli anni 1638-1639, oggi l'opera è collocata presso la Kensington Palace di Londra.


Artemisia Gentileschi autoritratto



La pittrice Artemisia Gentileschi nasce come la primogenita in data 8 Luglio dell'anno 1593 dall'unione del padre Orazio Gentileschi e la madre Prudenzia Montone. La città natale della pittrice è la bellissima Roma di fine Cinquecento e il padre Orazio era già considerato in quel periodo un eccellente artista, essendo anche un maestro di pittura che insegnava presso la Scuola che aveva aperto. Orazio Gentileschi aveva realizzato già bellissimi dipinti e gli esperti e i mercanti di arte lo riteneva anche uno dei maggiori esponenti di quella nuova corrente artistica che stava nascendo allora e che venne definita Caravaggismo. Con questa corrente i pittori seguono le orme e gli insegnamenti lasciati da colui che oggi sappiamo essere uno dei più grandi maestri della pittura in assoluto, tale Michelangelo Merisi entrato nella leggenda col nome di Caravaggio. Caravaggio è stato il pittore che inventò tecniche nuove e attraverso le sue opere riuscì a dare una nuova direzione alla pittura artistica dipingendo e usando soprattutto la forza e l'espressività della luce. Questa influenza pittorica cresce a cavallo tra il XVI e il XVII secolo e i suoi artisti tra cui spicca oltre a Orazio Gentileschi anche la figlia Artemisia verranno chiamati semplicemente i pittori Caravaggeschi. Qui sotto vediamo una bellissima opera del Caravaggio intitolata Giuditta e Oloferne. Questa è una di quelle opere con cui Artemisia volle poi confrontarsi e dipingere una sua versione come vediamo nell'immagine più sotto.


La Giuditta e Oloferne del Caravaggio



Artemisia Gentileschi ha vissuto una vita davvero ricca e intensa che le ha portato rispetto e grandi gioie nel campo dell'arte ma purtroppo anche qualche dramma che ha vissuto in prima persona. Infatti a causa di un bruttissimo episodio di violenza che ha dovuto subire da parte di un uomo spregevole, Artemisia Gentileschi oggi viene associata e vista come un vero e proprio simbolo di riscatto e di protesta contro la violenza per tante donne nel mondo. Artemisia era una donna sicuramente molto intelligente e forse cercava soltanto di vivere una vita un po' più indipendente, una vita diversa dalle altre “semplici e umili” donne di quell'epoca. Possiamo solo immaginare quanto poteva essere difficile per qualunque donna alla fine del Cinquecento appassionarsi o semplicemente discutere di arte, di cultura o di pittura. Pensare magari di potersi affermare con i propri dipinti e la propria bravura in un campo che era visto come qualcosa di prettamente al maschile, fatto per i maschi e solo da maschi dove le donne non potevano dire la loro.
Artemisia grazie all'ambiente familiare che la circondava respirò sin da piccola quella particolare aria artistica che poi la portò a innamorarsi della pittura e continuare a studiare con grande passione le idee e le tecniche dei grandi maestri fino alla sua morte avvenuta nell'anno 1653 quando aveva circa sessant'anni. Possiamo dire che lei rispetto alle altre donne dell'epoca ebbe più fortuna in quanto col permesso del padre poteva frequentare come i suoi fratelli la celebre bottega paterna. Infatti il primo maestro di Artemisia fu il padre che le insegnò i principi e le basi della pittura. Artemisia in questa bottega apprese i tanti segreti e soprattutto le nuove straordinarie tecniche artistiche capaci di rendere sulle tele quei bellissimi giochi di luci e di ombre del Caravaggio di cui tanto si parlava in giro che erano così naturali e reali, così drammatiche e magnifiche da lasciare sempre a bocca aperta qualunque osservatore.
Da alcune testimonianze si sa che la piccola Artemisia Gentileschi aveva un grande talento per l'arte e spesso capitava che in bottega era molto più brava dei fratelli o di altri apprendisti quando si sfidavano con disegni e schizzi. In quella bellissima città che era la Roma di inizio Seicento così piena di cantieri e di progetti artistici eseguiti da grandi artisti, la piccola Artemisia cresceva felice tra la bottega del padre e la casa dei genitori. Cresceva mentre c'era il via vai di uomini, di artisti più o meno celebri e di tanti amici del padre appassionati dell'arte e della cultura. In questo bellissimo clima Artemisia ha visto e conosciuto tanti artisti importanti che hanno fatto davvero la storia come per esempio Guido Reni, il Domenichino o come i fratelli Caracci. Attraverso le parole rubate a questi personaggi del mondo dell'arte Artemisia ha respirato un aria che la stimolava a fare sempre meglio, convincendo tutti della sua bravura e di poter avere un futuro felice da grande artista. Si sentiva una giovane molto fortunata e privilegiata Artemisia che per la sua bravura veniva spinta dal padre a farsi ammirare e conoscere da tutti. Qui sotto vediamo una delle prime opere certe di Artemisia Gentileschi intitolata Susanna e i vecchioni realizzata intorno al 1610 che oggi troviamo presso Pommersfelden in Germania.


Artemisia Gentileschi opera Susanna e i vecchioni



Ma purtroppo la vita della giovane Artemisia Gentileschi non fu sempre tutta rose e fiori. Infatti un giorno di Maggio dell'anno 1611 quando aveva solo diciotto anni la giovane conobbe qualcosa di terribile che l'avrebbe cambiata per sempre. Conobbe l'orrore portato da una violenza carnale nei suoi riguardi da parte di un giovane pittore che frequentava la casa del padre, tale Agostino Tassi. Il Tassi dopo non volle riparare il torto fatto neanche con un matrimonio. Per questo grave reato ci fu anche un importante processo che all'epoca fece molto scalpore. Dalle testimonianze nel processo uscì che il padre di Artemisia addirittura nutriva per la figlia un amore ambiguo e innaturale. Un amore che di solito viene espresso per una moglie, per una amante e non alla propria figlia. Artemisia anche per questo motivo provò dei sentimenti molto contrastanti, spesso carichi di odio nei confronti degli uomini che descrisse anche in alcune sue bellissime opere della pittura attraverso la rappresentazione di episodi della Bibbia. Vi sono delle stupende opere di Artemisia che rappresentano dei temi molto attuali anche al giorno d'oggi dove chiunque di noi intravede per esempio una protesta contro la violenza, un grido di dolore e di disperazione lanciato dalla Gentileschi per i tanti abusi degli uomini.

mercoledì 8 gennaio 2014

Il Bacchino malato del Caravaggio: semplice descrizione di quest'opera

Il Bacchino malato una delle bellissime opere della pittura italiana realizzate dal grande artista Caravaggio: descrizione.

Il bacchino malato opera del Caravaggio


Quello che molti appassionati di arte conoscono col nome di Bacchino malato fa parte degli straordinari lavori che sono il frutto di un grande maestro nella storia dell'arte e della pittura, un vero e proprio talento artistico chiamato Michelangelo Merisi meglio noto e amato come il Caravaggio un nomignolo preso dalla località italiana dove egli è nato (oggi nel Bergamasco). Il Caravaggio è vissuto in un momento storico a cavallo tra due importanti secoli, ossia il Cinquecento e l'inizio del Seicento, dedicandosi con passione nella sua (purtroppo) breve vita a realizzare delle opere che sono dei veri capolavori della pittura che lo hanno reso uno dei più grandi artisti di sempre. Infatti oggi il Caravaggio viene considerato nel meraviglioso mondo dell'arte come uno tra i più grandi pittori di tutti i tempi per aver espresso un nuovo modo di concepire e di saper realizzare l'arte con dipinti così ricchi di luce e di un realismo mai visti prima. Sopra vediamo l'opera del Caravaggio intitolata Il bacchino malato.
Per quanto riguarda la realizzazione del Bacchino malato non si hanno molte certezze sulla data esatta. Da testimonianze avute grazie ad alcuni documenti ritrovati che ne attestano il fatto sembra comunque che il Caravaggio abbia lavorato a questo dipinto nel periodo subito dopo essere uscito dall'Ospedale di Santa Maria della Consolazione dove l'artista era stato ricoverato per una malattia di cui non si sa molto, questo periodo risulta essere tra il 1593 e il 1594. La tecnica artistica per realizzare l'opera è quella che ormai tutti i più grandi pittori avevano imparato bene a utilizzare già da qualche secolo. Stiamo parlando ovviamente della celebre pittura con i colori a olio, i quali quasi sempre venivano preparati dagli stessi artisti con molta attenzione quasi fossero dei novelli alchimisti mescolando alcune polveri e materiali di pigmenti naturali con degli oli per poi venire stesi su dei supporti dando una straordinaria resa visiva. Come supporto da dipingere nel caso del Bacchino malato il Caravaggio ha usato una tela di non grandi dimensioni, infatti la stessa misurava circa 67 per 53 centimetri.

Fanciullo con canestra opera del Caravaggio

Cosi come un altro famoso dipinto attribuito sempre al Caravaggio intitolato Fanciullo con canestra di frutta di cui vediamo qui sopra una piccola immagine anche il Bacchino malato oggi può essere ammirato da tutti gli appassionati di pittura presso un importante sito espositivo in Italia, la stupenda Galleria Borghese che troviamo nella città di Roma.

venerdì 29 novembre 2013

Il martirio di San Matteo del Caravaggio: come la luce può descrivere un dramma

Oggi parliamo del Martirio di San Matteo, uno straordinario capolavoro per il mondo dell'arte e della pittura che il celebre artista italiano Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio realizzò sul finire del secolo Cinquecento e i primi anni del Seicento per la Cappella Contarelli nella città di Roma. Sotto vediamo il dipinto completo del Caravaggio in una immagine che purtroppo non può rendere il giusto merito quanto l'originale.



Il Martirio di San Matteo dipinto del Caravaggio tra descrizione e un po' di storia.
Come voleva la tradizione in quel tempo accadeva spesso che molti artisti, specie i più quotati viaggiassero per le polverose strade d'Italia per arrivare nelle più importanti città e soggiornarvi con lo scopo principale di farsi pubblicità e far vedere il proprio talento artistico ai ricchi mercanti, ai nobili o alle potenti Corti che le governavano. Così anche il pittore Caravaggio sul finire del secolo Cinquecento si trovava a trascorrere un soggiorno presso la bellissima città di Roma. E proprio durante questo soggiorno che gli fu commissionato dai proprietari della Cappella Contarelli un lavoro artistico che consisteva in un ciclo su San Matteo e che l'artista realizzò intorno agli anni tra il 1598 e il 1602. Questo importante contratto che da alcuni studi e ricerche fatte da esperti dell'arte sembra sia stato anche il primo vero lavoro pubblico avuto dal Caravaggio, arrivò anche grazie al potere e all'interessamento del Cardinale Del Monte, un potente uomo di Chiesa che oltre a essere un buon amico del pittore nutriva anche una forte passione per l'arte e una grande stima per la straordinaria e nuova tecnica di pittura di questo artista. Il lavoro per la Cappella consisteva nel realizzare un ciclo pittorico formato da tre tele dipinte ognuna raffigurante tre diversi momenti della vita di San Matteo che è il Santo a cui veniva dedicata la Cappella Contarelli e dove a fine lavoro dovevano poi essere collocati i dipinti del Caravaggio. Queste tre straordinarie opere che oggi vengono considerati degli assoluti capolavori per la storia della pittura sono (in ordine di realizzazione da parte del pittore): La vocazione di San Matteo, Il martirio di San Matteo e San Matteo e l'Angelo, quest'ultima finita intorno all'anno 1602. (per leggere sulla Cappella Contarelli e le altre due opere di questo ciclo andate su capolavori dell'arte).
L'opera del Martirio di San Matteo si trova collocato sulla parete di destra guardando l'altare nella Cappella Contarelli. Questo dipinto così come anche la prima opera del ciclo ha delle dimensioni abbastanza generose, infatti la superficie della tela sulla quale è stata realizzata misura ben 323 di larghezza per 343 centimetri di altezza. La tecnica artistica usata dal Caravaggio è quella che usa i colori a olio che di solito preparava personalmente con grande attenzione e dopo aver fatto delle diverse prove e bozzetti come era tradizione nell'arte dei grandi pittori.



Da come possiamo intuire facilmente dal titolo con cui conosciamo quest’opera vediamo che si tratta di una scena molto crudele e drammatica che è stata tratta dagli antichi Testi Sacri come per esempio la Sacra Bibbia.

lunedì 25 novembre 2013

Il Caravaggio e La vocazione di San Matteo un opera nella Cappella Contarelli

La vocazione di San Matteo è una bellissima opera pittorica realizzata da Michelangelo Merisi, conosciuto nel mondo dell'arte come il Caravaggio. Sotto vediamo una semplice immagine di questa opera del Caravaggio che non riesce a rendere il giusto merito.



Descriviamo il dipinto del Caravaggio La vocazione di San Matteo con parole semplici.
Quest'opera del Caravaggio fa parte insieme ad altre due di un bellissimo ciclo pittorico dedicato a San Matteo. L'intero progetto artistico fu eseguito dal Caravaggio intorno agli anni tra il 1598 e il 1602, cioè negli anni in cui l'artista si trovava in soggiorno presso la città di Roma. Le tre opere furono commissionate per essere collocate nella Cappella Contarelli una piccola Cappella che oggi possiamo andare ad ammirare all'interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.
Il dipinto della Vocazione di San Matteo per alcuni esperti d'arte viene considerato addirittura come uno dei più importanti e straordinari capolavori dell'intera produzione pittorica del Caravaggio. Infatti si indica attraverso quest'opera una nuova fase per quanto riguarda la pittura di questo grande artista attraverso la resa particolare delle luci, una nuova e diversa espressività e la composizione che viene usata. L'opera fu realizzata su una tela avente delle dimensioni di circa 322 per 340 centimetri per essere collocata nella parete sinistra per chi guarda della Cappella Contarelli, delle dimensioni simili a quella intitolata Il martirio di San Matteo che è stata collocata sulla parete di destra. La tecnica usata dal Caravaggio per queste opere è quella solita dei grandi maestri dal Quattrocento in poi, e cioè la tecnica brillante ed espressiva dei colori a olio. Come già si può intuire facilmente dal titolo dell'opera il Caravaggio ha descritto con il proprio inconfondibile stile una storia che viene narrata nella Sacra Bibbia. Questa è il momento in cui Gesù chiama a seguirlo un esattore delle tasse, un uomo di nome Matteo, il quale a seguito di una vocazione Divina diventa anche uno dei suoi discepoli, un Apostolo di Gesù e poi San Matteo. Nel dipinto del Caravaggio vediamo raffigurato Gesù accompagnato dall'Apostolo Pietro che entrano in una piccola stanzetta dove vi sono alcune persone sedute attorno a un tavolo. Questi sono cinque personaggi attorno al tavolo e sono intenti a contare delle monete, probabilmente il frutto di una riscossione attraverso le tasse del tempo. Gesù fa un cenno della mano come per indicare o chiamare qualcuno di loro, appunto Matteo con una folta barba il quale stupito della scelta fatta da Gesù indica con una mano interrogativamente se stesso (si vede nel particolare sotto).



Vediamo che soltanto tre personaggi hanno volto velocemente lo sguardo verso i due che sono appena entrati mentre gli altri due, evidentemente pensano che il conteggio delle monete sia la cosa più importante da fare in quel momento e non badano ai due sconosciuti che sono entrati.
Il Caravaggio ci descrive nel dipinto la sua straordinaria luce attraverso uno stupendo gioco realistico con ombre e luci sempre molto importante nelle sue opere. In questo caso la luce proviene non dalla finestra che abbiamo di fronte ma da due fonti che sono collocate entrambi a destra. Il cono di luce che si vede e che si diffonde sulla parete di fronte sembra provenire da una porta aperta posta a un livello più alto rispetto a quello della stanza, forse vi sono delle piccole scale. Ma può anche essere una finestra come quella che vediamo di fronte a generare questa luce. La seconda fonte di luce anch'essa a destra è situata in basso e investe i personaggi lasciando il resto della stanza avvolta nell'oscurità.
La scena ci appare quasi divisa in due parti. A destra vediamo la figura di Gesù che viene quasi del tutta coperta a parte della testa e del braccio dalla figura di San Pietro che seguono una linea verticale mentre a sinistra i 5 personaggi seduti al tavolo sembrano disegnare una sorta di ovale attorno a loro. Alla composizione appartengono anche le linee nette che segnano il confine tra zone luminose e quelle in ombra. Interessante è anche la mano Di Gesù che sembra quasi unire le due parti e i personaggi di sinistra e di destra.

sabato 25 febbraio 2012

La pittura nel Seicento tra grandi idee e grandi maestri dell'arte


Un grande realismo e la sublime espressione della luce del Caravaggio.

Il pittore italiano Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio è uno dei grandi maestri che influenzarono l'arte e la pittura perché riuscì attraverso il suo indubbio genio e una perfetta abilità tecnico-artistica a portare a un livello superiore mai visto questa forma d'arte, facendosi conoscere attraverso i suoi bellissimi capolavori che realizzò in un periodo a cavallo tra il secolo Cinquecento e i primi anni del Seicento. Il "Caravaggio" come era tradizione fare in quel tempo è il nomignolo che venne dato all'artista per essere identificato e deriva dal nome della località di nascita che oggi corrisponde alla zona del bergamasco. Riscoperto in tempi più recenti il Caravaggio oggi viene celebrato in tutto il mondo dagli esperti e dagli storici dell'arte come uno dei più grandi pittori della storia.
Questo straordinario artista durante la sua pur breve ma intensa vita e carriera artistica (visse soltanto 39 anni, 1571 - 1610), inizia a rifiutare sin da subito tutti quegli artifici e tutti quegli eccessi compositivi di quella corrente artistica che si stava ormai diffondendo ovunque già da un po’ di anni e, che è conosciuta nella storia col nome di Manierismo. Caravaggio vuole privilegiare un arte più vera e espressiva, che magari rappresenti meglio la realtà che lo circonda e soprattutto che sia a dimensione di tutti gli uomini, anche di quelli più umili e miseri. Nella pittura del Caravaggio infatti, troviamo un linguaggio più immediato e semplice, spesso i soggetti religiosi vengono raffigurati con lineamenti più “umanizzati” e devono soprattutto rappresentare anche la realtà contemporanea dell’Artista. Nelle bellissime opere del Caravaggio, si notano nei visi e negli atteggiamenti dei personaggi raffigurati (come le Madonne, i Santi, Gesù Cristo ed altre figure), delle espressioni naturali, corrucciate e magari piene di rughe per via dell'età, che noi possiamo intravedere tutti i giorni, quando guardiamo i nostri amici o i nostri simili. Vediamo anche nelle sue opere, abiti contemporanei dell’epoca dell'artista, a volte modesti o laceri che nulla fanno pensare o associare agli sfarzi che può avere il potere e la Chiesa Cattolica a quel tempo per esempio. Insomma con parole semplici il Caravaggio, cerca di avvicinarsi e rappresentare al contrario di tanti altri artisti prima di lui, alla “vera” realtà che gli sta attorno con tutti i drammi e tutti i pregi che essa porta. Le persone più umili o gli amici dei bassifondi del Caravaggio poseranno o saranno spesso presi a modelli per rappresentare dei personaggi nei dipinti, che siano essi dei Santi o dei potenti Signori. Scene religiose o scene di vita reale quotidiana vengono rappresentati in ambienti spesso poveri e spogli diventando temi importanti delle sue opere.

Questo oltre che anche per il suo caratteraccio gli portò moltissimi guai, anche abbastanza seri e con dei processi giudiziari. Ma tutto questo non lo distolsero affatto dal continuare sulla sua strada artistica, coi propri studi tecnici-artistici e le proprie convinzioni, portando così l'artista Caravaggio a sviluppare una tecnica pittorica straordinaria e davvero unica, che cambio per sempre il modo di concepire e realizzare le opere di molti artisti del futuro, specialmente per quanto riguarda l'uso e la riproduzione delle varie luci e delle ombre nelle varie composizioni artistiche.

La precisione del disegno e la cura nei particolari danno un ulteriore concretezza alla realtà voluta e riprodotta dal Caravaggio nelle sue opere. Mentre i contrasti chiaroscurali creano volume, l’alternanza tra luce e ombra oltre a dare il giusto risalto plastico alle figure, si concentra sui lineamenti dei volti o sui gesti più significativi della rappresentazione, accrescendone in questo modo la drammaticità e l’emozioni che l'artista vuole trasmetterci. (vediamo per esempio un immagine sopra con La cena in Emmaus del Caravaggio, 1606 olio su tela Milano, Pinacoteca di Brera). Attraverso l'uso delle luci e delle ombre, i capolavori del Caravaggio acquistano anche un altro valore importante, quello dell'antico simbolismo che l'artista rielabora e sviluppa ridando un nuovo vigore artistico. Spesso fin dal Medioevo, la luce e l'ombra nelle rappresentazioni artistiche hanno incarnato il rapporto tra forze contrastanti come per esempio il bene e il male, lo spirito e la materia, la verità e la menzogna. Nell'opera del Caravaggio (sotto) intitolata San Giovanni Battista nel deserto del 1601-1602 per esempio troviamo alcune allusioni simboliche. L'ariete per la tradizione medioevale simboleggiava Gesù Cristo, mentre la fiamma che arde giù e il rosso del mantello simboleggiano la grande passione suscitata dall'amore spirituale che anima l'abbraccio con Gesù Cristo (ariete).



L'arte e le idee durante il Seicento tra cenni di storia e arte


Arte nel secolo Seicento: un breve cenno sulla storia e le idee

Il secolo del Seicento viene citato nella storia come il periodo in cui la Chiesa cattolica attraverso una celebre Controriforma riesce a reagire con grande forza alla Riforma protestante iniziata nel 1517 circa dal monaco Martin Lutero. E tutto questo per la Chiesa viene raggiunto oltre che attraverso gli strumenti soliti della propaganda religiosa anche con metodi molto più violenti per una repressione dei suoi avversari come tristemente famosi purtroppo ci ricordano le torture messe in atto dalla temutissima Santa Inquisizione. Uno dei personaggi simbolo di queste molteplici atrocità è stato sicuramente anche Giordano Bruno che finì per essere bruciato sul rogo nel 1600 circa.
Il Seicento però è anche un secolo in cui avvengono molti cambiamenti sia politici che economici che porteranno a sanguinose guerre, come la guerra dei trentenni che avviene dal 1618 al 1648 e che coinvolge tutta l’Europa centro-occidentale. Essa procurerà epidemie, fame e grandi carestie causando alla fine la decadenza della monarchia spagnola, la quale esce sconfitta dalla guerra al contrario della Francia, che si rafforzerà politicamente e nel 1661, quando salirà al trono Luigi XIV, detto anche il Re Sole diventerà la più grande potenza di tutta l’Europa in quel periodo.

Altri Stati come l’Olanda e l’Inghilterra (nel 1607 vi sarà la prima colonia inglese nel Nord America) grazie ai vari commerci internazionali si rafforzano economicamente e iniziano a gettare le basi per il loro grande sviluppo che avverrà nel secolo successivo.

L'arte e alcune delle idee che avevano gli artisti nel Seicento.

L’arte Barocca nasce durante il Seicento in Italia e poi si diffonde grazie ai vari ordini missionari che intanto erano nati (come per esempio l’ordine dei Gesuiti) in tutta Europa e anche in America Latina nel corso di tutto il secolo. Il termine “barocco” viene usato per diversi secoli in modo alquanto spregiativo per poter indicare un arte bizzarra, stravagante, priva di ogni misura del secolo. L’arte barocca viene utilizzata da vari Artisti soprattutto per esaltare il prestigio della Chiesa Cattolica, la grande potenza dei Sovrani e la ricchezza della classe borghese. Molto lontana quindi dall’arte sviluppata nella fine del Cinquecento che interpretava la crisi dei valori rinascimentali, delle angosce umane e anche dei molti dubbi che affliggevano gli uomini di quell'epoca per quanto riguarda la religione e la Chiesa cattolica. (leggete l'articolo su arte Barocca).



Cenni sull’arte del Seicento.

Attraverso lo stile artistico chiamato in seguito arte Barocca si rivaluta  tutto quello che riguarda l’immaginazione, il sentimento e la fantasia degli uomini. Il fine principale degli artisti che realizzano l'arte Barocca è quello soprattutto di lasciare una forte impressione, di stupire e di emozionare tutti coloro che osservano e ammirano un opera Barocca.

Nella pittura del Seicento (articolo) per esempio accanto al linguaggio spettacolare dei grandi affreschi che sembrano sfondare illusionisticamente le pareti e suggeriscono spazi infiniti si distinguono due tipi di orientamento:

quello più classicista della scuola di Annibale Carracci e quello più realista di Michelangelo Merisi, conosciuto come il Caravaggio. Attorno a queste due correnti artistiche di quel periodo ruotano tutti i principali artisti d’Europa. L’attenzione degli artisti verso la realtà sarà molto evidente e genererà dei nuovi generi pittorici, che man mano si affermeranno durante il secolo. Per esempio gli artisti fiamminghi si specializzeranno nelle nature morte, nei paesaggi e nelle scene di vita quotidiana diventando dei veri e propri maestri.

Sopra vediamo un particolare dell'opera Fuga in Egitto dell'artista Annibale Carracci del 1603 Roma. Sotto l'opera del Caravaggio intitolata Cena in Emmaus olio su tela del 1606 Milano.



L’architettura barocca non andrà alla ricerca dell’equilibrio rinascimentale anzi, altera le proporzioni classiche e preferisce le linee curve a quelle rette. Vi saranno sporgenze e rientranze negli edifici barocchi, che animano le superfici e generano effetti scenografici accentuati dall’uso di una ricca decorazione scultorea. L’edificio deve essere in rapporto continuo con lo spazio in cui è inserito.

Per quanto riguarda invece la scultura i corpi scolpiti devono trasmettere movimento. Le statue sembrano muoversi e vivere nello spazio, i gesti sono enfatizzati, i volti devono esprimere con forza i sentimenti e per tutto questo, si useranno audaci soluzioni tecniche e stilistiche che avvicineranno la scultura alla pittura.