venerdì 20 marzo 2015

Giovanni Bellini artista italiano del Quattrocento

Giovanni Bellini fa parte di quegli artisti che hanno fatto grande la storia dell'arte italiana riuscendo con il proprio talento, delle nuove idee e delle straordinarie opere di pittura a illuminare gli anni in cui visse, parliamo di quel periodo d'oro per l'arte che conosciamo col nome di Rinascimento Italiano. Qui vediamo un suo ritratto.





Sotto vediamo una immagine di uno dei suoi celebri capolavori che possiamo andare ad ammirare presso la città in cui il pittore nacque, Venezia. Quest’opera è conosciuta come La pala di San Zaccaria collocata nella Chiesa omonima. Il Bellini la realizzò intorno all’anno 1505 quando cioè era nella sua fase artistica più consolidata e matura.

Giovanni nasce come detto in una bellissima e florida città come poteva essere la Venezia del tempo intorno all’anno 1432-33. Purtroppo gli storici dell'arte non hanno ancora trovato delle testimonianze certe sulla sua esatta data di nascita. Quello che è certo è che questo grande maestro dell’arte viene considerato dagli esperti come colui che ha dato una grande svolta al cammino dell'arte e portato tante novità soprattutto nella pittura veneziana negli anni del Quattrocento. Grazie ai suoi studi e alle nuove idee artistiche che Giovanni portò, uniti sicuramente ad un grande talento come pittore possiamo oggi capire attraverso le straordinarie opere e i dipinti realizzati durante i suoi circa 60 anni di carriera artistica e di passione quanto sia stato importante il suo contributo. Giovanni Bellini morì a Venezia nell’anno 1516 quando aveva superato ormai gli ottant’anni di età. Possiamo dire che sin da piccolo Giovanni ebbe la fortuna e il modo di poter respirare una particolare aria, quella di un meraviglioso mondo pieno di arte, di opere, di colori e di ottimi artisti nella famiglia e fuori che in una città bella e ricca culturalmente come era la Venezia Rinascimentale fecero nascere in lui una grande passione che lo porterà a un arte e una pittura del tutto innovativa che alla fine del suo percorso sfocerà poi alla straordinaria pittura Tonale del celebre pittore Giorgione.





Il padre di Giovanni infatti era Jacopo Bellini, già un famoso e affermato pittore della città lagunare. A Venezia il padre Jacopo aprì una sua bottega dell’arte come usavano fare alcuni maestri che ben presto divenne un centro molto importante della città per i tanti allievi e per i lavori che gli venivano commissionati. In questa bottega grazie agli insegnamenti del padre-maestro ebbero i primi contatti con il mondo della pittura anche i due figli, sia Giovanni che Gentile, il fratello maggiore che divenne anch’esso un grande pittore del Quattrocento. Come se non bastasse avere tutti questi ottimi talenti artistici in giro per la casa che diedero davvero tanto a lui e all’arte in generale, anche la sorella di Giovanni che si chiamava Nicolosia si prende in sposo intorno al 1453 nientemeno che il pittore Andrea Mantegna che come sappiamo oggi viene considerato tra i più grandi pittori in assoluto del periodo del Rinascimento. L’incontro di Giovanni con il cognato Andrea come affermano gli esperti fu qualcosa di straordinario, scoccò una vera scintilla per l’arte e la pittura veneziana. Ognuno di questi due grandi artisti italiani ebbero modo di apprendere l’uno dall’altro i tanti segreti sulla tecnica, sui linguaggi e sulle nuove idee della pittura che cambiava e si stava sviluppando in quegli anni. Per esempio Giovanni Bellini apprese dal Mantegna il segreto per dare più risalto ai vari volumi e alle varie figure che vengono rappresentate nelle opere pittoriche. Questo avveniva anche grazie a un uso particolare del colore e attraverso il tracciare delle linee nette che definivano i contorni. Tra i suoi studi per l’arte Giovanni bellini si appassiona e approfondisce soprattutto la rappresentazione degli elementi e dei paesaggi della natura. Nelle sue celebri opere notiamo per esempio come l’artista rappresenta una natura molto bella e armoniosa quasi fosse delicata dove possiamo ammirare anche l’uomo che viene inserito dal Bellini in modo che si fonda con essa senza avere nessun contrasto. Nelle sue opere di pittura vediamo anche come il Bellini ci da l’illusione della profondità dello spazio attraverso una tecnica particolare e tutta nuova, ossia quella della prospettiva cromatica. La prospettiva cromatica è una tecnica di pittura usata dagli artisti per darci l’illusione visiva delle diverse distanze su una superficie che ha solo due dimensioni, come possono essere le tavole in legno o le tele usate dai pittori. Questo avviene mediante l’uso dei diversi toni di colore, da qui deriva il termine cromatica, dove quelli che hanno valori diciamo più freddi corrispondono a distanze molto lontane all’osservatore mentre i toni dei colori più caldi corrispondono a elementi di paesaggi molto vicini o in primo piano. La meravigliosa arte e la pittura di Giovanni Bellini col tempo si affinò sempre di più, cambiò nello stile sino ad arrivare verso la fine del secolo Quattrocento ad avere un gusto vicino al classicismo come mostrano alcune bellissime sue opere aventi un tema Sacro. Delle composizioni straordinarie come quelle che raffigurano la Madonna con Bambino e alcuni Santi che sono considerati dei veri capolavori dell’arte e della pittura.

Tra le numerose e bellissime opere della pittura italiana realizzati dall’artista Giovanni Bellini durante tutta la sua lunga carriera artistica nel Quattrocento, un secolo che come sappiamo abbraccia anche gli anni d’oro del primo Rinascimento, troviamo spesso rappresentato il tema religioso. Bellissime sono le sue Madonne con Bambino, alcune Pietà che vediamo sotto o i dipinti con Santi di cui parleremo in seguito.

La Pietà una delle opere pittoriche di Giovanni Bellini.

Qui sotto possiamo vedere una immagine dell'opera intitolata La pietà che l’artista italiano Giovanni Bellini realizzò intorno agli anni 1455-1460 circa. Questo dipinto è stato realizzato con la tecnica pittorica dei colori a tempera stesi su una superficie che ha come dimensioni circa 107 per 86 centimetri. Questa superficie era di una tavola in legno che come sappiamo è stato uno dei materiali più utilizzato dai pittori di quell’epoca. Questa Pietà la troviamo oggi collocata presso la Pinacoteca di Brera nella città di Milano.


Vediamo in quest’opera la rappresentazione di un tema sacro molto spesso utilizzato in pittura. Questo tema come ci suggerisce il titolo è quello della Pietà verso il Cristo morto e di alcuni altri personaggi. Vediamo infatti nella scena descritta da Giovanni Bellini su uno sfondo che sembra essere quello di un tipico paesaggio del Veneto di quel periodo mentre il sole sembra tramontare, al centro un Cristo morto che porta ancora tutti i segni del suo grande sacrificio sulla croce. Vediamo il corpo del Cristo con le ferite sul costato e la corona di spine in testa appena dopo essere stato tolto dalla sua croce che viene sorretto sia dalla Madre, la Madonna a sinistra che da San Giovanni sulla destra. Facendo un po’ di attenzione notiamo come il Bellini abbia instaurato una sorta di straordinario e intimo incontro tra il personaggio del Cristo morto e quello della Vergine Maria. Una straordinaria e intensa comunicazione che ci viene espressa dal viso della Madonna e attraverso le mani unite della Madre affranta dal dolore e quella del Figlio esanime. Gli esperti dell’arte ci indicano come in questa Pietà si possa intravedere anche l’influenza del Mantegna, come nei particolari dei panneggi che hanno una certa durezza oppure guardando i riccioli del San Giovanni. Nell’opera vediamo anche una sorta di muretto dove possiamo leggere anche la firma di Giovanni Bellini. Questo muretto dipinto usato come un artificio in alcune opere della pittura fiamminga e ripreso poi anche dal Mantegna serviva a separare simbolicamente lo spazio “finto” aldilà dei tre personaggi raffigurati nella scena da quello reale di tutti noi dall’altro lato che siamo gli osservatori. Ma come affermano alcuni degli esperti d’arte Giovanni Bellini sembra che abbia voluto inserire attraverso l’uso della mano poggiata sul muretto di marmo del Cristo un preciso elemento di unione che serve proprio a avvicinare e quasi a unire questi due spazi. Questo serve forse anche a comunicare un messaggio positivo dell’opera. Il messaggio di una rinascita del Cristo e quindi di un ritorno e di una vicinanza più forte per la fede nell’uomo.


1 commento:

elda ricci ha detto...

ciao kigei
un bellissimo post.
dettagliato, ma soprattutto ben spiegato che ti fa visualizzare periodo, artista e vita dell'epoca.
un abbraccio