martedì 30 settembre 2014

Arte e prospettiva tra storia, tipi per la pittura

Arte e linguaggio: la prospettiva e la sua importanza nella pittura.
Oggi con parole semplici per quanto riguarda l'arte vi parlo di una caratteristica molto importante del linguaggio artistico, qualcosa che viene tenuto in grande considerazione da tutti gli artisti quando creano le loro bellissime opere pittoriche o di architettura. Questa è la prospettiva, la sua storia e i tipi che possiamo trovare.
La prospettiva, la visione prospettica di un opera sono tutti termini che vengono spesso citati da chi frequenta il mondo dell'arte o dagli artisti stessi parlando delle loro opere. Qui sotto l'opera Ultima cena dell'artista italiano Andrea Del Castagno.




Di solito gli esperti e i critici di arte quando ammirano un opera oltre alle personali emozioni che può regalarci con la propria bellezza esteriore cercano sempre anche delle precise risposte, dei dati tecnici che alla fine ci fanno capire il vero valore di cosa si sta guardando. È proprio dallo studio dell'opera e di questi suoi dati che poi alla fine gli esperti (spesso anche sbagliando) ci indicano dall'alto della “loro conoscenza” se un opera può considerarsi un autentico capolavoro dell'arte o magari un volgare ferma carte o peggio. Per poter capire bene un opera dobbiamo conoscere alcuni dati di essa come per esempio i materiali utilizzati, la tecnica per la realizzazione, lo stile, l'anno di realizzazione, il contesto storico etc. Per gli esperti inoltre è fondamentale conoscere quale siano tutte le caratteristiche del linguaggio artistico che è stato usato nell'opera come per esempio le caratteristiche spaziali e quelle dei volumi che la compongono. Ed è proprio con questi ultimi dati qui citati che facciamo entrare in gioco la nostra bella prospettiva che è quindi qualcosa legata allo spazio e al volume in un opera.
Perché la prospettiva è nata per la pittura e quali sono i tipi più utilizzati.
Innanzi tutto diciamo che la tecnica della prospettiva risale a tempi molto antichi. Si arrivò poi nel corso dei secoli a perfezionarla attraverso il lavoro degli artisti che in origine cercavano un modo per migliorare più realisticamente la visione delle loro opere di pittura. Vediamo ora perché è importante la prospettiva nell'arte.




Come possiamo intuire facilmente uno scultore quando realizza una statua a tutto tondo (vediamo un esempio qui sopra con il David), ossia un opera avente le tre dimensioni spaziali e quindi può essere guardata da ogni suo lato non avrà gli stessi problemi nella rappresentazione dei volumi e delle forme di un pittore che invece utilizza un foglio di carta o una tela che sono piatti con due sole dimensioni. Questo perché l’opera di scultura in se stessa presenta già un volume proprio, un volume reale nello spazio tridimensionale che la circonda dato dal materiale stesso usato. Al contrario nelle opere di pittura che ha soltanto due dimensioni spaziali gli artisti possono soltanto darci un illusione, l’impressione visiva e la resa dei volumi e dello spazio in modo indiretto attraverso delle tecniche particolari. Tra queste tecniche quella che diede una svolta davvero importante nella storia dell’arte è stata proprio la tecnica della prospettiva. In pittura e nel disegno artistico l'illusione dei volumi e dello spazio ci viene dato anche dall'uso del chiaroscuro, dai diversi toni di colore che insieme alle caratteristiche della prospettiva ci regalano spesso dei bellissimi dipinti che sono oggi dei veri e propri capolavori molto realistici. Uno dei primi artisti che intuì la grande importanza della prospettiva dopo aver eseguito alcuni studi e precise ricerche, arrivando anche a codificarla in modo scientifico fu il celebre architetto Filippo Brunelleschi un artista italiano che visse tra il secolo Trecento e il Quattrocento e poi da lì fu usata e sviluppata da altri grandi maestri pittori.




Attraverso l’uso della prospettiva ogni artista può costruire e rappresentare una immagine di oggetti tridimensionali su di un piano bidimensionale come un foglio di carta (immagine sopra). Il foglio ha solo la larghezza e l’altezza senza avere la terza dimensione che è quella della profondità spaziale. Questi oggetti verranno rappresentati precisamente tenendo conto anche delle loro modifiche apparenti delle forme e delle dimensioni con l’aumentare della distanza. Infatti ai nostri occhi una palla che sta a un solo metro da noi ci appare più grande nelle dimensioni di una identica palla che sta a venti metri da noi.




Un facile esempio lo vediamo nello schizzo (sopra e sotto) per poter capire meglio come funziona il principio della prospettiva. Questo è quello di immaginare di avere uno schermo trasparente davanti noi e che dall’altra parte abbiamo il nostro oggetto da osservare. Rappresentare questo oggetto in prospettiva significa dire riprodurne la forma così come la vediamo sul nostro schermo trasparente. Per esempio dall'immagine qui sopra se mettiamo un quadrato (quello con le strisce gialle) davanti a noi a qualche metro lo vedremo come una sorta di trapezio sul nostro schermo trasparente. Succede perché i lati del quadrato non vanno paralleli ma tendono a convergere, a restringersi verso un punto lontano che viene chiamato il punto di fuga. Il punto di fuga viene posto su una linea immaginaria che sta alla stessa altezza degli occhi (punto di vista) di chi osserva e viene chiamata linea dell’orizzonte.




In base allo spostamento del nostro punto di vista nello spazio che ci circonda la prospettiva cambia e un qualsiasi oggetto lo vedremo in modo diverso. Per questo motivo abbiamo diversi tipi di visioni in prospettiva che possono essere la prospettiva centrale (sotto), la prospettiva accidentale (sotto), la prospettiva dall’alto, la prospettiva dal basso o la prospettiva aerea. Quest'ultima è stata intuita e sviluppata per primo dal grande genio di Leonardo da Vinci usandola in alcuni suoi straordinari capolavori e utilizzate poi dagli altri artisti nella loro opere di pittura. I grandi maestri dell’arte del passato e del presente tengono in grande considerazione i vari tipi di prospettiva quando devono realizzare e progettare i loro lavori per avere una migliore resa e riuscita delle stesse. Qui sotto scopriamo qualche tipo di prospettiva usata in arte.


La prospettiva centrale in arte.
La prospettiva centrale è quella che si usa quando un oggetto è esattamente di fronte alla persona che lo osserva. Un esempio di questo tipo di prospettiva lo possiamo vedere andando ad ammirare un celebre Affresco raffigurante l'Ultima cena del grande artista rinascimentale Andrea del Castagno, realizzato intorno al 1447 presso il Cenacolo di Sant’Apollinare di Firenze (vediamo un immagine dell’opera all'inizio dell'articolo e qui sotto con immaginarie linee prospettiche).




Durante tutto il Quattrocento e il Rinascimento si fece un grande uso di questa tipo di prospettiva da parte di tanti grandi maestri dell’arte per rappresentare gli oggetti e le distanze spaziali. Essa favorisce un ottima organizzazione simmetrica degli elementi nella scena rafforzando anche il concetto dell’ideale di forma chiusa che era molto importante nell’arte rinascimentale. In quest’opera pittorica vediamo in modo semplice e chiaro come l’artista ha usato la prospettiva centrale, basta prolungare in modo virtuale le linee che sono raffigurate per simulare la profondità dell’opera come quelle delle pareti o quelle che vediamo in basso, per vedere come esse convergono tutte in un unico punto che è collocato su un ipotetico asse verticale.
Per la costruzione di un opera con la prospettiva centrale si deve partire col tracciare la linea d’orizzonte ipotetica come punto di riferimento. Il consiglio è che questa linea non deve essere tracciata in mezzo ma dobbiamo pensare di posizionarla un poco sopra o un poco sotto del centro in modo da rafforzare e dare maggiore risalto a tutto quello che rappresenteremo sotto o sopra di essa. Dopo si stabilisce dove deve essere posizionato il punto di fuga lungo la linea d’orizzonte. Anche in questo caso e per rendere l’opera molto più interessante si consiglia di non posizionare il punto di fuga proprio al centro, cioè nel punto di incontro delle due diagonali del nostro supporto ma leggermente spostato a sinistra o a destra.

La prospettiva accidentale in pittura.
Nella rappresentazione di oggetti con l’uso della prospettiva chiamata accidentale troviamo l’uso di due punti di fuga e non uno come in quella centrale che sono collocati lungo la linea d’orizzonte e che servono a dare dinamicità all’insieme. In questo modo riusciamo a raffigurare degli oggetti visti da una “particolare” angolatura visiva. Sicuramente molti di noi hanno sperimentato questo tipo di prospettiva senza farci magari caso, quando guardavano qualche stupenda opera architettonica che abbiamo nella nostra bella Italia. Sotto vediamo un esempio di visione prospettica accidentale in un opera di Degas.




Al contrario di quella centrale nella prospettiva accidentale il punto di vista di chi guarda diventa angolare, ossia si sposta per vedere lo spigolo dell’oggetto o dell’architettura dandoci maggiore visione e dettagli migliori della forma e delle geometrie di quello che guardiamo. Come detto un bellissimo esempio in pittura della prospettiva accidentale lo troviamo ammirando presso Il Museo D’Orsay di Parigi la straordinaria opera intitolata L’assenzio del grande artista francese Edgar Degas, uno dei grandi pittori impressionisti che lo realizzò tra il 1875 e il 1876 con la tecnica dei colori ad olio su una tela di circa 92 per 68 centimetri. Sotto un clic sull'opera di Degas per ingrandire.




La visione diciamo angolare rende la scena più dinamica e con un carattere anche più aperto ed espressivo perché tutti i lati degli oggetti in essa seguono un orientamento obliquo.
Se proviamo a seguire le linee del quadro notiamo che convergendo vanno a finire verso due punto di fuga che non si trovano all’interno della tela ma si trovano fuori dai margini della tela. Degas usa spesso nelle sue opere impressioniste la prospettiva accidentale perché riesce a esprimere spontaneità e grande immediatezza a tutta la scena.

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