venerdì 8 giugno 2012

Vincent Van Gogh e le origini di una vita breve e folle vissuta per l'arte (seconda parte)


Tutti i colori della miseria di Vincent Van Gogh.

Continuando dall'articolo precedente sulle prime origini di Vincent Van Gogh, dopo che si è rimesso il pittore olandese si innamora di una sua cugina, ma succede esattamente ciò che è accaduto a Londra e cioè viene respinto dalla ragazza per il suo modo di ragionare e di comportarsi alquanto strano. I genitori del pittore non sanno più cosa fare per il figlio e l'affidano a un cugino di nome Mauve, che fa il pittore all'Aja ma Vincent scappa da lui, asserendo che non è altro che un semplice "imbrattatele". Allora si rifugia presso Christine, una prostituta con figli e sta da lei circa due anni, fino a quando il fratello Théo non va a prenderlo convincendolo a lasciare Christine. Inizia per Vincent un periodo di vita abbastanza oziosa, senza la voglia di nulla e per nulla, ma proprio in questo periodo si verificano due episodi molto importanti per la sua futura vita di artista. Infatti per la prima volta Vincent affronta la "tela" come un vero pittore, cimentandosi nei dipinti attraverso l'uso dei colori ad olio. E per la prima e unica volta in tutta la sua esistenza, riceve anche una "ordinazione" per dodici disegni da realizzare a penna. I colori che Vincent adopera con la mano che gli trema per la grande emozione sono grigi "oscuri", privi di gioia. Sono in parole semplici "i colori della miseria", della polvere di carbone che vela i paesi e le figure del Borinage, la regione povera dei minatori. sopra vediamo l'immagine dell'opera i mangiatori di patate del 1885, dove il pittore denuncia la triste condizione umana dei poveri.


La fuga di Van Gogh e la ricerca del sole e la sua luce.

Sembra così che sia iniziata una parentesi felice nella vita del giovane artista Vincent Van Gogh. Purtroppo invece il pittore vivrà una ennesima parentesi pseudo-amorosa, che si concluderà addirittura con il tentato suicidio di Margot, una ragazza non molto bella che voleva addirittura sposarlo, ma che i propri parenti non volevano assolutamente queste nozze. Nella vita del pittore sembra che non ci sia proprio pace. Che avesse avuto ragione la Nonna, con le sue profetiche parole?... Vincent si convince che la sola compagnia di vita d'ora in poi dovrà essere la solitudine e decide di partire per la città di Parigi, dove si è stabilito anche il fratello Théo, era l'anno 1886 e la zona è la caratteristica zona degli artisti di Montmartre. Rosso di capelli e di barba, "Vincent l'olandese" come lo chiamano i conoscenti e gli artisti di Montmartre, affascina chi lo incontra con quegli occhi brillanti ma allo stesso tempo, che mettono paura, non fatica molto a distinguersi tra i tanti. Ora, improvvisamente è stanco dei colori bui della miseria, cerca un evasione nella luce, si è innamorato del sole e della sua luce. Ma nessuno vuole i suoi quadri ed è costretto a vivere della carità del fratello Théo, il quale benché minore di età, lo tratta come fosse un padre comprensivo e indulgente.

Van Gogh e il fuoco dei girasoli.

Vincent, così col solo nome amava firmare i propri quadri è pervenuto alla pittura attraverso una serie di "illuminazioni" folgoranti e non per un processo naturale di approfondimento interiore. Perciò in mezzo a tanti artisti tecnicamente e culturalmente più agguerriti di lui, fa la figura del selvaggio, del “classico” ignorante autodidatta. Ma il fuoco che gli brucia l'anima e il cervello si attacca anche a chi non lo capisce o lo fraintende. E parecchi cominciano a guardarlo con sempre più simpatia. Cercano di dargli anche dei buoni consigli, di aiutarlo a comprendersi affinché il genio artistico che è in lui possa esplodere in tutta la sua potenza. Oltre duecento opere sono il risultato del suo soggiorno a Parigi. Parliamo di opere delle quali, alcune ora sono descritte e considerate come degli straordinari capolavori assoluti dai critici e dagli amanti della bella arte, di quella con l'A maiuscola per intenderci e che raggiungono spesso durante le rare aste, cifre di centinaia di milioni di euro per ogni dipinto ai nostri giorni. Ma nel periodo del soggiorno a Parigi di Vincent, queste opere pesano molto su di lui come altrettanti fallimenti, perché i critici li ignorano e non vi sono neanche acquirenti. Allora preso dallo sconforto Vincent si rifugia dal fratello e inizia a parlare per ore e ore, senza farlo neanche dormire. Il pittore si infuria col fratello, si sfoga e poi magari chiede perdono, questo è Vincent. Tutte queste scene pietose unite al ragionamento alterno del pittore, causeranno a poco a poco delle crepe al rapporto tra i due fratelli. Se solo qualcuno comprerebbe un suo quadro, lui sarebbe felice, ricompenserebbe Théo di tutto quello che ha fatto per lui e magari andrebbe a stare da solo, in un posto tranquillo per poter continuare a dipingere. Mi viene da riflettere soltanto un momento su queste persone molto vicine a Van Gogh, che non hanno avuto il tempo o la voglia di comprare anche un solo dipinto dell'artista per pochi e miseri soldi, magari soltanto per farlo felice. Cosa si sarebbero ritrovati oggi nelle mani gli eredi di queste persone che hanno negato un poco di felicità a Vincent, non comprando una sua opera. Sicuramente oggi avrebbero avuto la fortuna di possedere qualcosa del valore di svariati milioni di euro in casa.

Ma Parigi è avara nei suoi confronti, tranne alcuni artisti che gli vogliono bene, tutto il resto è indifferente al suo talento. Tra i suoi amici vi è un impiegato, che preso dal fuoco e dal furore della pittura, lascia moglie e figli per dedicarsi interamente all'arte. Questo artista era il celebre Paul Gauguin. Il 20 Febbraio del 1888, Vincent rompe gli indugi e parte verso il sud della Francia, seguendo il consiglio di Toulouse-Lautrec un altro grande artista (vedere articolo relativo), il quale aveva detto che l'avvenire della pittura si trovava nel sud. Vincent si accorge che quelle parole sono "vere". Quest'uomo ormai irrimediabilmente minato dalla follia, questo artista che usa i colori come brandelli della propria anima, lanciata alla conquista del segreto ultimo e più profondo della vita, della natura, di Dio, scopre nel Sud simboleggiato dal giallo avvampante dei Girasoli, quel paesaggio che oscuramente aveva cercato da sempre.

I corvi nel petto.

Nella cittadina di Arles, dove Vincent ha fissato la sua dimora viene raggiunto dal compagno Gauguin e qui vive momenti esaltanti e momenti tragici insieme l'amico, con il quale ha in comune solo la passione per la pittura. Il carattere "folle" di Vincent, lo portano come sempre a litigare con le persone che ama e che gli vogliono bene e questo succede anche con Gauguin, che per un tremendo litigio con Vincent, rischia quasi di perdere la vita accoltellato. Dopo come al solito, Vincent chiede perdono in lacrime e per punirsi rivolge il coltello contro se stesso tagliandosi un orecchio. i vicini di casa inorridiscono e lo denunciano alle autorità come "pazzo". Il fratello Théo arriva subito e decise di ricoverarlo nell'Istituto di Saint-Rémy che è un manicomio. In questo Istituto quando la malattia gli permette di dipingere, Vincent continua con la sua arte e la sua pittura. Afferra i pennelli e dipinge con furia di chi sa di avere i giorni contati. Il colore che usa di più è il giallo, il colore dell'amore e del messaggio che lui, vuole gridare al mondo, in modo che tutti gli uomini lo raccolgono e sconfiggono la miseria nera che affligge il mondo. Durante una pausa, in cui Vincent sembrava migliorato, andò a Parigi dal fratello che intanto aveva avuto un figlio al quale aveva dato il suo nome. Il pittore emozionato, chiese se poteva rimanere ed il fratello lo portò da un suo caro amico, il Dottor Gachet, a Auvers-surOise, un uomo generoso ed amante della pittura. E proprio in questa casa, la casa del dottor Gachet si concluderà la tragica e tormentata vita del grande pittore. Un giorno che il dottore non è in casa, Vincent guarda incantato un bellissimo campo di grano, di un bel giallo, il "suo" giallo. Ad un tratto scopre che il paesaggio si riempie di schiere di corvi neri, che svolazzano sul campo. Sembra proprio il quadro che aveva dipinto qualche giorno prima. (Vediamo sotto Campo di grano con i corvi particolare, Luglio 1890).


Quei corvi lo disturbano, guastano l'armonia del paesaggio e pensa di cacciarli. Prende una pistola ed esce, nessuno dei vicini si accorge di niente o lo ferma. Ad un certo momento, alza il braccio e punta l'arma verso il cielo, poi di colpo si arresta. Non è contro il cielo, che deve puntare l'arma. I corvi veri, neri come il peccato, sono dentro di lui proprio lì in mezzo al petto, dove pare che si sia formato un globo di fuoco. E da essi che deve liberare la campagna, il mondo... è un attimo, una folgorazione. Ora Vincent sorride. Ha capito dove sta il male, finalmente. Abbassa il braccio, punta l'arma verso il suo petto e spara...Il colpo improvviso rintrona il campo, i corvi neri realmente scappano. Adesso Vincent vede solo i suoi girasoli, il suo campo di grano ed il suo amato giallo. Quando arriva il fratello Théo, trova il dottore disperato, che gli dice che una speranza di vita c'è ma è Vincent che non ha più voglia di vivere, e dopo aver detto al fratello con voce rassegnata che la miseria del mondo non si può mai sconfiggere, Vincent muore. La storia della sua vita, di quelle due anime che la Nonna paterna aveva predetto avere in corpo, finisce così alla giovane età di 37 anni. È il 29 Luglio del 1890. Intanto a Parigi, la voce del giovane poeta Albert Aurier, annunciava in un articolo, che "il rosso olandese" era un grande pittore..."il folle dei girasoli" era l'iniziatore di una forma d'arte nuova, destinata a imporsi nel futuro. Le opere di Vincent Van Gogh che in alcune aste vengono battute a suon di centinaia e centinaia di milioni di euro, ne sono un esempio...

1 commento:

Ersilio Teifreto ha detto...


http://www.lastampa.it/2016/01/23/torinosette/primapagina/il-si-pu-entrare-nella-cameretta-di-van-gogh-qpPNsTpHSw7HJFjmd371SO/pagina.html

A Torino nel centro Italiano per le camerette si può entrare fisicamente nella "Camera di Vincent Van Gogh a Arles " l'opera del celebre quadro è stata ricostruita dagli artisti del Consorzio San Luca di Torino rispettando misure proporzioni e colori. l'evento di Torino presso Max Camerette è stato preparato e messo in atto dal Professore Mauro Pecchenino Docente di comunicazione d'Impresa integrata, inviamo copia articolo sulla Stampa.

Poiché il fine della stanza è di essere vissuta direttamente dalle persone, nell’ottica di rendere fruibile quest’opera è quindi nata una sintonia tra il Consorzio San Luca e Max Camerette.

Un commento del Direttore del Museum di Amsterdam saputo della mostra nel centro Max Camerette:

L’atmosfera della stanza risulta dunque familiare, domestica, accogliente, anche grazie all’uso del colore azzurro.
cordiali saluti dal Team di Max Camerette
Ersilio Teifreto 327/7361000 www.maxcamerette.it Camera Van Gogh




A Torino nel centro Italiano per le camerette si può entrare fisicamente nella "Camera di Vincent Van Gogh a Arles " l'opera del celebre quadro è stata ricostruita dagli artisti del Consorzio San Luca di Torino rispettando misure proporzioni e colori. l'evento di Torino presso Max Camerette è stato preparato e messo in atto dal Professore Mauro Pecchenino Docente di comunicazione d'Impresa integrata

Poiché il fine della stanza è di essere vissuta direttamente dalle persone, nell’ottica di rendere fruibile quest’opera è quindi nata una sintonia tra il Consorzio San Luca e Max Camerette.

Un commento del Direttore del Museum di Amsterdam saputo della mostra nel centro Max Camerette:

L’atmosfera della stanza risulta dunque familiare, domestica, accogliente, anche grazie all’uso del colore azzurro.
cordiali saluti dal Team di Max Camerette
Ersilio Teifreto 327/7361000 www.maxcamerette.it Camera Van Gogh